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Baronissi: al FRaC, doppia mostra di Vittorio Manno, Angelo Rizzelli “Grafica di sette dolori”

Inserito da on 18 giugno 2019 – 05:19No Comment

Sabato 22 giugno alle ore 18:30, apre al pubblico la doppia mostra personale di VITTORIO MANNO e ANGELO RIZZELLI, protagonisti dell’esperienza della Grafica di via sette dolori di Matera. È un’esposizione, così come è stato per la personale dedicata a Giovanni dell’Acqua, in omaggio alla città di Matera, Capitale Europea della Cultura 2019, porgendo l’attenzione ai suoi principali interpreti dell’arte contemporanea, protagonisti per decenni di una battaglia culturale. La mostra curata dal direttore Massimo Bignardi in collaborazione con Fabrizio Perrone, propone una selezione di cinquanta opere, documentando le scelte compositive e tecniche che caratterizzano le esperienze, degli ultimi due decenni, dei due artisti materani.

«Riprendiamo il lavoro – osserva il Sindaco Gianfranco Valiante – dopo una brevissima sosta che ci ha dato la possibilità di guardare al futuro con grande determinazione e lungimiranza. Il Museo-FRaC torna a puntare, così come avevamo programmato nell’autunno dello scorso anno, la sua attenzione sulla realtà artistica di Matera, per noi oggi un punto di riferimento e di rinascita dell’intero Mezzogiorno. Porre un focus sul lavoro che Vittorio Manno e Angelo Rizzelli hanno svolto dalla metà degli anni settanta, con la volontà di tessere un dialogo con il resto della nazione e dell’Europa, è per noi motivo di vanto ma anche l’occasione per riflettere sul vasto patrimonio della contemporaneità. Lavoro che il nostro Museo da anni persegue, con le iniziative che l’Amministrazione sostiene».

«L’aspetto che maggiormente colpisce della loro esperienza – scrive Massimo Bignardi nel testo introduttivo al catalogo pubblicato da Gutenberg Edizioni –, soffermandosi su quanto hanno svolto come fondatori e come operatori all’interno del laboratorio situato sulla via Sette Dolori, la scalinata che dalla parte alta della città conduce al Sasso Barisano, è l’attività che hanno messo in campo rivolgendo la città al confronto con quanto, contestualmente accadeva e accade in Italia nell’ambito della grafica d’arte. La loro costante rinuncia a un verbo asseverativo, in virtù di continue aperture, di confronti è la misura, sul piano etico, di un profilo di ‘intellettuale’ organico al proprio territorio e, direi all’intera area meridionale. Questo è un aspetto importante in una realtà, come quella odierna dell’arte, ove l’affermazione autoreferenziale, celebrativa e ad appannaggio di uno status symbol, ha finito per affidare, lo sottolinea Mario Perniola in uno dei suoi ultimi arguti saggi, gli artisti, le loro carriere a “fattori puramente mercantili o di campagne mediatiche”. Tutto ciò è lontano dallo specchio ‘partecipativo’ sul quale i due artisti, di origine salentina ma da quasi mezzo secolo materani, insistono: partecipazione intesa come cultura del ‘comune’, della multitudo che in arte, soprattutto, equivale ad un tentativo di agire sulla vita dal di dentro di essa, scriveva Negri, “per costruire un senso”. Se volgiano l’attenzione verso tale prospettiva, possiamo comprendere il contributo che i due artisti e il laboratorio di via Sette Dolori, hanno dato alla rinascita ed affermazione di Matera sulla scena dell’interesse nazionale e internazionale e che oggi la vede Capitale Europea della Cultura».

Con questa mostra, scrive Fabrizio Perrone, si «vuole rimarcare quanto l’originalità dell’operazione culturale condotta dall’Associazione Grafica di via sette dolori, si possa ascrivere alla necessità di avere in città un luogo d’incontro dove l’incisione diventa un buon alibi ma senz’altro risponde alla necessità più corpulenta di dedicarsi alla cultura, la stessa che parte dal proprio territorio e ha la pretesa di irradiarsi nella nazione, in Europa ed oltre. Mai come in quest’anno, in cui Matera vive il titolo di Capitale Europea della Cultura, possiamo a buon motivo pensare che questo processo pone la sua nascita in tempi remoti, quando Matera, segnata dal passaggio di Pasolini e di altre figure imponenti, guardava all’Italia come territorio d’azione per diffondere la propria cultura, fatta se si vuole anche di semplicità, ma che ha senz’altro segnato la storia d’Italia e che oggi oltre alle manifestazioni istituzionali continua nella propria silente vocazione. Immagine, questa del silenzio, che penso abbia accompagnato anche la storia della Associazione Grafica di via sette dolori, che in silenzio è nata e nel silenzio lavora tutt’oggi. Scriveva, nel 1980, Giulia Napoleone: “in ogni stampa si leggeva un tentativo di analisi che consentiva all’esercizio di diventare espressione”».

 

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