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Esequie, bara bianca e applausi, risposta a quesito

Inserito da on 31 dicembre 2018 – 00:00No Comment
Padre Giuliano Di Renzo

“La bara bianca…”. La bara bianca la Chiesa l’ha sempre contemplata solo per i bambini e si capisce perché.
Ora che sia invalsa l’abitudine di usarla per tutti presumendo che siamo tutti puri, mbè, mi pare arroganza e colpevole ipocrisia e non meno colpevole presunzione perché nessuno, meno che mai le persone di oggi, è senza peccato.
La morte è una terribile da noi ben meritata pena e fa seguito a una nostra terribile colpa contro Dio, che è la Vita, non è quindi il caso di fare ostentazione di innocenza nostra e altrui che non c’è perché nessuno ha.
Mai come oggi si sperimenta nelle persone e nella società l’assoluta assurda pretesa di essere naturalmente e abitualmente innocenti.
Basti pensare al discredito anche istituzionale che si infligge quotidianamente alla fede cattolica, alla sua presenza e ai suoi segni. Come Pinocchio gli individualistici nostro libero pensiero e libero agire non tollerano la voce sottile nascosta in ciascuno dell’invisibile grillo parlante, del severo giudizio della libera coscienza, giudice naturalmente libero da influssi estranei e condizionamenti.
Tutte le ragioni che si portano a proprio favore e contro di essi in questa infinita battaglia a tutti interiore non sono che la maschera che la nostra ipocrisia assume per giustificare se stessa.
E’ bene infatti tutto ciò che piace, è male ogni rimprovero in quanto attentato alla nostra libertà. Immorale e illegale è solo ciò che insidia i nostri successi e il nostro denaro.
La frequentazione come se fosse normale di ambienti e modi di divertimento, le discoteche appunto, e altro e sono occasioni di perdita dell’anima oltre che della salute e del senno, i matrimoni considerati non necessari perché attentati alla nostra libertà e alla possibile futura uscita di sicurezza sono stati sostituiti dalla più facile, più comoda banale convivenza avendo assunto il sesso il normale volto dell’amore.
Dimenticando che l’amore, come ogni valore nella vita, è meravigliosa avventura non senza fatica di quotidiana conquista ed in ciò sta la perenne sua giovinezza che in ogni momento, come il sole sopra di noi e la natura intorno a noi, si conquista, ci conquista, si dona e rimanendo in se stesso si rinnova e ci rinnova e ci riscatta dalla fiacchezza e banalità delle basse atmosfere umane.
Liberatisi gli uomini da Dio in nome della personale dea libertà, senza valori e senza ideali una laida asfissiante atmosfera avvolge e seppellisce nella dimenticanza di se stessa la girovaga nell’assoluta precarietà del tutto la sbattuta sempre inquieta povera anima umana.
Le esequie non possono venir trasformate in esibizione e apologia del defunto, declamazione dei suoi presunti meriti. Inutilmente, perché solo il Signore sa e ha già giudicato, premiato o condannato.
A noi rimane il dovere della preghiera e della penitenza invocando per il defunto e per noi la misericordia di Dio.
Pertanto anche gli applausi all’uscita della salma del defunto dalla chiesa sono non solo inopportuni ma disdicevoli, e dicono quanto grande e spiritualmente pericoloso sia la superficialità degli uomini di oggi in fatto di fede e come sopravanzi in essi la ricerca della popolarità e della spettacolarizzazione.
Quelli sono momenti nei quali bisognerebbe riflettere seriamente sulla nostra anima, sulla nostra condizione umana, sul fine e sui fini della vita.
Noi non siamo buoni, non lo siamo sempre e l’incontro con Dio oltre la morte dovrebbe onestamente porre a noi perciò qualche problema e pretendere da noi qualche seria riflessione e preoccupato timore.
 

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