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La tragedia nella discoteca di Corinaldo: quale sorte?

Inserito da on 11 dicembre 2018 – 10:01No Comment

Padre Giuliano Di Renzo

La signora…. “Speriamo che il Signore li abbia accolti nella Sua misericordia”.

Speriamo. Ma erano preparati? “Qualis vita finis ita”, ammonisce Sant’Agostino. Quale fu la vita così ne sarà la morte.
O col buon senso degli umili nostri avi: l’albero cade verso dove pende. E’ inutile confidare nel dono del pentimento al momento della morte se nella vita si è messa a tacere la coscienza. Dio è misericordiosamente giusto, così com’è misericordioso.
Quanti giocano con l’inferno e insultano chi ci crede immaginando che con insultare l’inferno davvero non ci sia?
Ci si trovasse sia pure davanti a un dubbio si è così folli da non proporsi a cautela una preventiva seria riflessione?
I commenti sui mezzi d’informazione e quelli individuali vertono tutti su circostanze e le parole che si odono sono tutte di inutile commiserazione. Arrivano le inchieste delle procure…. Già, carabinieri, procure, sopralluoghi di governanti e politici che promettono….
Tutto giusto e doveroso …Conclusione? Il medico non può fare altro che certificare le morti! Ecco tutta la potenza dello stato, dell’onnipotente stato laico! Anzi laicista.
I “poteri” dello Stato! Di fronte ad esso, imponente statua del sogno di Nabucodonosor umiliata dalla fragilità della sua falsa realtà, verrebbe da ripetere l’ironia di Rossini nel Barbiere di Siviglia di fronte a un istupidito sbeffeggiato Bartolo: “Guardate Bartolo sembra una statua, sembra una statua”!
Nessuno va oltre la cronaca e coglie la spinta che danno queste disgrazie a serie considerazioni sulla vita e sulla morte e cerca il volto di Dio!
Qui ci vorrebbe un Rigoletto o un Falstaff che irridono sanamente, falsificandoli, agli orgogli umani, degli architetti dell’universo e di altra mitologica indolore illusione dell’Adamo che, perché ha peccato, fugge da Dio.
Perché essendo reo ha paura. Gli uomini hanno paura, l’angoscia e la precarietà dell’esistere affondano in questa persistente nel suo subconscio lontana paura, come di energia fossile rimasta a turbarne i pretesi sogni di autonomia e prometeica onnipotenza.
Paura di Dio e come Caino fugge dal cospetto di Lui, non riuscendo a sostenerne lo sguardo entro la coscienza che rimprovera si precipita nell’inferno che si è voluto per non vederLo, lontano da Lui.
Cristo anche se legato e ingiuriato rimane il giudice silenzioso e la sua mansuetudine di innocente e vilipeso spaventa la coscienza impenitente.
Inutile preferirgli Barabba. Inutile infuriarsi contro il Crocifisso, come Pinocchio contro il grillo parlante, contro i presepi, il Natale, la Madonna, i Santi, gridando che lo Stato è laico, laica è la scuola, laica l’Unione europea, l’ONU e le loro supreme corti di giustizia. Di giustizia e pure supreme, si fa per dire!
La coscienza colpevole e ostinata nella sua colpa grida contro di sé giustizia davanti alla Giustizia.
L’inferno! E se Cristo avesse ragione, se la fede cattolica che con tanta ostentata stupidità e ormai vile sport omologato si svillaneggia e di fronte ad essa e ai suoi insegnamenti ci si vanta ostentatamente di essere trasgressivi in segno di acquisita burbanzosa propria personalità?
“State attenti, che nessuno v’inganni. Perché come la folgore viene da Oriente e brilla fino a Occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’Uomo” (Vangelo di san Matteo 24,27).

 

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