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Proverbi Africani: la correzione individuale o collettiva

Inserito da on 22 aprile 2019 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

Durante l’educazione e la formazione delle persone, queste hanno bisogno di essere raddrizzate, di essere riportate sulla buona strada. Per questo correzioni e punizioni possono essere utili. Ecco cosa ne pensa la sapienza africana. Ci ricorda la necessità di una umiltà profonda nell’aprirsi ai consigli degli altri in caso di sconfitta morale, sociale, religiosa o dell’intraprendere qualsiasi iniziativa. Et voilà les proverbes, e ora ecco i proverbi. “Chi vuole istruire un cane, butta via l’istruzione” Così la pensano gli Ekonda del Congo, perché correggere un testardo è una perdita di tempo.

E i Tutsi del Rwanda aggiungono che è difficile correggere un testardo “una ferita già infetta fa soffrire i curanti”. E’ importante che chi abbia commesso un errore, cerchi di ripararvi. “A chi ha saltato ed è caduto nel fuoco, non resta che fare un secondo salto” (Wolof,Senegal). Qualche volta lo abbiamo visto alla TV quando mostravano degli esercizi nel Circo. Se sbagliavano la prima volta, lo ripetevano fino a farlo bene e tutti applaudivano.  I genitori sono invitati, prima di punire il figlio, a cercare di capire il perché di un certo comportamento. “Prima di uccidere il tuo cane, ascolta la sua voce” (Vakaranga, Mozambico). Ci viene detto che una buona punizione non uccide ed è questo che pensano i Bangala del Congo RDC, quando dicono “L’acqua calda non brucia i vestiti”.

Se il mio vicino è stato punito, questo mi aiuta a non fare il medesimo errore “Un orfano intelligente si guarda dal commettere l’errore per cui un altro è stato punito” (Tutsi, Burundi). Solo i genitori sanno punire con efficacia il proprio figlio. “Solo il padrone sa ritirare l’osso dai denti del suo cane” (Jabo, Nigeria). Questo mi ricorda quando una volta non mi sono comportato bene a scuola, da piccolo. Mio padre lo venne a sapere. Quando arrivai sulla porta di casa, c’era un bastoncino di salice (noi la chiamiamo “vispia”), appoggiato alla porta. L’ho visto e ho capito che la prossima volta sarebbe stato usato. Per quella volta me la sono cavata e mi è rimasta come lezione. Ad altri capita che le punizioni non facciano né caldo né freddo, insomma “come lavare un cane nero” (Bamilèkè, Cameroun).

Spesso anche noi diciamo che non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire “Ajifanyiza chongo, angaona” (che vorrebbe anche dire, si fa passare per cieco, benchè ci veda bene). Quando si ascoltano gli anziani in Africa, ritornano le cose che avevamo sentito da piccoli in Italia e allora si capisce che il Creatore ha sparso la sua saggezza in mezzo a tutti i popoli. Come questo proverbio “Mkono kufunua usikie, mkono kufungwa hukusikia” (Warega, Congo RDC). Cioè: ascolta il consiglio della mano aperta: Quando sarà chiusa, non sentirai più niente. Certo, non sempre si corregge con le parole, a volte, come ho già raccontato appena sopra, servono (o servivano) dei mezzi più efficaci, che forse non tutti condividono. “Asiyeitikia kinywa, ataitikia fimbo” (se non ascolti i consigli per cambiare, sentirai i colpi di bastone.

Ti toccherà soffrire). Non sempre è facile dare consigli. A volte ci si chiede se quello che dici può aiutare la persona a migliorare, ci vuole del coraggio. Come dicono in Africa ! Upate kumshauria mtoto wa mama yako, uanze kukausha macho” (per dare un consiglio al figlio di tua madre, bisogna che ti si secchino gli occhi, cioè ci vuole coraggio).

 

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