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In libreria “San Pio da Pietrelcina e l’aldilà” di don Marcello Stanzione

Inserito da on 17 giugno 2018 – 00:00No Comment

E’ in tutte le librerie cattoliche d’Italia il  libro edito dalla Segno di Udine su “San Pio da Pietrelcina e l’aldilà”.  Il testo è stato scritto da don Marcello Stanzione per ricordare il cinquantenario della morte del santo cappuccino che è stato pure commemorato dal papa Francesco che nel marzo 2018 si è recato in pellegrinaggio sulla tomba di Padre Pio a san Giovanni Rotondo. Il famoso Padre Pio, al secolo Francesco Forgione, nacque a Pietrelcina,  piccolo centro del beneventano il 25 maggio 1887 e sin dalla prima infanzia si sentì chiamato ad una vita di consacrazione religiosa. Fu ordinato sacerdote nell’Ordine dei Cappuccini il 10 agosto 1910, nel Duomo di Benevento. Dal 1916 sino alla sua morte, ha svolto il ministero sacerdotale presso il convento di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo in provincia di Foggia. Ha operato con assiduità e semplicità per il bene delle anime che a lui accorrevano numerosissime, vivendo ininterrottamente nella preghiera e nella sofferenza. Ricevette le stimmate la mattina del 20 settembre 1918. per tutta la sua vita sacerdotale fu un apostolo indefesso del confessionale. Morì il 23 settembre 1968 e fu beatificato il 2 maggio del 1999 e poi canonizzato il 16 giugno 2002 da Sua Santità Giovanni Paolo II.

 Padre Pio fu un fervente devoto delle anime del Purgatorio come pure degli angeli ed in particolare di san Michele. In una lettera del 29 novembre 1910, cioè pochi mesi dopo la sua ordinazione sacerdotale, indirizzata al suo confratello cappuccino padre Benedetto, suo direttore spirituale, scrive: “Da parecchio tempo sento in me un bisogno, cioè di offrire al Signore vittima per i poveri peccatori e per le anime purganti. Questo desiderio è andato crescendo sempre più nel mio cuore tanto che ora è divenuto, sarei per dire una forte passione. L’ho fatta. È vero, più volte questa offerta al Signore, scongiurandolo a voler versare sopra di me i castighi che sono preparati sopra i peccatori e sulle anime purganti, anche centuplicandoli su di me, purché converta e salvi i peccatori ed ammetta presto in Paradiso le anime del Purgatorio, ma ora vorrei fargliela al Signore questa offerta colla sua obbedienza. A me pare che lo voglia proprio Gesù”. (Epist I,206). P. Pio , dopo l’ordinazione sacerdotale, per gravi ragioni di salute risiedeva al suo paese natale Pietrelcina e ogni giorno celebrava la S. Messa in parrocchia o nella Chiesa di S. Pio V, detta pure di S. Anna. Il parroco era D. Salvatore Pannullo, nato nel 1849, un dotto sacerdote, laureato in Teologia e in Lettere. Questi aveva dato gratuitamente lezioni private al giovane Fra Pio, aiutandolo nella preparazione degli esami per l’ordinazione sacerdotale. D. Salvatore nel 1924 ebbe problemi di vista. Subì un intervento chirurgico in una clinica di Bari, ma non guarì più, anzi peggiorò di giorno in giorno, sino a giungere alla completa cecità, che sopportò con cristiana rassegnazione. Per la celebrazione della S. Messa i due sacerdoti indossavano i paramenti sacri dietro l’altare maggiore, ma un giorno D. Salvatore li sistemò su un tavolo, nel presbiterio, presso l’altare. Il novello sacerdote non diede nessuna importanza al fatto, ma qualche giorno dopo chiese il motivo del cambiamento. Allora D. Salvatore riferì che il defunto Don Giovanni Caporaso, che era stato parroco di Pietrelcina prima di lui, durante tutta la celebrazione della S. Messa sostava in ginocchio dietro l’altare, proprio nel posto in cui indossavano le vesti liturgiche. Don Giovanni fu visto anche nella Chiesa di S. Pio, nel rione Castello dalla moglie del sacrista, che era andata lì per suonare la campana per la celebrazione eucaristica. Aperta la porta della Chiesa, notò un prete inginocchiato sui gradini dell’altare maggiore, l’osservò attentamente era proprio lui, il parroco defunto. Agitata interiormente ed in preda alla paura andò in  fretta alla parrocchia e riferì al marito l’accaduto. Anche P. Pio aveva visto un  prete in ginocchio in quella Chiesa, ma essendo la sua faccia rivolta verso l’altare e, quindi, non vedendo il suo volto aveva dato poca importanza alla cosa, pensando ad un sacerdote qualsiasi in preghiera. Le apparizioni si protrassero per circa un mese. L’ultima volta il defunto ex parroco disse al parroco attuale: “Salvatore, ora ti lascio, non ritornerò più. Come è stato terribile per me e quanto mi è costato partecipare alla “processione del Corpus Domini” dopo la Messa, senza aver fatto i dovuti ringraziamenti. Fu lo stesso Don Salvatore a spiegare che intendesse dire il confratello defunto. Tutti i compaesani sapevano che Don Giovanni era un prete onesto e di animo fondamentalmente buono, ma era piuttosto superficiale nel ringraziare il Signore dopo aver celebrato i divini misteri. Infatti dopo la S. Messa usciva quasi subito dalla Chiesa e si intratteneva a parlare col farmacista o con qualche altro amico di politica o di fatti di cronaca. Con le parole “la processione del Corpus Domini” voleva significare che le sacre specie erano intatte non essendo state ancora assimilate dall’organismo e perciò il suo corpo era come un ostensorio vivente e come tale doveva ardere d’amore per Gesù eucaristico, invece don Giovanni chiacchierava di futilità con i suoi amici non dando il buon esempio…Per questo comportamento, dopo la sua morte, andò in Purgatorio e fu proprio P. Pio che con le sue fervorose preghiere abbreviò al buon ex parroco del suo paese il tempo della sua giusta purificazione e lo liberò dalle pene del Purgatorio.

Annamaria Maraffa

 

 

 

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