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La supplica di Pompei

Inserito da on 8 maggio 2019 – 00:00Un commento

di Rita Occidente Lupo

La recita della corona, pratica noiosa. Devozionalistica.  Fuori tempo. Monotona tiritera, nemica della concentrazione. Reiterata formula, che sgrana madreperla o plastica, lasciando spazio alla matta di casa, la fantasia, di scorrazzare nei pensieri più vaghi. Così la pensano tanti che, dinanzi alla preghiera mariana per antonomasia, insegnata dalla stessa Vergine, ai piedi dei Pirenei all’umile Bernardette. E che nel ricomparire a tre pastorelli, a Fatima, in pieno primo conflitto mondiale, rafforzò. Come occasione per impetrare grazie. Per ricevere favori celesti. Per scongiurare pericoli e calamità. Per impetrare benessere e pace. Di qui, per dirla con Bartolo Longo, “catena dolce che ci rannodi a Dio”. Manca il tempo alla nostra giornata, da dedicare a tale pia pratica di culto.  Deficita la capacità di raccoglimento. La voglia di pregare. Oggi, il nostro tempo, fa sempre più a meno dell’orazione. Non ne avverte l’esigenza. Tranne dinanzi ai pericoli. Allora scatta il panico, che afferra il soprannaturale, fino a pochi istanti prima, accantonato. Poco inserito nella propria dimensione vitale. Una preghiera, sillabata dall’insicurezza interiore. Dalla consapevolezza dei propri limiti, dinanzi all’ imprevisto. Però ci sono delle occasioni e dei luoghi, in cui sembra che il cielo si tocchi con la terra. Ed in cui sgorga spontanea, anche a capo chino o nel proprio cuore, la preghiera con le parole che ognuno usa secondo la circostanza. Secondo la sua capacità di credere e di rapportarsi al soprannaturale. Pompei, con la supplica ben due volte all’anno, la prima domenica di Ottobre e l’8 maggio, polarizza l’attenzione sul culto mariano. Giammai oscurato in tale Valle. In un tempio in cui la carità ha realizzato opere di solidarietà per gli ultimi: dai carcerati, a quelle che un tempo erano le orfanelle. In un luogo sfigurato dall’eruzione vesuviana, rimandata dagli scavi archeologici. Proprio in tale città, ammantata di misticismo senza tramonto, il culto alla Regina degli angeli. Ed i pellegrinaggi. I sacrifici di tanti, che ancora a piedi, in segno penitenziale, raggiungono la Basilica. Tutti con un fardello in cuore. Una pena da deporre ai piedi dell’altare. Una  grazia da implorare. Tra lacrime di commozione e ringraziamento. Ancora viva la pietà popolare, che a Pompei tasta il cuore della religiosità. In comunione spirituale col Santo Padre, da Pompei, ancora unanime la supplica coram populi, per le esigenze dell’umanità.

Un commento »

  • Articolo impeccabile e ben strutturato, cara direttrice N.D Rita Occidente Lupo.
    Mia madre era devotissima della Madonna di Pompei, forse lo ara ancora di più di sua sorella Suora addetta al tesoro della basilica di Pompei. Oh! A quanti rosari mi faceva rispondere mia madre, e quante chiese mi faceva visitare insieme a lei! Se si passava davanti a tante chiese era di obbligo entrare ad ognuna di essa per spendervi alcuni minuti di preghiere, se poi in qualcuna delle chiese si stava svolgendo una santa messa, allora era di obbligo attendere fino a quando il prete pronunciava: andate in pace, la messa è finita.
    L’otto maggio, ed anche alla prima domenica di ottobre, si prendeva il tram al teatro verdi per raggiungere Pompei, in seguito fu eliminato il tram e si prendeva la filovia fino a Pagani da dove si continuava il viaggio con il tram che resisteva ancora ai cambiamenti dei tempi.. Ci si recava subito in chiesa per ascoltare la santa messa e per recitare il Rosario di sette poste. Dopo di ché si andava ad abbracciare Suor Maria Stornaiuolo, sorella di mia madre. Ma siccome la zia suore era infinitamente indaffarata , potevamo stare con lei solo pochi minuti, poi si tornava da lei verso le 14 quando l’afflusso di fedeli era meno numeroso.. e la suora aveva più tempo per darci soddisfazione. Erano tempi bellissimi e densi di fede, senza escludere la felicità che si provava., anche perché ci si era confessati e comunicati. Insomma, era una gioia collettiva infinita.
    In quanto ai pellegrinaggi, era usanza che già dalla sera del sette Maggio transitavano dalla strada nazionale centinaia e centinaia di pellegrini , provenienti anche da paesi lontani del Cilento per recarsi a piedi a Piedi per giungere l’indomani mattina presso la Madonna del Rosario a Pompei. La devozione era toccante e i fedeli cantavano le nenie religiose lungo il lontano tragitto,
    alla cui meta si arrivava sfiniti e barcollanti per la immane fatica.
    Anch’io , da ragazzo ho fatto tale tragitto a piedi da Pastena fino a Pompei per chiedere una grazia alla madonna, ero ai primi albori di gioventù e chiedevo una grazia, d’amore. Ero innamorato di una ragazza che , alla fine, non conquisi.
    Mia madre morì il 7 maggio del ‘72 ma guarda la coincidenza o miracolo che sia, mentre spegneva il suo ultimo respiro accanto a noi e accanto alla mia sorellastra Suor Roberta Sarratonio che era venuta da Prato ricevemmo dal postino una lettera che conteneva appunto un’immagine della Madonna di Pompei , immagine che mettemmo subito sul corpo di mia madre che , per l’intera vita era stata devota della madonna del Rosario .
    Chiedo scusa per la lungaggine, ma per me era necessario scaricarmi, anche perché oggi fanno 29 dalla dipartita di mia madre.
    Cordialità

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