Milano: contestata opera di Gaetano Pesce in Piazza Duomo

Una delle opere più intense, ma diciamo la parola esatta, sconvolgente, di Gaetano Pesce,  esposta qualche anno fa anche in Triennale, è L’armadio di Anna Frank: un mobile polveroso, sgangherato. Tragico. Chissà se prima o poi qualcuno lo interpreterà come un omaggio alla brutalità delle Ss.

Domenica, un gruppo di femministe che si richiamano al movimento ‘Non una di meno’ ha stroncato, con un post su Facebook, la Maestà sofferente dello stesso Pesce, la gigantesca versione aggiornata, trafitta da centinaia di frecce, di Up5&6, la poltrona creata mezzo secolo fa dall’architetto e designer di fama mondiale per B&B Italia che raffigura una donna nuda. «Una rappresentazione della violenza – si legge nel post – che è ulteriore violenza sulle donne perché reifica ciò che vorrebbe criticare».

Dalle parole ai fatti, come qualcuno ad alto livello ripete instancabilmente: ieri l’attivista Cristina Donati Meyer, già autrice di un’opera anti-Salvini distrutta da sostenitori del ministro, ha vandalizzato la maxi-poltrona con vernice rosso intenso. Per la soddisfazione di Vittorio Sgarbi, che aveva auspicato simili sviluppi: «Un’opera che non fa scandalo non è un’opera. E l’unica vera censura è il silenzio».

Il poggiapiedi, presente in piazza del Duomo, era la rappresentazione fisica di una metaforica palla al piede da prigioniere.

E il dibattito che la riproposizione dell’opera ha ora scatenato, anche fra la cosiddetta gente comune, è la riprova del suo valore. A difendere l’opera, e il suo autore, si è schierato Giuseppe Sala, il sindaco di Milano: «È un’opera contemporanea.

Ed è giusto che se ne parli perché, se ci stupiamo ancora quando succede un femminicidio, è giusto che attraverso questa testimonianza se ne riparli».

Sala ha anche condiviso le critiche delle femministe relative all’assenza di donne all’inaugurazione del Salone del Mobile.

La poltrona di Pesce ha dato l’occasione ai leghisti di differenziarsi un’ennesima volta dai Cinquestelle. Il capogruppo leghista in Comune, l’ultrà Alessandro Morelli, non ha ripetuto la stroncatura sulla copertura dei vecchi caselli daziari di Porta Venezia – ma lì ci sono di mezzo echi di immigrati… -, si è limitato a definire l’estetica di Pesce «esagerata».

In qualche misura più motivato il parere di Alberto Bonisoli, ministro della Cultura: «L’arte contemporanea deve essere un minimo provocatoria, altrimenti è arredamento».foto milano,repubblica.it

 

Ellera Ferrante di Ruffana