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Salerno: VI ediz. Festival di Musica da Camera Santa Apollonia, inaugurazione con legni del “Martucci”

Inserito da on 31 maggio 2019 – 05:42No Comment

Serata inaugurale, sabato 1 giugno, alle ore 20 (ingresso libero) per la VI edizione del Festival di Musica da Camera Santa Apollonia, un evento istituzionalizzato del Conservatorio Statale di Musica “G.Martucci”, che anima il centro storico, ospite della Bottega San Lazzaro di Chiara Natella. Francesca Taviani, ideatrice dell’ evento, supportata dall’intero corpo docente del dipartimento di musica d’insieme, ha inteso affidarsi ai legni, per l’apertura del cartellone. Riflettori accesi sulla formazione di flauti composta da Angelo Capo, Gloria Falcone e Tommaso Casolaro, i quali principieranno la loro performance con due opere allegre e umoristiche. La prima sarà Musica Vespertina opus 59 n°2 di Hans Gunther Allers  un’ opera che ad eccezione del terzo brano il sommesso e contemplativo Wintertraum, si può ascrivere al genere di musica leggera e spumeggiante. Ad esempio, il gioioso pezzo “Ludus Jucundus”o  la successiva “parodia alla marcia ” sono di carattere leggermente sarcastico-burlesque, mentre “Clownerie” può essere giocata in modo spiritoso, vivace e accentuato, l’ ‘Intermezzo’ rimane un pezzo vivace, dalla particolare atmosfera creata da una moltitudine di timbri con il “Capriccio piccolo”, che è assimilabile ad un “puzzle”, i cui motivi principali potrebbero essere collegati tra loro in qualsiasi altro ordine. Di Jacques Castérède ascolteremo, quindi,  Flutes en vacances, scritto nel 1962 per tre o quattro flauti.Il brano presenta quattro sezioni, ognuna delle quali esprime uno stato d’animo diverso: Flûtes Pastorales è abbastanza calmo con alcuni punti salienti culminanti e coinvolgenti, Flûtes Joyeuses è molto gioioso ed è caratterizzato da una piccola danza nel mezzo, Flûtes rêveuses suona senza tempo ed è ispirato ad uno dei temi dei  ‘Dodici studi’ dell’autore, mentre e Flûtes Légères ha una melodia veloce e fresca e comunicativa. Il trio di flauti passerà il testimone ad un Quartetto di Clarinetti, formato da Nicola Fusco, Gerardo De Rosa, Leonardo Quglia e Gianguido Gaeta al clarinetto basso. La formazione proporrà Scherzetto Pavana e Gopak di Gordon Jacob. Jacob amava evocare l’era barocca nella sua musica, in particolare quella per il clarinetto dal momento che lo strumento è arrivato così tardi nell’era musicale e che i suoi grandi maestri hanno scritto poco per lo strumento. I clarinetti eseguiranno quindi una gemma della loro letteratura, il Quatuor di Pierre Max Dubois, datato 1964. Una pagina costruita essenzialmente con molta attenzione alla varietà del suono, alle opposizioni e alle combinazioni di densità sonore per esprimere un pensiero musicale chiaro e comunicativo. Finale con la Serenade n°11 K375 di Wolfgang Amadeus Mozart dove incontreremo Mattia Esposito e Pietro Avallone all’oboe, Gianguido Gaeta e Nicola Fusco al clarinetto, Alfonso Pisacane e Marzia Naclerio al corno, Gaetano Varriale e Mirko Santoro al fagotto. Rispetto al carattere tradizionale di questo genere di composizioni, la Serenata K 375 presenta novità di rilievo. È vero che l’attacco dell’Allegro maestoso, con la sua sonorità pomposa, rientra in pieno nella tradizione; ma ciò che arriva subito dopo rivela invece accenti molto personali: prima che venga raggiunta la tonalità della dominante, una digressione inattesa, in modo minore, devia il discorso verso un registro patetico, carico di accentuate implicazioni affettive. Si tratta dell’inclinazione mozartiana, ben nota, per lo slancio passionale, per la fantasticheria romantica: quella che il padre Leopold – uomo d’altri tempi – osservava preoccupato nel figlio, considerandola il suo «lato oscuro». Tutto il movimento, del resto, trascorre nell’alternanza tra lo stile svagato della serenata e inflessioni più serie. L’episodio patetico compare nuovamente al termine dello sviluppo, ma è tralasciato nella ripresa, dove al suo posto interviene un nuovo tema del corno, questo sì nel puro stile della serenata settecentesca. Un’identica alternanza espressiva si ritrova nel primo dei due Minuetti. Qui infatti alla sonorità piacevole, al carattere disteso e aggraziato del Minuetto si contrappone l’enfasi espressiva del Trio, nel quale il modo minore, gli sforzati ravvicinati, le contrapposizioni foniche e dinamiche richiamano l’altro lato della personalità mozartiana. Ancora diverso è l’atteggiamento espressivo dell’Adagio: un lirismo contenuto e profondo, che si manifesta nel fluire intenso della melodia, nella quale si avverte una sensibilità già romantica. Il secondo Minuetto mostra un Mozart dall’atteggiamento scanzonato, quasi provocatorio: temi dal ritmo ben scandito, movenze da danza rustica più che di corte, inflessioni bizzarre (tra l’altro, un curioso rallentando nella seconda parte del Minuetto). Il Finale (Allegro) si mantiene nel più perfetto spirito della serenata tradizionale. Un tema popolaresco, dal brio incontenibile, funge da ritornello ed è condotto attraverso le chiare architetture del rondò.

 

 

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