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Alfabeto speciale: Z…come ZOO

Inserito da on 17 novembre 2018 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

Era mezzogiorno nella nostra parrocchia di Baraka in Congo RDC. Quando sento dei rumori, delle grida, della gente che corre da tutte le parti. Esco di corsa dalla porta della casa e vedo che qualcuno, vicino al pollaio, sta inseguendo un animale. Chiedo: “Ni nini?(che cosa c’è?)”. L’ortolano mi dice: “Padiri, ni kenge. Anaiba mayai (è il kenge, un lucertolone, ruba le uova)”. E tutti a corrergli dietro, finchè uno riesce a colpirlo con la lancia. Finalmente abbiamo scoperto chi portava via le uova ogni giorno. “E adesso cosa ne farete?” chiedo. La risposta è semplice: “Lo mangiamo. Nyama ni nyama (carne è carne)”. Si vede che era buono. Glielo lascio e così comincio a scoprire che per loro, tutto ciò che si muove, si può mangiare…Qualcosa, in verità, no. Mi riferisco ai poveri cani che vedi, quando vai nei villaggi. Magri che fanno paura, pieni di zecche.

Nessuno che pensa a loro. Sono proprio dei poveri cani! Probabilmente non hanno neanche la forza di abbaiare. Invece i gatti. E’ difficile vederli. Qualcuno dice che hanno fatto una brutta fine…Ma c’è un animale che è veramente un flagello per i villaggi, dove ci sono le piante di mango o dove vuoi mettere a dimora delle piantine nuove. Sono le capre. Puoi capire dove loro sono passate, guarda alla base delle piante di mango e vedi che sono spoglie fin dove è arrivata la capra. Invece, quando si piantano delle piantine nuove per bloccare la desertificazione, bisogna circondarle da un recinto in bambù, altrimenti non resterà niente. Poi, se ti capita in auto, di investire un capretto, cerca di scappare subito, altrimenti se ti fermi te lo fanno pagare come adulto, perché secondo loro gli hai impedito di crescere. Punti di vista diversi, ma sembra che abbiano ragione loro.

A me è capitato una volta. Mi sono fermato, ho guardato in giro e, visto che non c’era nessuno, ho ripreso la strada a tutta velocità. Un altro animale, che per fortuna ho visto poche volte, sono i serpenti. Di solito sono velenosi e ci sono naturalmente quelli più grandi che, se ti abbracciano, rimani con loro. I nostri fratelli africani hanno un udito sensibilissimo. Riescono a sentire la loro presenza. Se per caso, uno viene morsicato, si cerca di far uscire il sangue, si applica la “pietra nera” (che assorbe il veleno e si impedisce che vada in circolo nel corpo), poi, naturalmente lo si porta all’ospedale per curarlo. Insomma, riesce a salvarsi. Se invece è nella foresta, vengono applicate delle erbe che fanno il medesimo effetto. Ma non sempre riesce, visto che tra questi animali, c’è quello che chiamano “tre passi” (cioè dopo tre passi, te ne vai per sempre). Poi nel lago, ce ne sono di due tipi che hanno dei “caratteri diversi”. I coccodrilli se ne stanno tranquilli a prendere il sole, sonnecchiano, ma non dormono. Basta un minimo movimento che all’improvviso scivolano in acqua e lentamente afferrano la preda.

La portano sul fondo e piano piano la mangeranno. Invece i “cavalli di fiume”, gli ippopotami sono veramente ingombranti, rumorosi e dispettosi. Uno dei loro giochi preferiti è di andare sotto le piroghe dei pescatori e di farli cadere in acqua. Quando invece sentono un rumore, come quello del nostro battellino, se ne vanno un po’ scocciati. Insomma volevano giocare con noi, ma noi non eravamo d’accordo, perché loro…giocano pesante. Però l’animale più pericoloso, quasi invisibile, ma che provoca brutte esperienze, sono le zanzare. Non le vedi, ma le senti.

Sono sempre all’attacco, assetate di sangue, dei vampiri. E quando ti hanno toccato, ti lasciano la malaria e tu sudi, sei senza forze, noi sai cosa dire e ti devi fermare. Insomma anche questo è un esercizio di pazienza, di entrare in profondità nella vita africana.

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