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Pontecagnano Faiano: Confindustria Piccola Industria -Intesa San Paolo, presentato “Progettare il futuro”

Inserito da on 26 febbraio 2019 – 03:00No Comment

È stato presentato oggi a Pontecagnano Faiano (Salerno), presso l’azienda Antonio Sada & Figli, l’addendum all’accordo 2016-2019 tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo “Progettare il futuro”, dedicato alla competitività e alla trasformazione delle imprese per cogliere le opportunità offerte dalla ‘quarta rivoluzione industriale’. L’addendum “Promuovere una nuova cultura di impresa per una crescita sostenibile” valorizza gli aspetti già previsti dall’accordo in vigore e, dando ulteriore impulso alla collaborazione, promuove una nuova cultura d’impresa intesa come capacità degli imprenditori di attivarsi per utilizzare le soluzioni e gli strumenti disponibili per il rafforzamento aziendale.

La partnership, che mette a disposizione un plafond nazionale di 90 miliardi di euro nell’arco dei tre anni, dei quali 4,5 miliardi di euro destinati alle imprese della Campania, viene presentata all’interno dei luoghi deputati ad accogliere e fare proprie le finalità dell’accordo: le imprese. In Campania, presso l’azienda di packaging Antonio Sada & Figli, dove hanno introdotto i lavori il presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Campania Renato Abate e il presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Salerno Gerardo Gambardella. Il Responsabile del Servizio Imprese & Territorio di Srm, Salvio Capasso, ha illustrato lo scenario macroeconomico, con focus in particolare sulla provincia di Salerno. Sono seguiti gli interventi di Francesco Guido, Direttore Regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo e di Carlo Robiglio, Presidente Piccola Industria Confindustria. Alla tavola rotonda, dedicata al rafforzamento del sistema produttivo locale, hanno partecipato Angelo Cammarota, Direttore Area Imprese Campania di Intesa Sanpaolo e Antonio Sada, Presidente del Gruppo Sada. Per l’industria italiana – composta soprattutto da Pmi – diventa sempre più strategico rafforzarsi e adottare nuovi modelli di business. Per questo è determinante puntare con decisione sulla sostenibilità – economica, sociale ed ambientale – favorendo l’adozione di processi di sviluppo qualitativo che rendano le imprese capaci di adattarsi ai cambiamenti e di saperli governare.

Francesco Guido, Direttore Regionale Campania, Basilicata, Calabria e Puglia di Intesa Sanpaolo: Seppure in un quadro economico migliorato rispetto al passato dobbiamo registrare come non vi sia ancora un’adeguata ripresa degli investimenti produttivi. è un problema globale, ma che in Italia è particolarmente avvertibile vista la piccola dimensione e conseguente scarsa patrimonializzazione delle nostre PMI. L’accordo che presentiamo oggi vuole aiutare le aziende italiane a migliorare la loro capitalizzazione e a cogliere le grandi opportunità che la digitalizzazione e i nuovi scenari offerti dalla quarta rivoluzione industriale offrono. Azioni che richiedono investimenti sia finanziari che nel capitale umano. Inoltre abbiamo voluto arricchire l’accordo di nuovi contenuti volti ad integrare la valorizzazione del capitale delle imprese attraverso elementi intangibili come la formazione, il cambiamento di cultura imprenditoriale e un nuovo modo, più sostenibile, di fare impresa”.

Carlo Robiglio, Presidente Piccola Industria Confindustria: Puntare sul rafforzamento delle Pmi è quanto mai determinante per il benessere della collettività e del Paese. Le banche ancora oggi rappresentano il principale canale di finanziamento delle piccole e medie imprese, un partner privilegiato per strutturare investimenti e strategie di crescita. In questa cornice è essenziale che il rapporto banca-impresa si evolva e si ampli per poter ricomprendere tutte le dimensioni della crescita sostenibile: cultura d’impresa, finanza innovativa, responsabilità sociale, resilienza, welfare aziendale. L’accordo con Intesa Sanpaolo, che abbiamo presentato oggi, si muove proprio lungo questa direttrice e lo fa in una delle aziende gioiello del territorio di Salerno come la Antonio Sada & Figli”.

 
Renato Abate, Presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Campania: Dopo i positivi risultati degli ultimi anni, siamo lieti che la collaborazione con Intesa Sanpaolo prosegua. L’ampliamento dell’accordo rappresenta per noi imprenditori un quid fondamentale perché dopo aver sostenuto la diffusione di una nuova cultura d’impresa orientata all’innovazione e digitalizzazione è, ora, necessario proseguire il percorso focalizzandoci su asset strategici come la formazione continua, volta ad arricchire e valorizzare il capitale umano delle aziende, la finanza innovativa e la sostenibilità economica, ambientale e sociale. Siamo stati capaci di resistere alla crisi, abbiamo sviluppato resilienza ma ora dobbiamo avere la possibilità di rafforzare i nostri progetti ed essere il volano per lo sviluppo dei territori”.
Gerardo Gambardella, Presidente Comitato Piccola Industria Confindustria Salerno: Salerno accoglie con grande piacere la tappa regionale della presentazione dell’accordo tra Piccola Industria e Intesa Sanpaolo. Le piccole e medie imprese sono l’asse portante del Pil locale e nazionale e per tale ragione hanno necessità di essere accompagnate e sostenute nei loro percorsi di sviluppo. Oggi più che mai è necessario che gli Istituti di credito credano nei progetti delle Pmi, creando soluzioni tailor made rispetto alle singole esigenze dell’azienda, solo così si generano investimenti importanti utili alla crescita dell’impresa, dei lavoratori e dell’intero territorio”.

L’impegno di Intesa Sanpaolo per lo sviluppo delle Pmi italiane è testimoniato anche dalla recente creazione della Direzione Sales & Marketing dedicata unicamente alle imprese. La nuova struttura contribuisce ad arricchire le iniziative previste dall’addendum tra Confindustria Piccola Industria e Intesa Sanpaolo, focalizzato alla valorizzazione del capitale delle imprese attraverso:

1)      Ecosistemi di imprese e integrazione di business Mettere a disposizione un insieme di soluzioni che permettano alle imprese di migliorare i processi produttivi ricorrendo a nuove tecnologie e a nuove metodologie, tra cui i percorsi “Lean 4.0” che abilitano le imprese alle tecnologie digitali. Le filiere possono rappresentare a tal fine un veicolo strategico per facilitare la trasmissione di informazioni, tecnologie, competenze e propensione al cambiamento tra le imprese che ne fanno parte.

2)      Finanza per la crescita e nuova imprenditorialità Finanziare la crescita del business valorizzando il patrimonio intangibile delle imprese. Vengono quindi identificati fattori qualitativi legati al credito, come capacità innovativa, formazione e strategicità della catena fornitore-champion.

3)      Formazione Gli imprenditori e i loro collaboratori potranno accedere a un insieme di iniziative informative e formative tra cui “Skills4Capital”, una linea dedicata a far comprendere le strategie e le soluzioni più adatte per l’apertura del capitale al mercato, il miglioramento della governance, della comunicazione e la valorizzazione dei talenti e delle competenze aziendali

4)      Passaggio generazionale Previste iniziative ad hoc per accompagnare le imprese in questo cambiamento diffondendo best practice, nuove tecniche di gestione aziendale e soluzioni idonee a cogliere le opportunità legate al cambiamento.

5)      Sostenibilità Garantire una crescita sostenibile e duratura valorizzando strategie e investimenti in innovazione, digitalizzazione, progetti di integrazione, in aggiunta alle opportunità del Piano nazionale Impresa 4.0. La sostenibilità ambientale sarà promossa attraverso attività nell’ambito dell’economia circolare e della cultura della resilienza, intesa come strategia di prevenzione dei rischi ambientali e di messa in sicurezza delle strutture industriali anche attraverso soluzioni finanziarie e assicurative ad hoc. Incentivati inoltre i benefici del welfare aziendale per le imprese, con effetti in termini di produttività, di benessere e qualità della vita dei collaboratori. Intesa Sanpaolo ha creato la piattaforma Welfare Hub e intende “dare valore” creditizio ad un nuovo modo di fare impresa responsabile e sostenibile.

 

Scenario macroeconomico Salerno

L’economia campana (e meridionale) rispetto al resto dell’Italia ha ancora da recuperare. Considerando l’indice sintetico[1], posto pari a 500 il dato del 2007, al 2018 il suddetto indicatore è ancora pari a 466,4 (Mezzogiorno  470,3) contro 512,8 del Centro Nord. È evidente, quindi, il gap con il resto del Paese con un Centro Nord che ha pienamente recuperato il livello del 2007. Sussistono alcune criticità che rallentano il recupero dell’economia campana e meridionale rispetto ai livelli pre-crisi alimentando le distanze dal resto del Paese.

 La provincia di Salerno si colloca in tale scenario, riflettendo in modo ancor più evidente le caratteriste economiche della regione e della macro-area di riferimento:

  • La produttività del lavoro è di 47.404 euro (VA per occupato a prezzi correnti), inferiore rispetto al dato nazionale di 64.525 euro, meridionale (51.356 ) e campano (51.717).
  • La questione dimensionale: gli addetti alle PMI salernitane rappresentano il 97,3% del totale, in Italia l’89% (Campania 92,1% e Mezzogiorno 92,5%);
  • L’ apertura internazionale espressa dal rapporto import+export/Valore aggiunto è pari al 22%, inferiore rispetto all’Italia (55), alla Campania (23,4%) ed al Mezzogiorno (27,4%).
  • L’intensità brevettuale. Salerno si caratterizza per un’intensità brevettuale[2] maggiore rispetto al dato campano (12,9%) e meridionale (12,7), ma è molto distante dal dato nazionale (74,6%).

Ma non mancano i punti di forza della provincia che, con un valore aggiunto di 18.574 mln €, contribuisce al 19% della ricchezza regionale. Salerno presenta una maggiore specializzazione nel settore agricolo (4,1% contro 2,3% della Campania e 3,7% del Mezzogiorno) e nell’industria (18,5%, Campania 18,4%, Mezzogiorno 18%); positivo è inoltre l’apporto al made in Italy. Le esportazioni manifatturiere, che pesano il 21,7% sul dato della regione, superano le importazioni generando un saldo commerciale positivo di 703 mln di euro (anno 2017), mentre sia per la Campania che per il Mezzogiorno il relativo saldo è negativo. L’attrattività internazionale risiede soprattutto nel food salernitano: ben il 53% dell’export manifatturiero è rappresentato infatti dai prodotti alimentari (in Campania il 27%). Guardando allo scenario previsionale medio, per il periodo 2018-21 non si intravedono dei rilevanti cambiamenti nel recupero economico della provincia. Diventa necessario promuovere una nuova cultura d’impresa per una crescita sostenibile che affianchi agli investimenti anche delle strategie non-price, si tratta di comportamenti non del tutto assenti nel tessuto imprenditoriale locale. Da un’analisi sulle performance economiche delle imprese manifatturiere (fatturato 0-50 mln €) nel periodo 2012-17, confrontando ad esempio il fatturato medio, il potere di mercato delle imprese salernitane (ma anche di quelle campane e meridionali) è inferiore e sempre più distante dall’Italia. Si ripropongono quindi i già noti gap. Lo scenario però cambia se il confronto si sviluppa sulle eccellenze imprenditoriali. Le ottime performance delle eccellenze salernitane in riferimento sia al valore del fatturato che al trend ribaltano la posizione della provincia rispetto a tutti gli altri cluster territoriali di imprese eccellenti e non. Ecco quindi che la promozione di una nuova cultura di impresa va intesa come capacità degli imprenditori di attivarsi per utilizzare le soluzioni e gli strumenti disponibili per il rafforzamento e la sostenibilità aziendale. Diventa necessario puntare su innovazione, formazione, forza imprenditoriale giovanile.

Essere innovativi  

Cogliere i nuovi modelli operativi e le nuove tecnologie I 4.0 non è più procrastinabile. L’innovazione è la forza trainante della produttività e della crescita reddituale.  Nel Mezzogiorno oltre 12.000 imprese (con 10 e + addetti) sono da considerare innovative, pari al 40% dell’area, ma pesano soltanto il 16,4% sul dato nazionale. In Campania si concentra il 33,2% delle imprese innovative meridionali. La complessità del nuovo contesto competitivo determina la necessità di relazionarsi (cooperare per innovare) con l’ecosistema di ricerca e innovazione presente sul territorio, sviluppando relazioni con Università, Centri di ricerca, imprese che si occupano del trasferimento tecnologico. Serve innovare anche interagendo con le start-up e le PMI innovative, ben presenti sul territorio. La Campania è la quinta regione d’Italia per numero di start-up innovative, 766 di cui 183 a Salerno, e sesta per numero di Pmi innovative, 63, di cui 12 a Salerno.

Essere preparati

Diventa strategico il ruolo della formazione sia degli imprenditori sia dei lavoratori. Avere cioè nell’azienda skills adeguati che sappiano alimentare questo cambiamento culturale e tecnologico. Secondo i dato Excelsior, le imprese che nel 2016 hanno effettuato corsi di formazione per i propri dipendenti rappresentano nella provincia di Salerno il 18% del totale delle imprese, mentre in Campania il 19% ed in Italia il 28%. C’è, inoltre, un mismatch tra domanda e offerta di competenze sia per i laureati che per i tecnici. Gli indirizzi universitari dove si riscontra una maggiore difficoltà di reperimento delle entrate da parte delle aziende sono quello linguistico, di formazione, ingegneria elettronica, ingegneria industriale e chimico-farmaceutico mentre per i tecnici sono l’indirizzo di meccanica, turismo, enogastronomia e ospitalità, sistema moda, informatica. Per alcuni indirizzi sembra esserci un problema di qualità della formazione più che di disponibilità, prevale infatti l’inadeguatezza del candidato al ridotto numero dei candidati.

L’autoimprenditorialità giovanile

La provincia di Salerno rileva un tasso di crescita Nati-mortalità imprese nel 2018 del +1,13%, collocandosi al nono posto nella classifica nazionale, tasso che sale al +6% se si considerano le società di capitale (Italia +4%). Salerno è inoltre tra le prime 10 province italiane che si caratterizzano per una composizione più giovanile della struttura imprenditoriale: 13.593 imprese giovanili, (il 20,5% della Campania), ovvero il 13,5% del totale imprese della provincia (nona in Italia). I dati dimostrano che non mancano nella provincia gli strumenti per attivare il rafforzamento e la sostenibilità aziendale. Tuttavia, all’innovazione, formazione, forza imprenditoriale giovanile vanno aggiunti due capisaldi:

La globalizzazione che è una scelta strategica non solo per le grandi imprese ma anche per le PMI. È stato stimato che ogni 4 p.p. di aumento dell’export di beni e servizi in termini reali corrisponde un aumento di un 1 p.p. della competitività dei sistemi produttivi;

 

La leva dimensionale. Si può competere e crescere collaborando attraverso reti, distretti…Ad esempio alcuni studi evidenziano una migliore evoluzione del fatturato delle aree distrettuali rispetto alle aree non distrettuali (nel 2008-16 +10,2% contro +5, 9%), maggiore capacità di esportare (38,4% delle imprese contro 29,4%), effettuare investimenti diretti esteri (33% ogni 100 imprese contro 26%), registrare brevetti e marchi.



[1] Indicatore composito calcolato come somma dei valori indicizzati al 2007 di alcune importanti variabili macroeconomiche come Occupati, PIL, Imprese attive, Export ed Investimenti fissi lordi.

[2] Il numero di brevetti registrati allo European Patent Office per milione di abitanti (media anni 2009, 2010, 2011

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