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Montoro: “La bella compagnia” di Castel San Giorgio in scena con Scarpetta

Inserito da on 3 maggio 2019 – 04:56No Comment

Anna Maria Noia

Nella cornice del centro sociale “Salvatore Carratù”, Montoro, alle 20 di domani (sabato) 4 maggio l’ensemble teatrale amatoriale “La bella compagnia” (Castel S. Giorgio) porta in scena l’ennesimo, divertente copione di Eduardo Scarpetta (tra altre pièce di svariati autori, performate dal 2005 ai giorni nostri). Si tratta di “Felice, maestro di calligrafia” – noto anche con il titolo di “Lu curaggio de nu pompiere napulitano”. Una tre atti esilarante, presentata nell’ambito della XXIII edizione della rassegna/festival regionale del teatro (appunto) amatoriale “Città di Montoro” – da febbraio a maggio 2019. “La bella compagnia”, i cui referenti sono Matteo Della Corte, Roberto Iannone e Teresa Rescigno – assieme a tanti altri – si impegna da anni, anche dal punto di vista sociale, per offrire a un uditorio sempre più vasto spettacoli di qualità nel nome e per conto della comicità (ma non solo). Così facendo, consente ai nuclei familiari degli appassionati dell’arte scenica di scordare – per qualche ora, trascorsa in allegria – i problemi e le ansie del quotidiano. L’anno scorso, riguardo il (ricco) repertorio dell’ensemble, gli attori sangiorgesi recitarono in un copione poco rappresentato: “Il processo Fiaschella” – sempre a cura di Scarpetta. Tanti i momenti salienti del plot – tra risate e occasioni di improvvisazione. Per quanto concerne questa nuova messa in scena, ecco per la cronaca i personaggi e gli interpreti di “Felice, maestro di calligrafia” – ovviamente stiamo parlando di Felice Sciosciammocca, celebre figura scarpettiana: Andrea “Barone” (il “barone” Andrea), ex ciabattino (Matteo Della Corte); sua moglie Ceccia – madre di Virginia (la prima è interpretata da Anna Adinolfi, la seconda da Giulia Sellitto); la marchesa Zoccola (Rosanna Pagano); il marchesino Alberto – figlio della donna (Guido Adamo); il duca “Famme sta ‘cca”, alias Ferdinando Cuomo; il pompiere Michele (nei cui panni è Franco Trezza); la sorella del pompiere, Rosina (Teresa Rescigno); Achille – il maggiordomo (agito da Guido Adamo, già nei panni di Alberto); ancora: il cameriere Carluccio (Emanuele Coppola); Nannina (Rosa Cavaliere); Felice Sciosciammocca (ovvero: Vincenzo Mazzariello); infine Pulcinella/Roberto Iannone. Regia a cura di Iannone, aiuto regista: Della Corte. La trama è molto intricata, densa di gag e colpi di scena. Si narra di un umile “ex” ciabattino (o solachianello) e/o portiere – Andrea – che, per un colpo di fortuna, diviene ricco ed agiato. Con il denaro ereditato, il ciabattino vanta e ostenta una nobiltà che – in realtà – non “dimostra” o detiene realmente: vuol apparire ciò che non è. Anche il suo lessico (sembra), partenopeo verace infarcito di anglismi e termini slang oltremanica, lo connota simpaticamente come napoletano schietto. E, da vero “nobile”, si vergogna dei familiari “plebei” della seconda moglie Ceccia: il pompiere Michele e Rosina la stiratrice. Per di più, impedisce alla figliastra Virginia di ricambiare i sentimenti del “povero”, modesto Felice – maestro di calligrafia (appare nel secondo atto, stando al copione originario). Perché la ha promessa in matrimonio al figlio della marchesa Zoccola – Alberto. Di nobile lignaggio. Sarà l’evolversi degli avvenimenti a fargli cambiare idea. Grazie al valore di Michele, in visita alla sorella Ceccia, che doma – prontamente, coraggiosamente – un incendio. Di lì, tutta una serie di situazioni e occasioni. A coronare lo show, la presenza della servitù di Andrea il “barone”: su tutti, emerge la personalità di Pulcinella – simpatico e beffardo, malizioso “figlio di ‘ndrocchia”. Irriverente, infingardo, furbo e linguacciuto, come vuole la Commedia dell’Arte. A Pulcinella (dai probabili etimi etnografici: Paul Cinelli; Puccio D’Aniello; Oddone di Pollicéno; pulcino) si affiancano il maggiordomo Achille, Carluccio, Nannina. Gli “artisti” (per diletto) de “La bella compagnia” attendono un folto e numeroso pubblico (si spera), allo scopo di godersi una visione sicuramente gradevole e ben rappresentata. A teatro, si sa, tutto è finzione ma nulla è – davvero – falso: forse nella vita, osservava il grande drammaturgo e scrittore Luigi Pirandello, si incontrano più maschere che volti. In teatro – invece – è l’esatto contrario.

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