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L’Italia del tempo che fu- i Paesi dell’anima non sono solo pietre

Inserito da on 1 ottobre 2018 – 10:01No Comment

Giuseppe Lembo

Le pietre, le tante pietre delle “case sgarrupate” dei Paesi dell’anima di cui è ricca l’Italia minore e tante parti del mondo, non sono solo pietre. Le pietre, la bellezza del paesaggio, le testimonianze storico-artistiche e culturali del nostro passato, non sono importanti, solo per quello che si vede e/o si tocca. L’Italia si delocalizza sempre più; tanto, facendosi un male da morire; tanto, determinando condizioni senza ritorno da morte sicura. Per avere il territorio amico è necessario un saggio rispetto da parte dell’uomo che deve esserne il guardiano e deve integrarsi ad esso senza farle azioni di violenza e/o di abuso che non ne permetterebbero la conservazione e la necessaria trasmissione al futuro di quelli che verranno per un uso altrettanto intelligente e tale che non diventi abuso con sofferenze ambientali che ne comprometterebbero gravemente la conservazione ed il buon uso. Le pietre parlanti dei tanti piccoli Paesi dormienti che da Paesi dell’anima per diffusa negazione umana, stanno diventando sempre più senz’anima, sono testimonianze materiali che vanno molto al di là della loro materialità. Dall’uomo di Neanderthal (47 mila anni fa), all’homo sapiens del nostro tempo, meglio conosciuto come il tempo nuovo del Millennio globalizzato, se ne è fatta di strada. La storia di questo grande protagonista di vita evolutiva sulla Terra, conosciuto come UOMO, è cominciata circa 300 mila anni fa. Molti e forti i cambiamenti in uno con quelli territoriali ed ambientali, con fattori di grande mutevolezza dell’insieme cosmico, nel clima. I cambiamenti climatici hanno contribuito a fare la nostra storia; la storia dell’uomo sulla Terra, animato, nel suo cammino umano, da una saggia convinzione-certezza basata sul principio, assolutamente valido anche oggi che è l’”unione  a fare la forza”. L’uomo, all’inizio della sua presenza avventurosa sulla Terra, viveva di caccia; attraverso il loro fare da cacciatore era grandemente efficace nel procurarsi il cibo. Era altrettanto intelligentemente abile nello sfruttare l’ambiente in cui viveva, in un rapporto di equilibrato vivere naturale. Da Neanderthal all’homo sapiens è il lungo percorso dell’uomo della Terra; è il tempo umano della storia dell’uomo. È questa la cosiddetta evoluzione umana; un cammino di evoluzione che è stato in sé l’evolversi della vita e dei destini degli uomini sulla Terra che è antropologicamente bella per quel suo lungo viaggio evolutivo che dall’uomo di Neanderthal ci ha accompagnati fino all’homo sapiens; fino all’uomo moderno che, forte del passato, riconsiderandosi, saprà anche costruire saggiamente il futuro. L’Italia dei Paesi dell’anima che è sempre più abbandonata a se stessa e che rischia la desertificazione umana, per condizioni di invivibilità diffusa, deve tornare a vivere; deve riprendersi la sua anima ed essere in sé, un mondo vivo. Tanto, liberandosi delle colpe di chi poco saggiamente non sa vivere bene il presente e, così facendo, si nega al futuro. Si nega al futuro con indifferenza assoluta per i Paesi dell’anima e le pietre parlanti che, volendolo, possono tornare a vivere, continuando ad essere, come una volta, Paesi dell’anima; Paesi delle tante pietre parlanti che, raccontando il passato, diventano triste forza di vita di un presente immalinconito e senz’anima; di un presente, dove l’uomo, ormai fermo, facendo male e facendosi male, si nega al futuro. Tutto questo fa male e ci fa male; tutto questo, un grave danno per l’umanità futura, deve essere rimosso evitando come Italia, di farci male, correndo diritti, diritti verso il disastro da tempo annunciato e da cui è sempre più difficile salvarsi; se non si interviene a rimuovere gli ostacoli, pesanti macigni, bloccanti l’Italia del possibile; quell’Italia che verrà che, inaridita com’è, non sa riconoscere il bello e la bellezza, una grande ricchezza italiana; non sapendola riconoscere, non la sa neppure amare; neppure considerare come risorsa del possibile italiano; tanto, per un fallimento italiano che, è ormai al suo punto di arrivo e che è assolutamente difficile fermare; tanto, per colpa di chi diabolicamente lo ha costruito a più mani; tanto, per colpa di una classe dirigente italiana, purtroppo senz’anima, fortemente compiaciuta di negarsi al futuro, con un fare carico di negatività, il frutto dell’intreccio maledetto burocrazia-politica, un mondo dorato, fatto di affari e privilegi dei tanti protagonisti di un’Italia senz’anima, impegnati a godersi disumanamente le tante amare sofferenze italiane, fino all’ultima occasione, assolutamente indifferenti di quel che accadrà agli italiani dal futuro negato.

 

 

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