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Salerno: approvazione Master Plan Aeroporto “Costa d’Amalfi”

Inserito da on 28 novembre 2018 – 06:042 Comments
Oggi a Roma, presso il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti si è tenuta la Conferenza di Servizi volta all’approvazione del Master Plan di breve e medio termine per gli interventi infrastrutturali di adeguamento e ampliamento dell’Aeroporto di Salerno “Costa d’Amalfi”.

Oltre alla Provincia di Salerno, rappresentata dal Consigliere Carmelo Stanziola, delegato dal Presidente Michele Strianese, e dal funzionario Nicola Vitolo, erano presenti i Comuni dell’area interessata (Bellizzi, Pontecagnano Faiano e Montercorvino Pugliano), la Regione Campania, la Soprintendenza archeologica, belle arti e paesaggio per le province di Salerno e Avellino, l’ARPAC, l’ENAC. Gli Enti presenti hanno espresso parere favorevole all’adeguamento e ampliamento dell’Aeroporto di Salerno Costa d’Amalfi. La Provincia di Salerno ha espresso la propria dichiarazione di coerenza al proprio Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale.

Il Master Plan si articola in due fasi in relazione al diverso carattere di urgenza degli interventi in esse previsti. L’orizzonte finale è centrato sull’allungamento pista pianificato come di seguito: nella prima fase l’allungamento pista va dagli attuali 1.655 ai 2.000 m, nella seconda fase dai 2.000 m ai 2.200 m. L’Aeroporto sarà in grado di accogliere aeromobili della classe C, tipo B737/800, A319, A320 e/o similari.

“Molto importante l’intesa fra Stato, Regione Campania e Enac – dice il Presidente Strianese – che ha portato alla conclusione positiva della Conferenza di Servizi che approva il Master Plan e il piano di sviluppo dell’aeroporto di Salerno “Costa d’Amalfi”. Ora seguono i passaggi successivi, ma finalmente il nostro territorio provinciale potrà contare su una infrastruttura strategica che sarà volano di sviluppo, non solo per la provincia salernitana, ma per la Campania e le regioni meridionali limitrofe”

2 Comments »

  • graziano berra scrive:

    EVVAI! Un altro aeroporto inutile! Come non ne avessimo già decine e decine! Aeroporti che non arrivano né arriveranno mai al numero minimo di voli giornalieri da coprire le spese. Soldi pubblici buttati, soldi sottratti alla sanità e alla scuola per metterli in cattedrali-simbolo del potere del politico locale! Aeroporti che hanno un volo al giorno se va bene ma che per questo impiegano un centinaio di persone qualificate in tre turni di lavoro. Controllate da Voi il traffico di Levaldigi, Brescia, Parma, Rimini, Perugia, Crotone, Levaldigi, Trapani… Controllate ancora quanti aeroporti internazionali abbiamo da Cuneo a Trieste o da Torino ad Ancona! Ce n’è uno ogni 70/75 Km…. L’Italia è la nazione che ha in assoluto il numero maggiore di aeroporti commerciali. Ma questi sono giocattoli costosissimi che anche le nazioni più ricche di noi non si permettono ed hanno razionalizzato, accorpandoli e collegandoli con una rete stradale e ferroviaria integrata e veloce. Da noi invece una pista di 2000 mt. non si nega a nessuno: ogni politico di rango deve avere il suo aeroporto sotto casa e c’è sempre una pletora di cosiddetti tecnici pronta a validare e plaudere ogni nuova costruzione. Non importa se poi su quella pista cresceranno le erbacce e diventerà un pascolo per le pecore… Povera Italia, in che mani è messa e si continua così anche con questo governo…

  • Gaetano Perillo scrive:

    Qualunque cosa si tenti di fare in Italia, come “c,è sempre una pletora di cosiddetti tecnici pronta a validare e plaudere ogni nuova costruzione”, così con altrettanta se non con più immediata sollecitudine spuntano per ogni dove coloro che provano a dimostrare con dovizia di particolari e ripetuti battage mediatici quanta inutilità, pericolosità, dispersione di denaro pubblico, ecc. caratterizzano quella costruzione.
    È un gioco molto semplice a cui si ricorre e si è ricorso spesso anche in passato.
    Vorrei ricordare vicende non più attuali di cui tuttavia si avvertono ancora le conseguenze.
    Nei primi anni del Regno d’Italia (seconda metà dell’800), ai fini dell’ammodernamento industriale e infrastrutturale di quella nuova realtà statuale, prevalse la convinzione che gli interventi dovessero essere rivolti verso obiettivi aventi il crisma della convenienza e della utilità immediata. Risultato: più dell’80% di fabbriche, strade, ferrovie furono realizzate al Nord, lasciando il Sud in una situazione di arretratezza economica, sociale e territoriale.
    Evidentemente anche allora si contrapposero partiti di diversa opinione. Chi appoggiò quella vincente peccò tuttavia di poca lungimiranza dovuta, forse, anche a una limitata conoscenza di altre realtà oppure inficiata da errati preconcetti.

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