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Lettera di un operatore culturale del Vallo di Diano all’Ente provinciale

Inserito da on 4 agosto 2018 – 02:38No Comment

Un atto altruistico e un’analisi (si spera) obiettiva 

Che il territorio del Vallo di Diano non sia l’anticamera del paradiso terrestre è cosa nota; negli anni, a iniziare dal non certo mirabile 1987, quando la chiusura al traffico della rete ferroviaria Sicignano-Lagonegro ha visto il progressivo fiorire delle ditte di trasporto di grandi, medie e piccole dimensioni, le prerogative socio-economiche del comprensorio si sono indebolite a tutto vantaggio delle zone limitrofe. Il territorio è stato soggetto a una doppia trazione, in parte esercitata dal vicino Cilento, in parte dalla confinante Basilicata. Così il presidio ospedaliero di Polla è stato di recente declassato a Pronto Soccorso, perdendo un’importante funzione di raccordo territoriale per i casi nei quali un intervento sanitario d’urgenza è necessario. Purtroppo, con l’attuale organizzazione dell’emergenza ospedaliera, si sentirà parlare sempre più spesso di persone che non arrivano “in tempo” alla sede dell’intervento sanitario risolutivo. Ma questo è un discorso troppo lungo, che è stato già ampiamente documentato in altri scritti[1]. Alla trazione sanitaria, esercitata da Vallo della Lucania, attraverso soggetti politici di ruolo apicale, si è aggiunta quella della Basilicata. La vicina Lagonegro ha così potuto conferire la cittadinanza onoraria ad alcune cariche di spicco del palazzo di giustiza della cittadina lucana per «l’opera meritoria svolta, quando in conseguenza della razionalizzazione degli uffici giudiziari, il foro di Lagonegro ha corso seriamente il rischio di essere soppresso ed è stato salvato solo grazie al lavoro congiunto delle diverse istituzioni coinvolte, degnamente rappresentate da queste tre eminenti figure che oggi ci onoriamo di rendere cittadini di Lagonegro a pieno titolo, le quali sono state capaci di immaginare e costruire la soluzione dell’accorpamento con il tribunale di Sala Consilina, mantenendo il nostro presidio e riuscendo addirittura ad accrescerne uffici e mansioni»[2]. Simili riconoscimenti, né veramente compresi nella loro recondita  essenza, ma nemmeno ampiamente criticati dalla pubblica opinione, non si sono fatti attendere anche nel Vallo di Diano[3].

Da questo desolante quadro socio-politico iniziale possiamo arguire il modo in cui una simile trazione ha potuto dare risultati socialmente laceranti. In effetti, la ragione di questi risultati negativi è da attribuire al fatto che l’azione di spoliazione congiunta ha trovato solo una blanda resistenza istituzionale locale. Anzi, il sospetto è che localmente alcuni abbiano potuto addirittura favorire, per interessi propri, i processi degenerativi descritti. Di certo, non è mai esistita e non esiste ancora, una forza di opposizione sociale a questo desolante modo di operare in campo politico-amministrativo. Così i giovani che si allontanano definitivamente da questi territori aumentano in numero di anno in anno; alcuni aspetti sociali cruciali, quale la sanità pubblica, languono; i problemi della viabilità locale si aggravano; i mega-canili comprensoriali, per quali è stata messa una prima pietra in una campagna elettorale che si perde nella notte dei tempi, non sono stati ancora inaugurati; gli episodi di inquinamento ambientale, anche gravi, restano irrisolti. Nononstante tutto ciò, viene di anno in anno affidata, con la complice inerzia di una classe intellettuale in gran parte amorfa e inconcludente, la crescita (?) socio-culturale della vallata  a inamovibili cacicchi o a loro fidati sodali.

Tuttavia, non è giusto subire, come cittadini, in modo passivo tutto quanto sta avvenendo e, per quanto possibile, bisogna cercare di attivare tutti i processi di partecipazione attiva alla vita sociale. E così ho voluto scrivere, a titolo personale, una lettera al Responsabile del Trasporto Pubblico Locale della provincia di Salerno, su un caso che riguarda un vezzo del tutto locale. Di seguito un sunto del contenuto della lettera.

In seguito all’opportuna iniziativa di introdurre l’abbonamento annuale gratuito per gli studenti degli atenei campani e, in genere, per gran parte degli studenti al di sotto dei 26 anni, il numero di studenti che dal Vallo di Diano si recano, quotidianamente, a studiare a Fisciano è aumentato. Questi studenti hanno affollato, me presente, essendo io stesso un fruitore di trasporti pubblici, gli autobus anche negli ultimi giorni del mese di luglio. E fin qui tutto bene, perché tutti auspichiamo che il diritto allo studio sia una realtà tangibile. Pur tuttavia, le dolenti note si hanno quando si tratta di iniziare il servizio di trasporto pubblico a settembre. Tutte le autolinee locali, infatti, non si sa per quale motivo, fanno coincidere l’inizio delle corse da e per Fisciano con l’inizio delle attività scolastiche; ossia, a metà settembre. Ora, è superfluo dire che i tempi dell’Università sono diversi da quelli della Scuola. Infatti, negli atenei italiani, in genere, non vengono svolte attività didattiche nel solo mese di agosto, mentre già dai primi giorni di settembre esse riprendono a pieno ritmo.

Eppure, questo fatto non sembra essere molto chiaro a chi gestisce le ditte di trasporto pubblico, con grave disagio per gli studenti, che devono recarsi prima a Salerno, e là prendere altri mezzi pubblici, con costi maggiori e tempi di percorrenza raddoppiati, proprio nelle prime settimane di settembre. Per gli operatori che, come me, lavorano a Fisciano, il problema è meno rilevante, in quanto essi possono, nella maggior parte dei casi, utilizzare mezzi propri per raggiungere la sede di lavoro. La richiesta di intervento da parte dell’Ente provinciale, pertanto, è stata fatta principalmente per quegli studenti che vogliono iniziare a frequentare il campus universitario già dai primi giorni di settembre. Se esistesse una sensibilità locale tale da cogliere questo appello, noi non potremmo che essere contenti. Il periodo ipotetico è quello della possibilità. A settembre scopriremo se abbiamo fatto bene a non utilizzare la terza forma del periodo ipotetico; ossia, quella dell’irrealtà.

Roberto De Luca

Silla di Sassano

 

[1] Vedi, ad esempio, www.robertodeluca.blogspot.i

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