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Riceviamo e Pubblichiamo- Colliano: testimoni di Geova, Sfasciafamiglie o vittime di disinformazione?

Inserito da on 18 febbraio 2019 – 03:22No Comment

Sempre più spesso ci si imbatte in articoli o servizi che presentano i testimoni di Geova come causa di ogni male possibile ed immaginabile. Nei giorni scorsi gli organi di informazione sia locali che nazionali hanno ripreso un lancio ANSA, poi rimosso, nel quale una donna di Colliano, un paese in provincia di Salerno asseriva di essere stata ripudiata dalle figlie in quanto avrebbe accettato una trasfusione di sangue. Secondo le notizie diffuse dai media, la donna sarebbe stata espulsa dai testimoni di Geova di cui faceva parte per essersi lasciata trasfondere e, come conseguenza di tale espulsione, le figlie pure loro testimoni avrebbero deciso di troncare ogni rapporto con lei.

Letta così la notizia sembrerebbe confermare l’opinione di quanti pensano che questa religione disgreghi le famiglie. Ma le cose stanno effettivamente così? Secondo l’articolo 2 del Testo unico dei doveri del giornalista, egli dovrebbe ‘ricercare, raccogliere, elaborare e diffondere con la maggiore accuratezza possibile ogni dato o notizia di pubblico interesse secondo la verità sostanziale dei fatti”. Quanti giornalisti si sono premurati di rispettare il loro codice deontologico nel diffondere la suddetta notizia? L’evidenza dimostra che sono stati davvero pochi.

Tanti si sono avventati su quella che sembrava essere una storia strappalacrime senza verificare i fatti, limitandosi a un copia e incolla del lancio di agenzia. Eppure, a poche ore di distanza la stessa ANSA aveva correttamente precisato scrivendo: “ROMA, 15 FEB – “Le tre ragazze sono stanche e frustrate da questa situazione. Non è vero che hanno rotto i rapporti con la madre perché la donna ha accettato la trasfusione di sangue, ma si sono allontanate perché venivano maltrattate”, questa la precisazione dell’ufficio stampa nazionale dei Testimoni di Geova sul caso di Grazia Di Nicola. La signora inoltre non è stata espulsa per l’emotrasfusione”, conclude l’ufficio stampa.” Quindi, non solo l’espulsione non sarebbe avvenuta per aver accettato l’emotrasfusione ma l’allontanamento delle figlie sarebbe stato provocato dai maltrattamenti che esse avrebbero subìto in famiglia.

Quasi nessun giornalista si è preso la briga di contattare le tre ragazze, che non sono bambine ma donne di 21, 25 e 30 anni, per chiedere di esporre la loro versione dei fatti. E cosa avrebbero voluto dire? Il Giornale riporta una loro nota nella quale scrivono: “… quello che ci preme precisare è che noi abbiamo sempre rispettato — e rispettiamo — nostra madre, a prescindere dalle decisioni che ha preso in campo religioso. Il motivo per cui oggi non abitiamo più con nostra madre non è perché l’abbiamo ripudiata. Non ci sogneremmo mai una cosa del genere. In realtà è stata lei a cacciare via di casa una di noi e a indurre le altre due a scappare via. Ci dispiace che i nostri genitori stiano strumentalizzando la situazione per mettere in cattiva luce la nostra religione.

Chi scrive questo articolo ha avuto modo di conoscere di persona una delle tre ragazze, Francesca, e di ascoltare dalla sua voce quanto gli sta capitando. Ella ha spiegato con dignità e sofferenza cosa lei e le sorelle hanno subìto per fargli abbandonare la fede religiosa inculcatagli dalla madre ma senza alcun sentimento di odio o di rivalsa nei suoi confronti, anzi commuovendosi mentre ne parlava. Non mi è sembrata affatto la fanatica religiosa e la figlia snaturata descritta in alcuni articoli redatti in fretta e furia da chi non si è preso l’impegno di ascoltarla.

I fatti, quindi, sembrano essere ben lontani da quanto appare sugli organi d’informazione. Perché allora montare questo caso? Forse perché i testimoni di Geova essendo una minoranza religiosa invisa a tanti sono il bersaglio ideale per una campagna di disinformazione? Perché allora non si usa lo stesso approccio nel riferirsi ad eventi che riguardano la Chiesa Cattolica? Perché non si accusa tale religione di promuovere la pedofilia quando uno dei suoi cardinali viene ridotto allo stato laicale per reati sui bambini? Perché non si accusa la Chiesa di disgregare le famiglie quando alcuni giovani uomini e donne entrano in clausura contro la volontà dei genitori? Quando si tratta dei testimoni di Geova un caso diventa la regola, altrove si tratta di una “pecora nera”. Un giovane che lascia la famiglia dove era maltrattato per vivere la propria fede religiosa è un fanatico se è testimone di Geova, è uno che segue la sua vocazione se è un cattolico. Tacitamente e con il benestare dei più si usano due pesi e due misure.

La storia del cristianesimo primitivo rivela che lo stesso trattamento venne riservato ai primi discepoli di Gesù. I loro oppositori li accusarono di essere la causa di ogni male. Come ricorda Tacito, erano definiti “odiatori del genere umano” e “odiosi per le loro nefandezze”. (Annales, XV) Del resto il Cristo li aveva avvertiti con le parole: “Beati voi quando vi insulteranno, vi perseguiteranno e, mentendo, diranno ogni sorta di male contro di voi per causa mia.” (Vangelo di Matteo 5, 11).

Matteo Pierro

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