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Dante, D’Annunzio e Shimoi – l’umanità popolata da sommi poeti e la coscienza socratiana

Inserito da on 23 novembre 2018 – 00:00No Comment

Giuffrida Farina

Evidenzio Harukichi Shimoi (1883-1954), poeta e scrittore giapponese, traduttore di Dante e D’Annunzio. Egli propose e diede concreto impulso alla edificazione di un tempio, a Tokyo, dedicato a Dante; legato a D’Annunzio da affettuosa amicizia, al punto che partecipò con lo   straordinario ‘Vate’ Pescarese amante della sontuosità e della vita mondana, alla impresa di Fiume e tradusse numerose composizioni poetiche nella lingua del Sol Levante. D’Annunzio   era coniatore di neologismi: i termini ‘velivolo’, ‘tramezzino’, il nome ‘Rinascente’  battezzante   il grande magazzino milanese, sono stati da lui creati. Relativamente a Shimoi, ha insegnato all’Istituto Universitario Orientale di Napoli, ed è stato un illustre Dantista; restando in tema,  vi è un mio conterraneo coperchiese, il Prof. Mario Aversano, docente universitario tra i maggiori Studiosi di Dante in Italia, dirigente della Associazione “Pro-Loco di Pellezzano” che coordina insieme al fratello Prof. Vincenzo Aversano, anch’egli scrittore ed insegnante universitario.

Il Prof. Mario Aversano ha rivelato e dimostrato un -fortunatamente- mancato evento:“Dante         è stato vicino al suicidio, lo proverò con dei documenti nel mio Grande Commento alla Divina Commedia  di circa tremila pagine, che sto scrivendo.

Dante è stato ad un passo dall’abbandonare  la fede, questo lo desumiamo dai versi del Purgatorio”. Aversano, nel corso d’una manifestazione  culturale svoltasi a Vietri sul Mare, ha esplicitato il concetto di Divina Commedia quale  “più grande Poema della Pace mai composto” e di struttura dell’Opera sembrante costruita al computer: ”Dante aveva creato uno schema perfetto,all’interno del quale inseriva i suoi personaggi e le parole giuste con richiami ipertestuali”. Di seguito vi è un dialogo che ho immaginato tra il Sommo Poeta, D’Annunzio e Shimoi; conversano intorno ad una ipotetica Umanità popolata esclusivamente da “Sublimi Grandi anzi Immensi Poeti e Immense Poetesse”.

Dante. <<L’Umanità, popolata esclusivamente da Sublimi Grandi anzi Immensi Poeti e Immense Poetesse: cede alla passione poetica. Quali colombe dal disio poetico chiamate/cotali uscir de la schiera ov’è Dido… Dunque la razza di Autori Minori estinta. Mi vergogno d’esser stato volgare verseggiator. Gli Accademici del Premio Nobel, annualmente/sistematicamente/ineluttabilmente si ritrovano in una selva oscura…fatica Ulissea, districarsi tra miliardi di Sublimi Poeti, di Immense Poetesse; quando ci si riunisce onde decidere a Chi assegnare il prestigioso riconoscimento, immaginate quali allegorie mi trovo costretto ad inventare. Comprendete perfettamente che le consultazioni, non esistendo Autori Minori in alcun remoto angolo di ciascun continente, necessariamente durano dai 4 ai 5 anni. Talvolta anche 8 anni. Come ben noto, dalle origini sino al secondo millennio, Amore, Morte e Rimpianto erano temi assolutamente sconosciuti, estranei alla logica poetica; non venivano mai trattati dai precedenti versificatori. Di ognuno d’essi una propria, inconfondibile cifra di riconoscibilità: se si ponevano a confronto diecimila poesie, ogni critico letterario sapeva perfettamente riconoscere chi era stato il sublime autore di ciascuna, le diecimila composizioni poetiche erano diverse l’una dall’altra e di singolare originalità, trattando la singola un motivo poetico differente dai restanti 9.999. Stessa corrispondenza pittorica, scultorea, musicale: chi osservava un quadro di Van Gogh, di Gauguin, di Dalì, una scultura di Rodin o di Brunelleschi, una composizione di Verdi o di Beethoven, immediatamente indicava l’autore dell’opera pittorica, scultoria, musicale. Ma adesso, nel mondo della poesia si scrive utilizzando una nuova lingua, uniforme, costante, con un Neocodice, una Neosintassi: la Lingua Versistica; i temi sono 3: Amore, Morte, Rimpianto. Il linguaggio poetico, utilizzato da miliardi di poeti e poetesse in tutti i luoghi della terra, evidentemente, presenta il difetto della monotonia; adesso i Sublimi Grandi anzi Immensi Poeti e Immense Poetesse trattano  esclusivamente una triade: Amore, Morte, Rimpianto; nessun altra triade divina, nessuna tesi, antitesi e sintesi Hegeliana, nessun accordo di tre suoni: l’aspetto originale rispetto al passato, è che, in qualunque posto del mondo,essendo la Terra popolata soltanto da abitanti/poeti-poetesse, risulta naturale esprimersi in Versi. Sublime contenitore di poeti e poetesse, il globo: si va in vacanza a Londra, a Parigi, a Pechino, si passeggia per le strade, si chiedono informazioni in rima baciata: <<Mi/sai/indicare/per/cortesia/quale/è/il/percorso/più/breve/devo/visitare/ la Cattedrale>>, in lingua inglese. Il Simile risponde per le rime e in rima:”You/have/to/know/ that/in/the/ shortest/path/is…”.(“Devi/sapere/che/il/percorso/più/breve/è…”)>>.

 D’Annunzio. <<C’è un secondo aspetto da considerare, relativo ai Critici Letterari; nel tempo dello 0,84% di reali poeti e delle magiche parole in rima o versi liberi, tutti i critici letterari  non scrivevano falsità, nessun esegeta era tradito dalla adulazione; quando occorreva stendere pietosi veli di silenzio oppure esibire stroncature, si esponevano perentoriamente, senza alcuna finzione pirandelliana: Laudata sii pel tuo viso di perla/o Sera, e pe’ tuoi grandi umidi occhi ove  si tace/ l’acqua del cielo! Nessuno taceva la verità, alcuno scritto recensorio raccontava scempiaggini: Quel mistero dal gesto d’una grande/statua solitaria in un giardino/silenzioso al vespero si spande! Oggi son tutti “Gran Vati”: i Critici Letterari gettano immense colate di vere arlecchinate: L’assoluta eccezionalità è privilegio di pochi… Qual messe di sogni ondeggia/                    al tuo mite chiaror qua giù… La terra sciolta s’è nell’infinito/sorriso che la sazia…>>.                                                                                                                                                              
Shimoi. <<E vi è anche una terza riflessione: Attualmente le composizioni poetiche, essendo accompagnate da disegni, musiche, foto e sculture (ognuno dei miliardi di poeti è capace di tutto questo), richiedono nuove figure di critici letterari, con grandi competenze di musica, di pittura, di scultura, di fotografia. Voi tutti ben conoscete la  Glossopoiesi, sublime arte della creazione di linguaggi artificiali, con sviluppi associati: vocabolario , fonologia,grammatica.Nella nostra terra del Sol Levante ancora oggi è molto nota la cantante Mina;in particolar modo è conosciuta una sua canzone: ”Parole. Solo parole”. Oggi, con circa 10 miliardi di Poeti che dispongono parole  in tante righe orizzontali, è stata riarrangiata, trasformata in: “Versi Liberi. Solo Versi in Libertà”>>. In breve affrontiamo l’apparente annullamento delle conoscenze che ha fornito impulsi al processo scientifico; Socrate sosteneva che “E’ scienza sopra ogni scienza sapere di non sapere: la Verità risiede nel cuore dell’uomo”; con il suo metodo, fondato sulla ironia e sulla maieutica, ha aperto la strada alla ricerca scientifica ed alle associate scoperte ed invenzioni. Assai più realistiche di quelle poetiche -o forse presunte tali- dei miliardi di poeti che dimorano sul pianeta Terra: l’umiltà (il linguaggio di Dante, il volgare, era “umile”), la coscienza di “non sapere” schiudono qualunque percorso conoscitivo. Concludo con la raffigurazione (tecnica mista su cartoncino) di Dante e D’Annunzio che si osservano perplessi, e di un Tempio insieme alla foto di Shimoi (tratta dalla pagina internet: https://it.wikipedia.org/wiki/Harukichi_Shimoi). Poi c’è la rappresentazione di Socrate, premettendo un aspetto relativo a due richieste di colloquio con proposta di assunzione; mi pervennero (dalla azienda di consulenza industriale ‘Staff, Ricerche e interventi organizzativi’, e dal ‘Gruppo IRI’, ente pubblico italiano del quale era presidente Romano Prodi) qualche mese dopo la laurea in Ingegneria elettrotecnica conseguita  a Napoli  nel 1983. Ho raffigurato Socrate: insieme a Romano Prodi (sul telegramma del Gruppo IRI), ed assieme a due tralicci (sulla lettera della azienda di consulenza), attesa la circostanza che in quel frangente l’Enel di Sala Consilina era la mia dimora lavorativa.  Giu

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