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Lourdes: Anno di Bernadette- 16^ apparizione Giovedì 25 marzo 1858: il nome che si attendeva!

Inserito da on 7 aprile 2019 – 00:58No Comment

Sono passati 21 giorni da quando Bernadette si è recata per l’ultima volta a Massabielle. Ma ecco che la mattina presto, il 25 marzo 1858, si sente attratta internamente e torna alla Grotta. Non appena si inginocchia davanti alla cavità, la giovane traccia su di sé un grande segno della croce, quindi, tenendo la candela con una mano e il rosario nell’altra, inizia la recita del rosario. Molto rapidamente la Signora, della quale ancora non conosce il nome, si unisce a lei. Finita la preghiera, Bernadette si alza ed entra nella Grotta. Si ferma a destra, vicino al muro. È lì che incontra la misteriosa Signora per il colloquio, per il loro cuore a cuore. In questo momento, Bernadette è determinata a chiederle il nome, anche se dovrà insistere. Il sacerdote infatti non voleva accondiscendere alla richiesta fatta da questa Signora, della quale Bernadette è stata solamente la messaggera: “Vada a dire ai sacerdoti che qui si costruisca una cappella e che vi si venga in processione”.

Una volta, due, tre volte, Bernadette le chiede: “Mia Signora avrebbe la bontà di dirmi cortesemente il suo nome?”. Alla quarta richiesta della Giovane, il volto della Signora diviene serio. Poi allarga le mani giunte e tende le braccia verso il terreno, le unisce nuovamente all’altezza del seno e alza gli occhi al cielo. Nello stesso momento in cui compie questo gesto, la Signora dice il suo nome nella lingua di Bernadette: “Que soy era Immaculada Counceptiou”“Io sono l’Immacolata Concezione”. Intorno alla giovane, tutti capiscono che deve essere successo qualcosa di nuovo, perché la faccia di Bernadette è più radiosa di quanto lo sia mai stata. Quando la misteriosa visitatrice la lascia, la figlia maggiore dei Soubirous chiede alla zia, che teneva in mano la candela durante la preghiera, di poterla lasciare nella Grotta, in segno di ringraziamento, riconoscenza e gratitudine. Con l’accordo di zia Lucile, Bernadette posa quindi la sua candela in mezzo alle poche altre che già ardono nel fondo della Grotta. Sulla via del ritorno, circondata da poche donne, Bernadette continua a ripetere a voce bassa: “Que soy era Immaculada Counceptiou”. Dopo un momento, una delle donne che cammina con lei le chiede: “Sai qualcosa?” Nel cavo del suo orecchio, Bernadette risponde: “Zitta! Non dirlo a nessuno, mi ha detto: io sono l’Immacolata Concezione”.
Arrivate in canonica, Bernadette entra senza bussare trovandosi faccia a faccia con il Signor Curato e gli dice, “Io sono l’Immacolata Concezione”. Il sacerdote le chiede: “Che cosa stai dicendo?” Bernadette rettifica: “Alla Grotta, la Signora mi ha detto: Io sono l’Immacolata Concezione”. Il curato replica: “Una signora non può chiamarsi così. Come puoi dire qualcosa che non comprendi?” La giovane allora specifica: “Signor curato, è perché ho ripetuto il suo nome lungo la strada. Il curato grida: “Vattene, ci vediamo dopo”. Docile, Bernadette se ne va. Poi si reca dal suo confessore, Padre Pomian, che è il suo catechista in vista della prima comunione. Bernadette gli dice il nome della Signora, poi torna a casa, nel cachot, e trova la sua famiglia, la sua infelicità e l’attività quotidiana. Nel pomeriggio, va da un certo Jean-Baptiste Estrade e, su sua richiesta, gli dice il misterioso nome della Signora della Grotta. Quest’uomo allora dice a se stesso: “Così dunque è la Beata Vergine”.
Alla mattina, né il curato Peyramale né Padre Pomian hanno ancora decodificato questa misteriosa formula per la piccola Bernadette, che ignorava tutto. E Bernadette stessa non ha chiesto nulla. Lei è la messaggera, lei ha ricevuto il messaggio, lei ha trasmesso il messaggio. Questa è la trasparenza di Bernadette. Più tardi viene a sapere che l’Immacolata Concezione è un dogma definito dalla Chiesa per affermare che Maria non è mai stata contaminata dal peccato, dal momento che era immacolata fin dal suo concepimento.

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