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Destino – Morte

Inserito da on 2 dicembre 2018 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

La sofferenza in quanto dolore fisico, psichico o sociale è l’aperitivo della sofferenza con la S maiuscola, cioè la morte. Questo rivela all’uomo che è vulnerabile e la sua vita è precaria e qui entra l’idea del DESTINO. Quante volte abbiamo usato questa parola. Quando è nato, l’uomo, c’era gioia nella famiglia; quando invece si avvia alla morte, comincia la tristezza, la disperazione o, forse, anche la speranza (per chi ha la fede). Il destino non accetta deleghe.

Ognuno paga per sé. La vecchia mamma, che ha vissuto tanto, desidererebbe andare al posto del suo giovane figlio. Il nonno piange, sconcertato dall’istintiva ipotesi che lo porta a preferire la propria convocazione a quel tribunale, dove il Creatore ha voluto invece il suo nipotino Il destino non ammette procure. Questa situazione spinge le persone a vivere con umiltà (quanto ce ne sarebbe bisogno oggi) e realismo, di evitare un cieco orgoglio, che spingerebbe l’uomo comunque  sia a volersi ingenuamente credersi eterno e quindi padrone di se stesso, del mondo e degli altri. Tutto questo i bambini africani lo imparano in famiglia, nel clan, nel villaggio e nell’esperienza concreta della vita. Ed ecco qualche proverbio. “La piuma dell’uccello vola in aria, ma finisce sempre a terra” (Mossi, Nurkina Faso). E’ chiaro che il destino è inevitabile, prima o poi ci passiamo tutti. Un altro dice così: “Quando la morte t’invita, non superi quella notte” (Agni, Costa d’Avorio).

Nessuno può modificare o rallentare la fine della propria vita. Quando è l’ora, bisogna andare e non conta che tu sia ricco, bello e famoso. Infine “Mentre tu vuoi coltivare il tuo campo, la piaga ti mangia il dito del piede” (Hutu, Burundi) (mentre tu pensi a sistemare la tua vita, ci sono sempre degli imprevisti. Cioè: l’uomo propone, ma Dio dispone. E aggiungiamo noi che crediamo un po’ “Se Dio chiude il portone, può sempre aprire una finestra. Quando. Solo Lui lo sa. Collegato al DESTINO, c’è il problema della MORTE, che a molti fa paura. Tutti, prima o poi, saremo invitai ad accoglierla. La morte, per l’africano, diminuisce la forza vitale del gruppo. Per questo, dalla poca esperienza fatta in Camerun e Congo RDC, si dà molta importanza. E’ un momento in cui tutto il clan si riunisce per ricompattarsi, per lottare insieme, per sentirsi forte. A noi, che veniamo dall’Europa, riesce difficile capire perché si facciano tanti giorni di lutto (una settimana) a cui tutti sono invitati (e qualcuno ne approfitta per mangiare e bere gratis). Ma lo scopo ultimo è un “esorcizzare” la morte, il non farsi vincere o almeno darsi la forza per non perdere l’unione tra i membri del gruppo.

Qui abbiamo una serie di proverbi che ci aiutano a capire meglio. “La morte è un debito verso la terra. Ciascuno lo deve pagare per conto proprio” (Baluba, Congo RDC).  Un altro aggiunge “La morte è come la piuma bianca. Non sappiamo chi se ne decorerà per primo” (Bakwa cienze, Congo RDC). E un altro simile “La morte è come un vestito che tutti devono portare” (Mandingue, Guinea). C’è la consapevolezza che tutti, prima o poi, moriranno. Nessuno è eterno su questa terra. “Anche l’elefante ha solo bisogno di un giorno per morire” (Andonga, Angola). E quando un morto, spesso i cosiddetti amici spariscono, come ci ricorda quest’altro proverbio “Se vedi una villa piena d’erba, significa che il proprietario è assente” (Bahumu, Congo RDC). Quando vediamo dei funerali di persone che sembravano invincibili, perché ricchi, famosi, potenti, viene spontaneo ricordare questo proverbio “La morte non suona la tromba” (Tutsi, Rwanda): essa arriva quando vuole e non su appuntamento. Perché ognuno di noi, la incontrerà. Bisogna prepararsi e vivere bene. Infatti “il cacciatore di bufali morrà ucciso da un bufalo, come l’uomo della riviera è morto annegato nell’acqua” (Basonge, Congo RDC).

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