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Solennità di Cristo Re dell’universo- Preparazione alle solennità dell’Immacolata e di Natale

Inserito da on 23 novembre 2018 – 00:00No Comment

Padre Giuliano Di Renzo

Mi si è scritto giorni fa che è responsabilità anche dei cattolici l’allontanamento dalla Chiesa e la deriva morale, sociale e civile della nostra società come pure dell’invasione islamica.

Anche i cattolici, certo. Soprattutto dei cattolici, i quali dovrebbero essere sale della terra e lucerne posti sul candelabro per fare luce a tutti nella casa. Altrimenti non servono che a essere gettati via e calpestati dagli uomini (cfr. Vangelo di San Matteo 5,13-15) e non solo dei praticanti cattolici.

I peccati sono collettivi, della società ma proprio perciò sono prima ancora di ciascuno di noi che formiamo la società.

Il marxismo ateo, originato dal laicismo liberale figliato dall’illuministico libero mai libero pensiero, ha devastato come una metastasi la società cristiana e inculcato nelle coscienze che dei mali è colpevole la società. Ha fatto così entrare in tutti un risentito qualunquistico sentimento di vittimismo consentendo a ciascuno di scrollarsi di dosso ogni personale responsabilità per cui nessuno sente il dovere di fare un sereno esame di coscienza, di pentirsi del male commesso e del bene omesso, di convertirsi volgendosi con cuore pentito verso la luce della Santità di Dio, la Parola vivente di Verità, di Bellezza, di Santità, che dà valore ai valori, giustizia a ogni giustizia. Tale è Dio, verrebbe di dire con Aristotele giunto all’estremo sforzo della mente nella sua Metafisica e del cuore umano nel viaggio di risalita verso le stelle.

O cristianamente, se vogliamo, al mistico Itinerarium mentis in Deum di San Bonaventura da Bagnoregio, dove il cuore dell’uomo, la sua anima, si sazia trovando pienamente se stessa nella somma Verità e nel Primo Amore, volendo congiungere il santo al Dante della Divina Commedia.

E’ l’ultima salute, direbbe ancora Dante nell’immensa preghiera di San Bernardo alla Madonna. Ultima non in senso temporale di una serie, ma nel significato di completamento della persona umana che in sé è il vuoto eternamente inquieto, in sé ramingo e insoddisfatto “finché non riposa in te” (cioè in Dio. Cfr Sant’Agostino. Confessioni). Perché Dio non è un tale tra i tanti tali, quasi un evocato zombi evanescente come tutti noi, ma è appunto…. Dio, il Logos, il Nòmos, la Legge, la Verità che tutto invera, in cui noi ci si invera, nostra salvezza e resurrezione perciò!

Essendo noi dentro di noi l’abisso fatto per accogliere in sé e congiungersi in pienezza di essere con l’abisso infinito dell’assoluto essere completo ed esistente dell’Amore, somma Verità vivente di Bellezza e Vita. Perché siamo vivente immagine, immagine metafisicamente non figurativamente intesa, di Dio Persone. Solo nella comunione intima di persona con Esse possiamo riposare nell’eterno dinamismo della quiete dell’Amore nella quale sta la raggiunta pienezza del nostro essere persone. Con entrare noi nel circolo pulsante della somma beatitudine del vicendevole divino scambio della somma Verità di divina Bellezza e Amore delle Persone tra Loro fatti noi divini con Esse.

Del resto l’inquietudine dell’intelligenza non si placa ed essa non si sente realizzata se non con la conoscenza che gli dà il possesso della scienza?

Eterno perché eterno è lo spirito, umano o divino, essendo l’eterno stare dell’essere un proprium della persona.

L’umiltà di riconoscere i propri tradimenti, le nascoste proprie vigliaccherie e cattiveria è una virtù che nel mondo quasi non ha seguito. Il male è sempre di altri, mentre noi siamo giusti e puri. La società è fatta da ciascuno di noi, resa malvagia dalla durezza del nostro cuore. Lo confessiamo inconsapevolmente quando ci lamentiamo che tra di noi non si comunica più. Misconosciuta l’anima, tolta ad essa il minimo di decenza siamo fatti macchine senza il calore della vita, schiavizzati dalla vita virtuale di elettronici robot. Siamo una società malata discarica delle nostre devianze e frustrazioni.
Quanti pregano? Quanti si inginocchiano davanti al Dio che salva e si accostano a Lui che si avvicina a noi mediante i sacramenti?

Lo scadimento della società, l’attacco alle famiglie, la famigerata teoria del genere, con la quale si distruggono le piccole innocenze e si dissolve nell’indefinito impersonale il volto delle persone. Il Frankenstein democraticamente omologato fa strame del diritto e della giustizia espropriando dell’amore dei loro figli i genitori e non permettendo ad essi di sentirsi chiamare babbo e mamma e i figli dell’amore dei genitori. Vengono i figli costruiti nell’utero in affitto o prodotti in provetta di laboratorio dando per genitori ad essi dei numeri. Non progresso come barbaramente si vorrebbe inculcare ma nefanda demoniaca distruzione dell’uomo, in odio al suo essere immagine di Dio!
Se ci troviamo a questo punto di distruzione e assenza di speranza è per colpa nostra. Quanti cristiani ed ex-cristiani pur di fare dispetto alla Chiesa hanno seguito i maestri del sospetto che con il voto di noi illusi hanno preso possesso delle nostre menti, delle istituzioni, scuole, sindacati, strade e piazze dal 1968 in qua?

Il via ai divorzi, agli aborti e ai tanti diritti escogitati negli anni dalle libertarie malvage fantasie che hanno rovinate persone, famiglie e società non lo abbiamo dato noi col nostro voto?
Mancava Muhammad! Questo antico Barabba così accorto amministratore di sue disumane utopie da riuscire convincere che Allah avrebbe premiato con la fruizione di ogni libidine i detti martiri che nel jihad, la via di Dio, sarebbe morti nell’assolvere il dovere religioso di imporre la supremazia di Allah e permetteva perciò azioni turpi di aggressioni, stupri, razzie, spoliazioni e rapine di donne per i loro harem e persone da vendere nei mercati di schiavi.
L’immigrazione, che immigrazione non è se non per ideologica convenzione per non destare sospetti su un’invasione non prima discussa nei suoi aspetti e conseguenze spirituali e di costume sulle famiglie e sulla società?
Nella prima lettura della Liturgia delle Ore giorni fa il Signore mediante il profeta Gioele preannunciava la convocazione dell’umanità nella Valle di Giosafat per il suo Giorno, quando farà piazza pulita degli idoli con i quali dissacriamo ogni giorno la terra rensa da noi un letamaio. Essa che sarebbe dovuta essere l’aiuola in cui far crescere la nostra vita innestata su Cristo.
Ci comportiamo come alieni piombati sulla terra quale sciame di meteoriti a far il male e farci del male, condurre le nostre guerre al sommo Santo e Signore nostro Dio e a noi stessi “usi sull’empia terra a correre come cavalli in guerra davanti a Lui” (cfr. Manzoni. Inni Sacri. Il Natale).
Nel provvisorio nostro piccolo abitacolo sperduto nella gelida immensità spaventosa e muta del tempo e dello spazio riteniamo che la vita ci sia data non per viverla con responsabilità, ma per sperperarla in crescenti sollazzi da un tour e un altro, da un casinò e l’altro, da una dose di cocaina all’altra, nell’isteria di stadi, piazze e pagliacciate dei gay pride, confondendo il lieto sano sollievo con i selvaggi ululati dell’oscuro nostro frustrato subconscio senza speranza e senza meta.
State pronti - ammonisce il Signore - perché non sapete né il giorno né l’ora in cui il padrone tornerà. Beati quei servitori che al suo ritorno troverà desti ad attenderLo” (Vangelo di San Matteo 25,13).
Il corpo è mio e me lo gestisco io“, ce lo ricordiamo? E’ l’eco della diabolica sfida con cui in cielo si fece l’inferno: “Sono io il Dio di me stesso!” Davvero il corpo è nostro, davvero noi siamo nostri? Davvero la vita è nostra? Non eravamo, siamo, non saremo. E così sarà di quel che avremo costruito.
Illusoria oratoria sono le parole di Napoleone in Egitto sotto le piramidi consumate da venti e sabbie del deserto: “Soldati, dall’altezza di queste piramidi quattromila anni vi guardano“.
Vegliate - ci ammonisce il Signore - perché non sapete quando il padrone di casa ritornerà…e non giunga all’improvviso e vi troverà addormentati. Quello che dico a voi lo dico a tutti“ (San Marco 13,35-36).
E: “Nessuno vi inganni. Molti verranno nel mio nome dicendo: Io sono il Cristo, e trarranno molti in inganno…. e per il dilagare dell’iniquità l’amore di molti si raffredderà. Ma chi persevererà sino alla fine sarà salvato. Frattanto questo Vangelo del Regno sarà annunziato in tutto il mondo perché ne sia resa testimonianza a tutte le genti. E allora verrà la fine!” (San Matteo 24,4-14).
E ancora: “Se qualcuno vi dirà: Ecco, il Cristo è qui o: E’ là, non ci credete. Sorgeranno infatti falsi cristi e falsi profeti e faranno grandi portenti e miracoli, così da indurre in errore, se possibile, anche gli eletti. Ecco io ve l’ho predetto. Come la folgore viene da oriente e brilla fino a occidente, così sarà la venuta del Figlio dell’uomo” (San Matteo 24,27).

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