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Si pesca, ma a volte si è pescati

Inserito da on 23 maggio 2018 – 00:00No Comment

Padre Oliviero Ferro

Quante  volte, andando sulla spiaggia di Baraka (Congo RDC) o appena fuori dalla missione, guardavo i pescatori che uscivano per il loro lavoro notturno sul lago Tanganika. Erano in tanti, sulle loro piroghe a bilanciere. Si facevano coraggio, cantando, sperando così di non incontrare né ippopotami o coccodrilli o qualche pattuglia di militari. Andavano verso il centro del lago, nella Baia di Burton (di fronte a noi), dove calavano in silenzio le reti per non disturbare i pesci e aspettavano. Quando il sole calava, accendevano le loro lampare e tutto il lago era illuminato. A volte c’era la luna che scendeva silenziosa e li illuminava d’argento. La notte era lunga. Qualcuno si addormentava. Altri mangiavano qualcosa, coprendosi perché la notte era fredda. Poi, verso metà della notte, qualcuno si accorgeva che le reti cominciavano a popolarsi di tanti pesciolini (gli ndagàla) e dava la voce agli altri. Forza, tiriamo le reti. E con un canto ritmico, le tiravano su piano piano. Altri invece, più fortunati, avevano catturato i mikéke (più grandi). Ma c’è sempre qualcuno che tra di loro riusciva a prendere i grandi capitàine. Quelli sì, erano grandi e grossi (da 1 metro in su di lunghezza). Le piroghe si avvicinavano e le reti cominciavano a diventare pesanti. Spegnevano le lampare, ormai il sole stava sorgendo all’orizzonte e cominciavano i canti di gioia. La pesca era stata fruttuosa. Avrebbero portato un po’ di gioia alla famiglia. Finalmente tutto il pesce viene sistemato. Ci si riposa un po’. Poi, piano piano si torna verso la riva, sempre cantando. Non sanno (o meglio lo sanno troppo bene) chi li aspetta. Sicuramente le mogli e i figli, ma anche altri individui, pronti ad approfittare del loro duro lavoro. Li distinguono già da lontano. Anche loro si sono svegliati presto. Ormai sono quasi arrivati alla spiaggia e cominciano a scaricare il pesce. Ed eccoli gli avvoltoi che si avvicinano, controllano, cominciano a parlare con arroganza. Sono i doganieri, gli impiegati del Comune, i militari…Tutti vogliono la loro parte e non puoi rifiutarti, altrimenti sono guai grossi (dalle percosse alle multe, al sequestro della barca e del materiale da pesca). Non si può fare niente di fronte a questa violenza. Si cerca di contrattare per cedere il meno possibile, chiedendo pietà, dicendo che la famiglia ha bisogno, devono mangiare. Insomma, l’articolo 15 “il faut collaborer pour rèussir” (bisogna collaborare per farcela) funziona sempre. Una parte andrà a loro (naturalmente senza ricevute) e una buona parte potranno portarla a casa. Tutti contenti o quasi. Il pesce poi verrà steso sulla spiaggia a seccare ed infine stivato in grandi sacchi, dove verrà venduto nei mercati delle grandi città. Qualcosa rimarrà alla famiglia per mangiare. Mentre chi ha pescato i grossi capitaine, cercherà di venderlo al miglior offerente. Anche alla missione ne abbiamo comperati alcuni, portati a spalla da due pescatori, talmente erano grandi. Vi assicuro che sono buonissimi, come gli altri pesci. Ma soprattutto dentro c’è la loro fatica e questo dà un gusto particolare. Provare per credere.

 

 

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