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Pasqua di Resurrezione “Gesù mi ha amato e ha dato se stesso per me!” (Gal 2,20)

Inserito da on 1 aprile 2018 – 00:00No Comment

Padre Giuliano Di Renzo

Gesù è l’amore che brucia nel nostro cuore, che brucia il nostro cuore.

La nostra fede è l’amore che portiamo in noi ed è Gesù che si consuma per noi e rianima di vita le nostre anime morte.

Noi siamo immagine di Dio, del suo Verbo Sapienza e ogni più piccolo movimento del nostro spirito ha qualcosa di Lui, fa riferimento a Lui. Ogni colore ha riferimento alla luce. Il Verbo di Dio prende corpo e visibilià dalla nosra natura umana appunto perché essa porta somiglianza di Lui.

Sostiamo dunque oggi anche noi sotto la Croce con la Vergine Santa, con Giovanni, con Maria di Magdala e con tutte le eroiche umili altre donne che sostenute dalla forza dell’amore ebbero il coraggio di stare accanto a Gesù mentre si consumava d’amore-dolore in sacrificio offerto a Dio per noi, alla Santità di Dio che avevamo tradito. Fu come di figlio che avesse voluto togliere da sé ogni tratto che lo assomiglia al babbo e alla mamma.

La morte che in sé sarebbe appunto morte sulla croce di Gesù è vita perché è morte che ha in sé l’amore. Più forte della morte è l’amore perché di tutto vita è l’amore.

Noi non riusciamo a immaginare la forza eroica che hanno dovuto esprimere la Madonna, Giovanni e le donne per “stare” sotto la Croce.

La croce era un supplizio sommamente umiliante, terribile e orribile.

Calunniato, sulla croce Gesù era, ed è ancora, per il suo popolo, i suoi ascoltatori, i suoi seguaci, il mondo intero un reietto, anzi il reietto in assoluto. Espulso dalla comunità umana come indegno di essere uomo e quindi di appartenerle, condannato per sedizione e seduzione, dunque come ciarlatano e ingannatore, ribelle e pericolo sociale, era stato giustamente affisso a quel patibolo infame e additatomostrato al vituperio del mondo intero dalla legittima autorità umana in quel momento a tutte superiore; rifiutato e condannato dalle autorità del suo popolo come bestemmiatore, attentarore alla Santità che è Dio per essersi voluto dichiarare come Figlio di Dio e al Dio unico pari.

Intorno e sotto la Croce, a dileggiare la sua agonia che ne segnava finalmente la sconfitta che per converso era la vittoria dei suoi avversari, vi era tutto un mondo di umana ferocia e squallida volgarità, di odio gongolante, di indifferenza e di paura, a seconda delle persone presenti, non dissimilmente da oggi e le cronache di ogni giorno ci riferiscono.

Se non fosse allora stato per la grazia che veniva ad essi per tramite della Grazia della fedelissima Mamma di Gesù nessuno, né Giovanni né quelle donne sarebbero riusciti a rendersi sotto la Croce superando così la furia malvagia di quel visibile e invisibile mondo demoniaco lanciato intorno e contro quella croce..

Il cielo poi si oscurò, la terra venne scossa e fatta traballare da improvviso terremoto, urlo più che di Polifemo al quale Ulisse bruciava l’unico occhio, urlo dell’inferno di cui venivano infrante le salde ferree invalicabili porte; il velo del tempio di Gerualemme che nel Santo di Santi divideva noi da Dio venne d’un colpo lacerato da Gesù che entrava attraverso di esso vittorioso copertro del suo proprio Sangue riconciliando noi con Dio.

Era un’immane nvisibile scontro cosmico, un evento assoluto al disopra di ogni pur qualsiasi altro immaginabile evento nella storia del mondo e dell’uomo e con cui si stavano decidendo i destini eterni del mondo: dell’uomo e della natura quale spazio dell’uomo.

Morx et Vita duello conflixere mirando.

Così il ladrone accolse poi la Luce di quel condannato a lui accanto sul patibolo e trovò la salvezza rifugiandosi proprio nel Cuore improvvisamente aperto di quell’innocente in agonia, cuore di Lui che della morte dagli uomini ingiustamente inflittagli fece a tutti fonte non di vendetta ma di perdono. Giovanni, e noi in lui a testimonianza di riscatto e di perdono ricevemmo da Gesù in dono di sublime carità la sua stessa Mamma. Il centurione si ritrovò con occhi nuovi e scoprì nel reietto che lui stesso aveva portato a morire il Figlio vero del Dio vero, e in questo offeso, umiiato, piagato Dio vero trovò il nascosto Dio vero che cercava il suo di uomo. Gli altri, tutti, se ne tornarono via da quel luogo maledetto di supplizio picchiandosi contriti il petto.

Da quella morte, da quel Cuore squarciato sta già iniziando di tutti La Resurrezione!

“Guarderanno a Colui che hanno trafitto. Ne faranno il lutto come si fa il lutto per un figlio unico, lo piangeranno come si piange il primogenito” (Zc 12,10) e “Volgeranno lo sguardo a Colui che hanno trafitto (Gv 19,37).

Solo gli Illuminati scribi e farisei di ogni tempo se ne tornarono, da sotto l’amabile sfolgorare di quella Luce, sempre più volontariamente accecati dall’insaziabile odio del loro smisurato orgoglio.

Nel ricordo di San Pio da Pietrelcina, delle persone fattesi a noi amiche nel cammino della vita, quali mamma Luisa, Luigina, di cui si sta preparando il quarantesimo anniversario della sua entrata in cielo, e di tanti altri fratelli e sorelle che ci hanno illuminati e sostenuti con i loro esempi e le loro preghiere, sforziamoci anche noi di tenere fisso lo guardo del cuore “su Colui che abbiamo trafitto” (Gv 19,37 e Zc 12,10-11) ed eleviamo in alto il cuore pieno di speranza.

La Resurrezione di Gesù e la sua elevazione oltre i miasmi di questo perduto misero mondo, destinato a finire, sono il pegno dell’eterna gloria, dono dell’amore vittorioso di Gesù sul dolore e sulla morte, che con ripetuti nostri peccati disseminiamo continuamente sulla terra.

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