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La rabbia dei migranti: “Voi italiani siete razzisti, non torneremo più!”

Inserito da on 29 aprile 2019 – 10:09No Comment

 Giuseppe Lembo

Caro Amico africano, contieni la tua rabbia e non accusare l’ITALIA di razzismo! Non lo siamo assolutamente per Cultura, per Valori d’Insieme e per UMANITÀ, con le radici italiane nel Mondo dell’ESSERE IN DIVENIRE, che permette una saggia conoscenza di se stessi, un’importante ed utile risorsa per l’insieme del Mondo, di grande utilità, per meglio conoscere gli ALTRI nella crescente dimensione globale dell’UMANITÀ in cammino abbandonando le Terre dei Padri sempre più difficili da vivere, come per il vostro Mondo di negritudine africana che deve con saggezza camminare insieme agli altri del Mondo, cercando non solo la sopravvivenza, spesso condita di disumanità, ma una saggia integrazione per un insieme di UMANITÀ NUOVA capace di affrontare e di vincere le grandi sfide del Futuro, in un tempo nuovo dove le diversità della Terra, sono un’importante risorsa per vincere le negatività del Mondo, ridando all’UOMO della Terra, senza differenza di razza e/o di colore della pelle, quell’UMANITÀ che non ha, in quanto cancellata da tutti NOI, tristemente vittime di un sempre più diffuso mondo antropologicamente negativo ed ammalato di disumanità.

Caro migrante, fermati a riflettere sul tuo nuovo mondo lontano dalla sacra Terra d’Africa! Non farti prendere dalla rabbia per il fare di un’accoglienza non sempre AMICA!

Cerca di conoscere e di capire il più possibile l’UMANITÀ che non Ti sembra Amica, se non addirittura razzista ed ostile al Tuo Mondo. Con saggia serenità cerca umanamente gli ALTRI, proponendoti di conoscerne la loro UMANITÀ, con percorsi di CIVILTÀ DI INSIEME che possono tornare ad essere parte di un nuovo umano, assolutamente necessario al Futuro del Mondo, con un nuovo di UMANITÀ allargata agli altri del Mondo, capace di vivere saggiamente insieme ed in cammino verso il Nuovo del Mondo che, volendosi bene, cerca la PACE, risorsa di FUTURO per l’UOMO di un tempo disumano che, e sempre più, si rifiuta di camminare insieme agli ALTRI DEL MONDO.

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