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Castel San Giorgio: libro di Izzo e Cibelli per alzata Panno San Rocco

Inserito da on 13 luglio 2018 – 04:24No Comment

 Anna Maria Noia

Il 15 e 16 luglio, presso la parrocchia di S. Maria delle Grazie e S. Croce in Castel S. Giorgio, si terrà l’alzata del quadro di S. Rocco – patrono dell’intero stato dell’antica Sanseverino e, naturalmente, di S. Giorgio stessa. Ad un mese dalla solenne festività, varie le iniziative indette per celebrare la ricorrenza (sentitissima nell’Agro, anche a Roccapiemonte e a Siano – sotto la reggenza dello stato di Sanseverino sopra citato): il 15 luglio, ore 19, vi sarà la processione del simulacro (statua) del santo – dalla suddetta chiesa in piazza della Concordia. Al termine, la celebrazione liturgica ed eucaristica. Lunedì 16, invece, la sacra icona di S. Rocco verrà issata – alle 19.30 – con le musiche della banda della scuola T.e.m esercito italiano. Appuntamento in piazza Amabile. Nell’occasione (il 15 luglio, però) al capoluogo sarà presentata una pregevole pubblicazione sulla devozione a questo taumaturgo – a cura del priore Gennaro Cibelli, responsabile della congrega dell’Immacolata Concezione cittadina, e dello storico locale Gaetano Izzo. L’opuscolo, che segue altri testi (degli stessi autori o di altri) sulla storia e sulla cultura sangiorgesi, consta di ben 16 pagine – illustrate da opportune immagini – a colori o in bianco e nero. Il tutto si intitola: “S. Rocco, patrono di Castel S. Giorgio. Note storiche collegate”. il libricino è stato patrocinato anche dalla pro loco. Attraverso importanti e inediti documenti di archivio (lettere e atti vari), l’opera tratta del culto verso il santo attraverso i secoli. Con tante curiosità e notizie interessanti. Particolarmente esaltante l’epopea (le vicissitudini) di Rocco – per alcuni, principe di Montpellier (Francia): nobile, ricco – si diede alla fede e si recò in pellegrinaggio a Santiago de Compostela. Era dunque uno jacopeo – altri pellegrini verso il giubileo eran detti romei (se diretti a Roma) e palmieri (alla volta di Gerusalemme). E come jacopeo era contraddistinto dalla conchiglia detta “cappa bianca”. Portava con sé il baculo o bordone – il bastone ad hoc dei viandanti. Si infettò con la peste, divenne irriconoscibile – perfino ai propri familiari. Era talmente messo male, che per mangiare si “avvalse” del pane che un cane gli recava – togliendolo al suo padrone Gottardo. Per tal motivo, nella iconologia ed iconografia classica ed occidentale, è ritratto col cane e col pane – nel mentre indica il bubbone della peste. Germanico, il suo nome: dal longobardo (o nordico) “Hrok” – uccello sacro, forse corvo. La cultualità sanseverinese (i festeggiamenti più importanti si tengono in agosto) e sangiorgese (o di Roccapiemonte e di Siano) deriverebbe proprio dal fatto che il nobile fosse invocato contro le tante epidemie di peste, dal 1600 al 1800 e oltre anche nel nostro territorio. Per quanto concerne l’opuscolo, il libretto, ne fanno parte delle lettere (la “supplica”) dell’Università (comune, centro di potere, una volta) di S. Giorgio all’arcivescovo di Salerno (allora) don Giulio Pignatelli, per la dichiarazione di S. Rocco a patrono dell’Universitas. Il vescovo, attraverso altre missive e documenti, confermava e approvava la scelta. Poi, altre testimonianze scritte sull’importanza del santo nella “terra” di S. Giorgio antica. Una ritualità che poi è giunta fino agli anni Duemila. Si attendono, dunque, ma in agosto (la ricorrenza è sul calendario per il 16 del mese) altre celebrazioni – religiose e civili. Da indiscrezioni, pare che sabato 18 agosto prossimo venturo alle 21.30 – nello spazio antistante la chiesa di S. Maria delle Grazie – ci sarà l’esibizione della “Bagarja band”. Domenica 19, invece (sempre 21.30), piazza della Concordia sarà location per “Nico e i suoi desideri” in concerto.

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