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Anniversario nascita San Pio, Gruppi di Preghiera ricordano il Fondatore

Inserito da on 24 maggio 2019 – 00:00No Comment

Padre Giuliano Di Renzo

I Gruppi di Preghiera e i devoti di San Pio da Pietrelcina ricordano il 25 maggio con particolare devozione in quanto è la data della sua nascita. Inoltre si va verso la chiusura del mese di maggio che sin da bambini siamo stati abituati a vivere con particolari effusioni di tenerezza alla Mamma di Gesù e a sentirLa nostra propria mamma. Ella non limita ma esalta il nostro amore verso la nostra mamma.

Lei ci ha donato Gesù. Lei ferma nella sua fede preparò Gesù alla vita, nel raccoglimento della sua casa di Nazareth silenziosa e invisibile Lo seguì nel suo errare sulle strade degli uomini in cerca di noi pecorelle smarrite e facendoci sapere che il Regno di Dio era a noi aperto invitava al pentimento dei propri peccati e convertirsi al Signore. Lei corse trepidante sotto la croce del suo adorato figlio e Dio Gesù mentre veniva fatto morire tra atroci tormenti. Per riportare tutti noi alla Vita distruggendo la Morte Gesù si era esposto alla tristizia della malvagità degli uomini incitati dallo spirito del Male.

Tornerà Egli alla vita e farà della sua Resurrezione la nostra resurrezione.

Associata a Gesù Redentore – Alma Socia Christi -.Madre e Sposa sua casta, la Vergine ci ha rigenerati con Lui alla Vita ed è perciò pure nostra Madre.

“Stabat! Stava sotto la croce sua Madre” (Gv 19,25), un fuoco di dolorosa tenerezza riscaldava illuminava l’atroce, fredda, fosca e atroce scena dell’umanità che torturava con sevizie di più ferocia il morire di Gesù consumato e sfinito da infinito patire.

Mentre l’irrisione e l’esultanza dei suoi odiatori accompagnavano il mansueto suo innocente morire fatto di perdono la Santissima Vergine Maria moriva con Lui.

E’, l’infinito mondo di quell’immane tragedia, tutto racchiuso in quello stacco solitario della parola Stabat, troppo superiore al nostro sentire perché lo si possa noi dire. A Gesù che negarono persino un sorso d’acqua per lenire alquanto la terribile sete, furono sollievo e angosciosa carezza le lagrime dalla sua Mamma. Abbracciata con Lui alla stessa croce (cfr Jacopone da Todi.Il Pianto della Madonna) consumava se stessa nell’offerta con Lui del medesimo sacrificio.

La stessa fede che aveva fatto scendere il Verbo di Dio in Lei e formato fisicamente Gesù la teneva salda sotto la croce carezza di madre al suo Dio e figlio morente.

E tu, Madre, che gli angeli vedesti / là sul Golgota piangerti accanto”. L’Ora di Gesù era pure l’Ora di Maria. L’Ora che alle nozze di Cana non era ancora giunta è l’Ora della Donna, l’Ora della Mamma che gli aveva permesso di entrare nel terribile mondo degli uomini e con l’offerta di sé col Figlio fare dell’orripilante vecchia umanità l’umanità nuova risuscitata dall’amore.

La fede della Mamma non tentenna sotto l’uragano dei nostri peccati che si abbatteva sulla sua anima.

E tu Madre che gli angeli vedesti / là sul Golgota piangerti accanto”, così pregava la penitente nostra antica devota umile gente non ammaliziata dall’ignoranza e spirituale della mente e durezza di cuore di noi moderni. A darle conforto nell’opera immane che Gesù compiva della nostra redenzione trovò accanto a sé la generata nuova umanità rappresentata da Giovanni e dalle donne fedeli.

I nostri peccati avevano fatto di Gesù dal capo ai piedi, nel corpo e nell’anima una piaga sanguinante. “A planta pedis usque ad verticem capitis non est in eo sanitas (Is 1,6).

Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,33-37). Male fanno coloro che interpretando questo grido come di disperazione. Era invece grido di preghiera di quell’innocente, innocente dell’innocenza di Dio che nella sua umanità assunta faceva in riparazione per noi l’estrema esperienza della dannazione che l’abbandono del peccatore da parte di Dio. Fu la sua discesa all’inferno.

L’inferno che molti pretendono non esistere, mentre sofferenze, precarietà, malattie, dolori, ansietà, lotte, divisioni dicono l’inquietudine del cuore e che non è vita quella di quaggiù. La tristezza del tutto scorre e noi con esso è il singhiozzo a tutti segreto. Tutto scorre, tutto se ne va. “Panta rhei (Eraclito). Sunt lacrimae rerum et mentem mortalia tangunt” (Virgilio. Eneide I, 462). La poesia, epica, lirica o elegiaca di tutti i popoli, in ogni tempo è mesta nostalgia dell’anima, pianto delle cose.

A noi ancora quaggiù in cammino sfugge la percezione psicologica della tremenda realtà dell’inferno, il danno dei peccatori impenitenti che hanno perduto Dio per sempre.

Ogni giorno con i nostri peccati, orgogli piccoli e grandi, facciamo della nostra anima ricettacolo di frustrazioni e angosce che nessun trattamento psicoterapeutico riesce mai pienamente a guarire.

Dio mio, Dio mio perché mi hai abbandonato?” (Mc 15,33-37) Gesù e la Madonna stettero fermi nel momento a tutti oscuro del dolore certi della bontà di Dio, della giustezza delle scelte di Lui. A differenza dai nostri progenitori e da noi, nessuna diffidenza verso il Signore il Male e il mondo riuscirono a insinuare nel cuore purissimo della Vergine.

La Mamma di Gesù stette sotto la croce immota nel dolore, così come Gesù rimase fermo nella volotà del Padre presentatasi a Lui nella croce, fermo contro la tentazione dello spirito del Male. “Se sei Figlio di Dio scendi dalla croce e ti crederemo. Ha salvato gli altri non può salvare se stesso. E’ il Re d’Israele, cioè non un semplice re al modo umano, l’Unto del Signore, il David divino, il Figlio dell’Uomo del profeta Daniele, scenda dalla croce” (Mt 39,44; Mc 15,29-32). Tentazione tremenda perché oltretutto chiedeva l’umanamente ovvio e ragionevole. La tentazione infatti non appare quasi mai come irragionevole, mentre lo è la fede con la sua oscurità alla ragione. Ma è l’oscurità dell’amore che si abbandona ed è in ciò la luce che sconvolge la ragione. L’accettazione della fede per amore trasforma in luce l’oscurità. L’incomprensibile alla mente che discute diventa comprensibile al cuore che ama.

E’ l’esperienza dei grandi sofferenti santi e dei santi che abbiamo conosciuti, come San Pio, Luigina, la venerata signora Luisa e gli altri fiori dalla profonda esperienza cristiana, dal loro essere in Cristo, tralci della vita che è Gesù, quali San Francesco d’Assisi, le Sante Caterina da Siena, Gemma Galgani, Teresa di Gesù Bambino, Faustina Kowalska, Madre Speranza che prendono parte alla Passione di Gesù e spargono segretamente la linfa della vita per far  prolungare l’esistenza al mondo sempre pencolante sull’abisso.

Nella visione del Papa Innocenzo III sarà lo sconosciuto San Francesco, fratello minore di tutte le creature, degli uccelli, del sole, dell’acqua e delle stelle, del fuoco e persino della morte corporale, detta con confidente semplicità sorella perché sarà essa a introdurci alla vita del cielo. Sono i santi che sconosciuti al mondo sostengono in ogni tempo sulle loro lacere spalle la Chiesa scossa dai terremoti del Male, sono essi la speranza per questo mondo scarrupato e incattivito.

Sono questi nostri fratelli santi gli angeli che unendosi ogni giorno alla croce di Gesù con Maria offrono se stessi a Dio con Essi, in riscatto per tutti noi, che siamo incapaci di comprende il mistero dell’amore e di sollevarci oltre il fumoso nostro umano orizzonte. Essi sono stati fermi sulla croce che il Signore loro offriva, il calice amaro della redenzione da bere con Gesù a conforti di Lui e dono efficace per noi. La fede che è amore e diventa luce.

Facciamo della Vergine l’anello nuziale che ci unisce a Cristo, facciamo di Lei la porta che apre le ferite del costato di Cristo alla sete delle anime nostre affrante e la vita ha deluse. Teniamoci quali bimbi felici stretti a Lei come nei mesi di maggio di perenne nostra felice infanzia, stretti a Lei, il Segreto dello Spirito Santo per più sicura per la nostra santificazione e salvezza (San Luigi Maria Grignon de Montfort), e non temiamo le tempeste.

Le tempeste sono necessarie perché nella cura amorevole del Buon Pastore i cataclismi che scuotono la Chiesa, il mondo, l’anima e paiono fermare i nostri passi, rendere tortuoso il sentiero verso la vita, sempre più impervie le vie, oscurano e quasi distruggono in noi la fede e la speranza e con esse la carità apparirà poi, al momento opportuno, aver a noi favoriti la corsa verso la terra promessa del cielo.

Tutto l’anno deve essere mese di maggio”.

Come Gesù sulla croce anche la Madonna ci fa dono del suo amore nel chiedere a noi un sorso del nostro amore: Ho sete. Sempre Gesù, come già alla Samaritana, dice: “Dammi da bere… Come tu chiedi da bere a me che sono donna samaritana – donna e straniera! –  Eh, ma se tu conoscessi Chi è che ti dice dammi da bere tu stessa gliene avresti chiesto e Lui ti avrebbe dato acqua viva” (Gv 4,10). Dio infatti è Amore, l’eterna beatitudine e la pienezza della vita che è l’Amore, la Pace che al cuore solo Gesù può dare. “Se uno mi ama osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e prenderemo dimora presso di lui” (Gv 15,23).

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