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Cava de’ Tirreni: Erica Sessa, campionessa di tiro a volo torna da Europei e mondiali juniores

Inserito da on 13 settembre 2018 – 00:00No Comment

 Anna Maria Noia

Si sono appena concluse le competizioni mondiali 2018, per quanto riguarda la disciplina sportiva del tiro a volo. Categoria juniores (fossa olimpica). Sabato 8 settembre sono terminati, dunque, i mondiali – nella città coreana (Corea del Sud) di Changwon. Ad agosto, invece, si sono tenuti gli europei – in Austria, a Leobersdorf. In entrambe le occasioni, a salire sul gradino più alto del podio – sempre per la specialità tiro a volo juniores – è stata la campionessa Erica Sessa. Da Cava de’ Tirreni, con furore. Appena giunta e reduce da tantissimi primati. Una ragazza semplice, Erica. Perbene, dolce. Con un filo di trucco ma per il resto acqua e sapone. Compirà 20 anni a novembre. Sta realizzando tutti i suoi sogni, a partire dal diploma all’istituto per Geometri della sua cittadina (conseguito in questi ultimi mesi) – ed intende inoltre laurearsi presso l’università telematica “Pegaso”, iscrivendosi alla Facoltà di Giurisprudenza. Sostenendo (forse) gli esami al campus di Fisciano. Un’intensa femminilità le pervade lo sguardo; possiede grazia ed eleganza. Nessuno le attribuirebbe, al vederla, la determinazione che invece dimostra nell’imbracciare il fucile – considerato un tabu maschilista. Ed invece, non solo la Nostra primeggia ed eccelle nella disciplina – ma trova anche il tempo di dedicarsi agli hobby, tra cui lo shopping (per le vie di Cava e non) e la palestra. Tante le sue amiche, a volte – anzi spesso – anche rivali; conosciute in giro per il mondo: Erica – figlia di Vincenzo (di origini sanseverinesi) e di Assunta Altobello (di Cava) – è stata praticamente in tutta Italia; poi ha sostenuto gare in Germania, Finlandia, Kuwait, in Australia – la zona più bella che lei abbia mai visto è Sidney. Proprio viaggiando ha scoperto luoghi diversi, conosciuto ragazze e “colleghe” atlete con cui poi è rimasta e rimane in contatto. Le è mancato un po’ il cibo, girando il mondo; il caffè, il tifo viscerale delle nostre zone e la madrelingua italiana. Fa parte del corpo della Polizia – Fiamme Oro. È fidanzata da un annetto con Pietro, vive le sue esperienze sportive e quotidiane in serenità. Una famiglia che la ha sempre appoggiata e, soprattutto, sostenuta e consolata nei momenti di difficoltà – oltre a gioire per i trionfi e i sempre più cospicui successi. Perché, come ha affermato nel corso della nostra intervista la Sessa: “Dalle sconfitte si impara e nelle vittorie si cresce”. Tanti i sacrifici sostenuti ed affrontati da Erica e dai familiari: sebbene la spontaneità della campionessa si sposi all’umiltà di una vita “normale”, Erica ci ha raccontato che “In vista delle gare – afferma – mi alleno ogni giorno, intensamente. Fino ad otto ore. Se il periodo delle competizioni è lontano, allora l’allenamento si limita a 3 o 4 volte alla settimana e per “sole” cinque ore”.

Il suo allenatore e/o coach “di sempre” è Pierluigi Pescosolido, a Roma – dove si reca in caserma.

Con lui, rivela Sessa “C’è molta sintonia”. E veniamo, dopo aver tratteggiato la vita e il carattere di Erica, agli aspetti tecnici delle sue vittorie e poi alle particolarità del tiro a volo: per quanto concerne gli europei di agosto, dove si sono affrontati 28 atleti juniores di diversi Paesi dell’Unione, Erica Sessa ha vinto l’oro individuale e quello a squadre – con Sofia Littamè e Giulia Grassia. I primi due giorni, si sono svolte le qualificazioni – con l’obiettivo di colpire 75 piattelli (dischetti in resina o ceramica) il primo giorno e 50 il secondo. In totale sono 125 piattelli, di cui l’atleta cavese ne ha “presi” ben 112. In finale, ha vinto colpendo 38 piattelli su 50. Al recentissimo mondiale, invece, gli atleti erano 36 (sempre juniores e sempre nella sua categoria, poi ci sono lo skeet e altre specialità); Erica ha sbaragliato altri avversari e fenomeni come lei, individualmente e in squadra con Sofia Littamè e con Lucia Palmitessa. Oro anche nel “Mixed team”, che contempla l’affiancamento di donne e uomini. La gara, suddivisa in due giornate, prevede sempre 125 piattelli da centrare (75 e 50); la poliziotta ne ha messi a segno 117 su 125, il secondo miglior punteggio della prima serie. Quando poi i piattelli da colpire erano di seguito – in numero di 50 – ne ha beccati 41. Essendo, infine, giunta a pari merito con un’atleta indiana ha vinto lo shoot-off (lo spareggio). Il tiro a volo ha regole peculiari: c’è una fossa, ci sono spazi dove si punta il fucile detti “testimoni” e delle buche dove viene lanciato, in maniera casuale, il piattello. Davanti agli atleti sono posizionati dei microfoni, dove quando si è pronti a sparare si esprime “A” oppure “O”. Il tempo per colpire i bersagli non va oltre i 12 secondi; se si tarda, la prima volta c’è un richiamo verbale (da parte dei giudici di gara); la seconda si incorre nel cartellino giallo e infine si viene eliminati. “E’ una grande emozione, sentire l’inno nazionale del mio Paese – rivela – ed ogni volta mi commuovo”. Lo dice una ragazza costante e caparbia, che esprime inoltre: “Anche se è dura conciliare tutto, conduco una vita come tutti gli altri e la sera esco con le mie amiche. Mangio regolarmente, essendo attenta all’alimentazione ma senza eccessive privazioni. Certo, non posso tardare troppo: in vista delle gare mi alzo presto; negli altri giorni – quando sono a casa, per riposarmi – per le nove sono già in piedi”.

Erica afferma: “Prima della competizione mi concentro ascoltando musica, non pensando a niente. Devo avere sempre la mente libera. Non ho preferenze musicali specifiche, tutta la musica mi dà la carica; ho una mia play list”. E poi, è adrenalina purissima. “Del mio sport – dice – non odio nulla, mi piacciono tutti gli aspetti. Del tiro a volo amo soprattutto il fatto che c’è sempre e tanto da imparare”. “Ho iniziato seguendo l’esempio di mio nonno Enrico – cui devo il nome, al femminile. Anche lui praticava il tiro a volo, ma è morto prima che nascessi. Sono l’unica nipote a non averlo conosciuto. Senza saperlo, ho tuttavia seguito i suoi passi. Come se il suo spirito, dall’alto, mi avesse ispirato e guidato”.

“La passione per tale sport è nata a 13 anni – sono sue parole – mio padre era anche cacciatore. Per molto tempo mi sono allenata al centro La Torretta di Pagani, qui sono cresciuta. Anche adesso, a volte, mi alleno lì”.

L’allegra e simpatica poliziotta, dunque, dimostra a tutti che se ci si impegna possono insorgere – in sé stessi – grandi risultati. Una lezione di vita per i giovani e per gli adulti. Per questo suo messaggio positivo, rivolto in particolare alle nuove generazioni, nell’ottobre 2017 la Sessa ricevette l’onore di essere celebrata al Comune di Mercato S. Severino, accolta dall’assessore Giuseppe Albano e da una delegazione di sportivi e responsabili tecnici del mondo dello sport. La campionessa adesso pensa al futuro, in grande. Verso altre competizioni. Verso altri, infiniti – le auguriamo – successi e lidi. Dopo questi suoi “primi” europei e mondiali “alla grande”; dapprima ella ha partecipato a numerosissimi altri contest – gare sempre internazionali, ma non così “prestigiose”. In vista di altre medaglie…

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