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Castel San Giorgio: opera di Vincenzo Avagliano e di Alfonso Vitale per l’Immacolata

Inserito da on 24 novembre 2018 – 03:53No Comment

Anna Maria Noia

Domenica 25 novembre, alle 19.30, l’arciconfraternita dell’Immacolata a Castel San Giorgio invita alla presentazione del manufatto realizzato a quattro mani dagli artisti (entrambi di origini cavesi) Alfonso Vitale e Vincenzo Avagliano – quest’ultimo, sangiorgese di adozione. Tutto rientra nell’ambito delle solenni celebrazioni per la Vergine Immacolata – la cui devozione è molto sentita nella cittadina dell’Agro. L’opera – un pannello di 2 metri per 2,80 (costituito da quattro riquadri più piccoli – di metri 1×1,15), in tecnica mista (con colore materico, preparato dai due amici e colleghi) – si intitola: “Splendono d’argento e di oro le ali della colomba”. Il pittore Vitale e lo scultore Avagliano (molto spirituale e vicino alla fede cattolica – da accolito) si sono rifatti ed ispirati al salmo biblico 67, versetto 14. Il brano delle Sacre Scritture (veterotestamentario) recita, tra l’altro: “Non restate a dormire nei recinti” – quasi un presagio mariano o della nascita di Gesù. Gli autori collaborano da svariati anni e condividono esperienze e progetti; le loro strade si sono incrociate da sempre – sia per lavoro che in altre occasioni, non tortuose ma non per pura coincidenza – appare. Vincenzo Avagliano predilige il tema delle colombe, così pure e spirituali (ineffabili come la Madonna) da lasciare interdetti. Merito di un suo personale percorso (non solo di natura o matrice artistica) di maturazione nella religiosità cristiana. Anche Vitale è stato coinvolto, nel 2017 ma anche in precedenza (2013, 2014), nella realizzazione delle colombe. Che offrono molti spunti di riflessione e veicolano più simboli o significati. Nel pannello in questione, con la sagoma di Maria Vergine – dove poi verrà collocata la statua lignea novecentesca (ci sono delle curiosità, una storia particolare su questo simulacro – un racconto popolare infarcito di ricchi e sapidi aneddoti popolari che aggiungono misteri e connotazioni democratiche al lavoro dei due) di Maria, alta 2,40 metri – il colore sembra staccarsi dallo sfondo, per offrire (anche) una visione laterale particolarmente suggestiva ed emozionante, toccante. Si parte dall’essenza della terra – in blu scuro – per poi volgere verso tinte più tenui (pastello, lapislazzulo). Quando la Vergine, prima dell’8 dicembre (ricorrenza dell’Immacolata Concezione), verrà apposta sull’altare – dove è eretto il manufatto – si creerà un effetto di profondità e prospettiva. Tornando all’opera, la sagoma è circondata dai candidi uccelli che solcano i cieli sopra il mondo peccaminoso. Dal basso all’alto, le bianche colombelle rappresentano i vari gradi dell’amore: ai piedi della Madonna, i colombi tubano e sembrano designare le famiglie (amore “carnale”, materiale – che tuttavia porta verso l’alto, dove gli uccelli sembrano librarsi meglio e più vicino al sole – anche per… bruciarsi). Tutto crea riflessi ed effetti dinamici e di fresco movimento. La bidimensionalità del quadro si trasforma in tridimensionalità: un’allegoria – secondo gli autori – del passaggio dal nostro mondo al Cielo. Le colombe paiono sottolineare ciò, esse sono speculari alla base, ma poi ognuna viaggia nell’aere con più libertà. A completare il tutto, un sapiente gioco di luci. Il tempo per elaborare il quadro è stato di tre mesi; un lavoro a costo zero per i due. L’aspetto logistico è stato curato, come sempre, dalla Congrega. Il vernissage sarà preceduto da una celebrazione eucaristica alle 18.30, officiata dal parroco don Gianluca Cipolletta. Saranno presenti anche il priore della congrega, Gennaro Cibelli, e lo scrittore Antonio Donadio – un altro personaggio cavese, amico di Avagliano e di Vitale. Avrebbe dovuto esserci anche la professoressa Adelaide Trabucco – esperta di arte e di religiosità – impegnata altrove. Un elaborato che resterà nei cuori di tutti, per l’aria sognante; poetica; lirica, vagheggiante e celestiale del pannello in legno, sottoposto all’operazione di superfetazione. Vari e pregnanti, importanti, profondi i significati: dalla purezza, già descritta, degli animaletti angelici all’anagogia (metafora) degli angeli e degli apostoli del Cristo. Un bel connubio di universalità, rivolto allo Spirito Santo – la colomba più lucente di tutte, nel quadro. Molteplici le letture da effettuarsi di questo manufatto, tra i più riusciti della coppia. Una trama di varie dimensioni, di brillantezza – persa in tutto quell’azzurro. Il linguaggio visivo è molto efficace, molto ben calibrato. Come può un’opera simile uscire, provenire dalle mani di due uomini – senza l’ispirazione e l’afflato del Creatore? Questo vien da domandarsi osservando e ammirando il pannello. Pura poesia. Spontanea. Involontaria. Tutto parte dalla “ossessione” – chiamiamola così – dello scultore sangiorgese (di residenza) Vincenzo Avagliano concernente le colombe. Coinvolto, in tutto questo tempo, l’amico Vitale. La storia parte, anche, dalla collaborazione coi frati cappuccini di Salerno. Che si sono rivolti ad Avagliano, allora docente al liceo artistico “Sabatini”, per un presepe nel chiostro. Da cosa nasce cosa e, così, ecco l’elaborazione di questi simpatici e candidi animali. Pure nell’estate 2018, il Nostro ha realizzato creazioni aventi a oggetti e protagonisti tali esemplari di purezza. Che dominano su tutto (il mondo peccaminoso) e tutti (noi, poveri peccatori). Specularmente. I due artisti, 66 anni Avagliano e 68 Vitale, sono l’emblema dell’impegno e dei saldi valori religiosi cristiani. Qualche cronista parla del tema insito nella “Pacem in terris” – la nota enciclica del 1963 (S. Giovanni XXIII); in realtà il manufatto si presta a molteplici interpretazioni. Visioni dell’esistenza, non meramente urbana ed umana – bensì trascendentale. Soddisfatto per la valentia dimostrata dai due, il priore Cibelli. Che propone, a chi volesse, di seguire le attività della confraternita nella ricorrenza dell’8 dicembre.

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