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I famosi critici d’arte Bonito Oliva e Sgarbi ed i tanti ‘inoriginali scimmiottatori sgarbiani’: le fotocopie sono analoghe alle soluzioni di equazioni. Una duplice interazione: ’paterno-nonnesca e mastello-macellaiesca’

Inserito da on 3 novembre 2018 – 00:00No Comment

Giuffrida Farina

Il brano che segue è un articolo nel quale vengono rievocati 3 episodi, integrato: da una interazione ed immaginario dialogo con l’artista-ingegnere Sinisgalli; dall’analisi d’un neo ‘anthropos’, un nuovo  tipo di essere ‘umano-tecnologico’, l’Homo Videns, partorito dal mezzo televisivo.

A proposito di parto, è inserita una sconcertante vicenda accaduta a Ravenna nel 2013, credo induca ad una riflessione sul (preordinato?) Destino di ognuno di noi. Relativamente ai 3 episodi, in 2 di essi risultò coinvolto il  famoso Critico d’Arte di Caggiano, Achille Bonito Oliva; al Quale, tra le ben note svariate virtuosità (spazianti da quelle culturali a quelle di carattere singolarmente estroso) si deve la nascita di una corrente pittorica (intorno al 1980) e il conio d’un neologismo identificativo della stessa: la TRANSAVANGUARDIA, che oltrepassò le tematiche astratto-concettuali delle Neoavanguardie, ritornando a materiali e tecniche pittoriche tradizionali; principali esponenti: Chia, Clemente, Cucchi, De Maria, Paladino.

Vennero presentati alla Biennale di Venezia del 1980. LA PRIMA RISSA IN TV, SI VERIFICO’ IN UNA TRASMISSIONE DI  BAGNASCO. Il 1989 rappresentò anno dell’avvento d’una nuova era televisiva, caratterizzata da violenti scontri verbali. Relativamente a celebri querelle televisive tra Sgarbi e suoi antagonisti, l’indice di ascolto ‘share’ toccò, nel 1989, vertiginose punte  percentuali.

Nel programma di Arnaldo Bagnasco, <<Mixer Cultura>> (1989), accadde l’inaugurazione della ‘stagione delle risse’ in tv: prima contesa, quella  coinvolgente Vittorio Sgarbi e Achille Bonito Oliva. LA DIVERGENZA PROSEGUI’ DA COSTANZO. Sgarbi  attaccò nuovamente Bonito Oliva, nel corso di una trasmissione  <<Costanzo Show>> del 1989.

IL 1989 SI RIVELO’ ANNO DEL “1° PAROLACCIO” DI SGARBI. Nello storico programma condotto da Costanzo,  Sgarbi pronunciò  il suo ‘primo (termine) parolaccio’ udito in televisione: stronza. “Lei è una stronza!” fu il complimento reattivo  indirizzato ad una insegnante di Lettere che lo aveva analogamente elogiato con modalità veemente. INORIGINALI MA OTTIMI SCIMMIOTTATORI SGARBIANI. La TV odierna, carica di diverbi e risse tra SCOPIAZZATORI DI TIMBRO SGARBIANO, è la fotocopia di quei 3 video del 1989: qualcuno potrebbe confutare tale tesi? Grazie ai summenzionati episodi, parecchi imitatori non dotati di alcuna qualità culturale o dote di creatività, hanno avuto la possibilità di essere conosciuti; di ‘essere conosciuti’, ribadisco: non di ‘diventare famosi’, come costoro, con sciocca presunzione, ritengono, atteggiandosi a dive dotate di ‘fatalità Wanda Osirisiana’ o a ‘Premi Nobel per la Letteratura’ sebbene qualche piccolo bisticcio grammaticale risulti immancabile nelle loro sublimi ostentazioni; fama è tutt’altro concetto, del quale scriveva Omero delineando l’eroe ‘bello di fama e di sventura’, Ulisse.

D’altronde, fotocopie ed originalità non si possono mascherare, sono analoghe alle soluzioni di una equazione, indiscutibili. Negli oroscopi, ciascuno di noi può cogliere l’attimo umano d’una opinabile parziale verità, ovvero riscontrare strani sincronismi di eventi prospettati dall’esperto di previsioni: ma quel che è stato innanzi esplicitato, è pura Realtà Matematica. I 3 episodi mi stimolarono e indussero in me il baleno d’una idea: la nascita di un nuovo tipo di Essere, in uno umano – tecnologico, l’Homo Videns; Personaggio partorito dal mezzo televisivo.

Iniziai, in quello stesso 1989, un romanzo imperniato sull’Homo Videns ovvero sui TeleHomines, nel quale il concetto cardine era, in sintesi: la Televisione provoca una mutazione della natura umana, trasformando l’Homo Sapiens in una Neo Figura; dunque, un mezzo ‘antropogenetico’.

Sottoposi la mia creazione all’analisi del poeta e critico letterario Gaetano Salveti (al quale piacque l’invenzione narrativa), di alcuni giornalisti e critici letterari, tra i quali  il Prof. Giorgio Bàrberi Squarotti; la direttrice della testata on line Dentro Salerno, Prof.ssa Rita Occidente Lupo; la presidente de “I Martedì letterari”, Prof.ssa Giovanna Scarsi. L’elaborazione, completata nel 1992, la prospettai ad alcune Case Editrici (Mondadori, Einaudi, Bompiani) e fu una sorta di odissea editoriale perché nacque una singolare vicenda da me delineata in un testo (Antropos Edizioni, collana diretta dal Prof. Franco Pastore) che proporrò alla cortese attenzione di direttori di quotidiani  e riviste. Altra Realtà matematica indiscutibile, la vera Arte; di natura interattiva scientifica-artistica, coinvolgente l’ingegnere-artista Leonardo Sinisgalli (Montemurro, 1908-Roma 1981), geniale, poliedrica personalità del secolo scorso.

Ingegnere elettronico, lavorò per la grande industria, fu poeta, prosatore, saggista, critico d’arte, narratore, pubblicista, art director, direttore di riviste, documentarista, autore radiofonico, disegnatore; fondò e diresse (dal 1953 al 1958) la prima rivista italiana connettente espressioni artistiche connubianti con temi di natura scientifica: CIVILTA’ DELLE MACCHINE.

Di seguito, un fittizio, rapidissimo dialogo, da me immaginato, intorno a singolari ‘assonanze di mestiere’, definiamole ‘affinità paterne – nonnesche’ (genitore paterno e nonno di Sinisgalli erano mastellai, miei: genitore paterno e nonno, erano macellai). Premetto qualche notizia intorno al recipiente di legno che dunque Sinisgalli conosceva assai bene, avente forma di ‘metà botte’: il mastello; più largo alla bocca che alla base, presenta due componenti, le doghe, sporgenti l’una di fronte all’altra e bucate (le cosiddette orecchie del mastello) in guisa che risulti agevole il trasporto, utilizzando un bastone infilato nei fori.

Il volume FUROR MATHEMATICUS (PONTE ALLE GRAZIE-1992; prefazione di Oretta Bongarzoni) presenta, a pagina 336, una riflessione del “Leonardo del Novecento”  intorno alla attività coinvolgente il nonno e il padre. Espongo una leggera, subitanea conversazione: è l’immaginario dialogo con l’ingegnere artista lucano; evidenzio a Sinisgalli una duplice armonia di suono, relativa alle ‘consonanti attività’ dei rispettivi genitore e nonno; le affermazioni di Sinisgalli sono reali (cfr. pag. 336 del sunnominato testo).                                                                                         Leonardo: “Mio nonno faceva il mastellaio”. (Giuffrida: “Mio nonno faceva il macellaio”).                                                                                                                                                                           

Leonardo: “Mio padre fa il mastellaio”. (Giuffrida: “Mio padre fa il macellaio”).                 

Leonardo: ”Io non voglio morire prima di aver fatto almeno un mastello”.                                                                                                      (Giuffrida tace, non può replicare; non vi sembra? Iterare equivarrebbe a:  ”Io non voglio morire prima di aver fatto almeno un macello”… Sono in misura  più che sufficiente quelli già combinati!!!)… Ecco, l’ “interazione Sinisgalliana”   è integrata  da alcune mie elaborazioni e dalla prefazione dello scrittore e poeta Gaetano Salveti, relativa al mio volume intitolato ‘Ahi, Dante maledetto!’, Palladio/1988. Concludo con una nota su Salveti, scomparso nel novembre del 2001, all’età di 79 anni; è stato fondatore e direttore della rivista ”Crisi e letteratura”, segretario generale della Associazione dei critici letterari italiani, vicepresidente dell’Associazione internazionale dei critici letterari con sede a Parigi.

Sotto l’ègida, tra le altre Istituzioni, del Comune di Roma, alla Sua memoria viene organizzata, con cadenza annuale, la manifestazione letteraria ‘Premio Cittá di Arsita-Gaetano Salveti’. Infine, gli ‘accordi grafici di accompagnamento’: 2 immagini fotografiche ed alcuni disegni; uno illustrante la mia interpretazione di strumenti di lavoro utilizzati dal mastellaio e dal macellaio, segue la ‘raffigurazione fisica’ dell’Homo Videns, dotato di una componente umana ed una componente tecnologico-televisiva.

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