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“Il segreto delle apparizioni di Fatima” nuovo libro di don Marcello Stanzione

Inserito da on 10 marzo 2018 – 00:00No Comment

 Il cardinale Mauro Piacenza nella sua omelia del 12 settembre 2017 al santuario di Fatima dichiarò: “La Beata Vergine Maria, per il nostro bene, ha mostrato chiaramente, qui a Fatima, la possibilità reale della perdizione definitiva, del rifiuto definitivo di Dio e della Sua salvezza. Ricordare questo non è fare terrorismo ma compiere un atto di misericordia, un atto d’amore. Potrebbe forse la Santa Vergine pronunciare anche una sola parola che non sia vibrante di amore?

Se Cristo ha già sconfitto definitivamente il male e la morte, la Chiesa, unita a Lui, ne prosegue l’opera di annuncio e di salvezza. La preghiera ed in particolare la preghiera del Rosario, litanicamente ed amorosamente ripetuto, è anch’essa un grande esorcismo sul mondo, un avvolgere in una rete d’amore gli uomini, i luoghi e la storia, lo spazio e il tempo, perché nulla si sottragga all’universale volontà salvifica di Dio e perché i cuori, plasmati dal benedetto Nome di Maria, si aprano all’incontro con il Salvatore. Anche in questo senso Fatima non è compiuta! Perché non è compiuta la missione della Chiesa, che vivrà fino alla fine dei secoli, in ogni circostanza storica e nonostante ogni avversità della cultura e del potere. Tutti i nemici della Chiesa, tutti coloro che l’hanno perseguitata e combattuta nei secoli, sono passati. La Chiesa di Gesù è ancora qui, come la Beata Vergine Maria! E’ ancora qui, giovane, forte, ricca della fede di tantissimi suoi figli, abbellita di tutte le loro preghiere ed opera di carità, impreziosita dalle tante sofferenze nascoste ed offerte, che davvero edificano il regno di Dio, l’unico mondo nuovo a cui possiamo aspirare”.  Don Marcello Stanzione, autore del libro “ Il segreto delle apparizioni  di Fatima”,  dà molta importanza nel testo alla corretta consacrazione al Cuore immacolato di Maria. L’origine storica della consacrazione a Maria risale all’inizio della storia della Cristianità. Già una delle più antiche preghiere a Maria, la Sub tuum praesidium, contiene un atto di devozione alla Madre di Dio, alla cui protezione si affidano i fedeli.

Questa forma di consacrazione a Maria – scrive Leo Scheffezyk -  mostra chiaramente che essa non solo (come è chiaro) può essere intesa come preghiera di supplica, ma abbraccia una finalità più ampia, che consiste in una particolare relazione degli “oggetti” a Maria nel senso di una benedizione e protezione. Questo rapporto acquista profondità e intensità quando la consacrazione si estende a persone e gruppi che si affidano a Maria.

Nel VII secolo il concetto di “servus Mariae” (schiavo di Maria) si sviluppò specialmente negli scritti di San Ildefonso di Toledo (+667). Papa Giovanni Paolo II, in un discorso tenutosi a Saragozza, pose una pietra miliare nella teologia relativa alla consacrazione di Maria:

S. Ildefonso da Toledo, il più antico testimone di questa forma di devozione che si chiama servitù mariana, spiega  la nostra attitudine di servi di Maria con la particolare relazione che Ella ha con Cristo.

L’epoca in cui fiorirono le consacrazioni religiose fu il periodo successivo al Concilio di Trento: “Non è a caso che il XVI secolo, e più ancora il XVII, sono i secoli in cui appaiono le “consacrazioni” moderne a Maria: sono la risposta più adeguata del cristiano e della Chiesa al dramma luterano e umanistico” Mentre i protagonisti della Riforma negavano l’efficacia della grazia sacramentale, la Contro-Riforma accentuò la capacità dell’uomo consacrato di offrire a Dio, nell’efficacia della grazia, una degna risposta nella carità. Nel XVII secolo

Venne introdotto per la prima volta il termine “consecrare” in relazione al culto di Maria. In seguito venne trovato come sinonimo di “se offerre, credere, commendare, devovere”. È sopraggiunto solo un cambiamento, in quanto accanto al significato transitivo, questo verbo è usato anche in senso riflessivo. Lo si può usare come lemma per un atto di dedizione religiosa.  L’opus operantis della consacrazione si avvicina all’opus operatum della consacrazione sacramentale.

Secondo San Luigi Maria Grignion di Montfort (+1716), “Questa devozione”, la cui perfetta espressione si trova nella consacrazione, “consiste dunque nel donarsi completamente alla Santissima Vergine, per essere uniti a Gesù Cristo per mezzo di lei”. La completa devozione o consacrazione di qualcuno a Maria implica il dovere di un totale rinnovo delle proprie promesse battesimali, che Maria ricambia donando se stessa con ineffabile tenerezza materna. Con sublime intuizione San Luigi appoggiò la consacrazione a Maria nelle promesse battesimali, che egli percepì essere una “alleanza”, e l’intercessione di Maria presso Gesù. La cosa più importante, in termini di nuovi obblighi assunti, consiste in ciò: “In quattro parole, fare tutte le proprie azioni per mezzo di Maria, con Maria, in Maria e per Maria, al fine di farle più perfettamente attraverso Gesù Cristo, con Gesù Cristo, in Gesù e per Gesù”

In tempi recenti la Consacrazione all’Immacolato Cuore di Maria ha acquisito una grande importanza. La maggior espressione di questo sviluppo si ebbe con la consacrazione del mondo di Papa Pio XII (fatta per la prima volta nel 1942) dove egli si riferì espressamente alla Consacrazione del Mondo al Sacro Cuore di Gesù fatta da Papa Leone XIII:

A voi, al vostro Cuore Immacolato, Noi, quale Padre comune della grande Famiglia cristiana, come Vicario di colui al quale “fu dato ogni potere in cielo e in terra” (Matteo 28,18), dal quale ricevemmo la cura di quante anime redente col suo sangue popolano l’universo mondo, a voi, al vostro Immacolato Cuore, in quest’ora tragica della storia umana, affidiamo, rimettiamo, consacriamo non solo la santa Chiesa, corpo mistico del vostro Gesù, che soffre e sanguina in tante parti e in tanti modi tribolata, ma anche tutto il mondo straziato da feroci discordie, riarso in un incendio di odio, vittima delle proprie iniquità.

Finalmente, siccome al Cuore del vostro Gesù furono consacrati la Chiesa e tutto il genere umano, perché, riponendo in lui ogni speranza, egli fosse per loro segno e pegno di vittoria e salvezza, così parimenti da oggi siano essi in perpetuo consacrati anche a voi, al vostro cuore immacolato, o Madre nostra e Regina del mondo: affinché il vostro amore e patrocinio affrettino il trionfo del Regno di Dio.

Papa Pio XII chiese espressamente che questa consacrazione fosse recitata dappertutto, privatamente e pubblicamente, e confidava nel fatto che sarebbero seguite grandi benedizioni e abbondanza di grazie divine.

La consacrazione personale alla Madre di Dio comporta, egli spiegò, un efficace ed eterno vincolo a Maria:

La consacrazione alla Madre di Dio nella congregazione mariana è un dono intero di sé, per tutta la vita e per l’eternità; è un dono non di pura forma o di puro sentimento, ma effettivo, compiuto nell’intensità della vita cristiana e mariana, nella vita apostolica, in cui esso fa del Congregato il ministro di Maria e, per così dire, le sue mani visibili sulla terra, col profluvio spontaneo di una vita interiore sovrabbondante, che si riversa in tutte le opere esteriori della solida devozione, del culto, della carità, dello zelo.

Nell’anno santo 1954, egli stabilì la festa della Regalità di Maria e ordinò che in quello stesso giorno, la consacrazione all’Immacolato Cuore di Maria venisse rinnovata ogni anno.

Papa Paolo VI proclamò Maria Madre della Chiesa alla fine della terza Sessione del Concilio Vaticano II. In quell’occasione egli ricordò la consacrazione iniziata dal suo predecessore il 31 ottobre del 1942. E nell’esortazione Apostolica, Signum magnum  il 13 maggio del 1967, egli ritornò sull’argomento della consacrazione alla Madonna.

Papa Giovanni Paolo II ha ripetuto in numerose occasioni tale consacrazione del mondo alla Madre di Dio. Particolarmente importante fu quella consacrazione che egli fece insieme ai vescovi di tutto il mondo nel 1984, dove afferma:

Ecco, trovandoci davanti a te, Madre di Cristo, dinanzi al tuo cuore immacolato, desideriamo, insieme con tutta la Chiesa, unirci alla consacrazione che, per amore nostro, il Figlio tuo ha fatto di se stesso al Padre: “Per loro – egli ha detto –io consacro me stesso, perché siano anch’essi consacrati nella verità” (Giovanni 17,19). Vogliamo unirci al nostro Redentore in questa consacrazione per il mondo e per gli uomini, la quale, nel suo cuore divino, ha la potenza di ottenere il perdono e di procurare la riparazione… Affidandoti, o Madre, il mondo, tutti gli uomini e tutti i popoli, ti affidiamo anche la stessa consacrazione del mondo, mettendola nel tuo cuore materno.

Il testo di questa consacrazione all’Immacolato Cuore di Maria, Madre e Serva del Signore, rende chiaro, in ultima analisi, la conclusione che attraverso l’aiuto di Maria raggiungiamo una più profonda, più forte e più sicura partecipazione alla consacrazione di Gesù, nostro Redentore Divino, a Suo Padre (Giovanni 17,19) per la salvezza del mondo.

Nell’Enciclica Redemptoris Mater del 25 marzo del 1987, in occasione dell’anno mariano, egli sottolineò il contributo di San Luigi Maria di Montfort alla spiritualità mariana nella Chiesa, a cui egli raccomandò la Consacrazione a Gesù per le mani di Maria come un mezzo efficace per adempiere fedelmente alle proprie promesse battesimali. La consacrazione a Maria o al suo Cuore Immacolato, tuttavia, ha Cristo come meta precipua: “Consacrarsi alla Madonna è inserirsi nel suo “fiat”, e per questa via, lasciarsi inserire nel Mistero di Cristo”. Il posto o il ruolo di Maria nel Mysterium Christi, vale a dire, la sua materna mediazione giustifica pienamente questa consacrazione.

La consacrazione a Maria è una ardente e concreta risposta al suo posto e al suo ruolo nell’Economia della Salvezza.

Concludendo, possiamo dire: Sia la tradizione, sia il comune magistero dei papi del XX secolo testimonia non solo la possibilità di una consacrazione alla Madre di Dio ma anche le sue abbondanti benedizioni. La consacrazione a Maria raggiunge la sua più piena perfezione quando l’individuo insieme a Maria è non solo un ricevente della grazia redentrice di Cristo, ma quando avanzando nella devozione con Maria l’anima comincia a partecipare al lavoro redentore di Cristo.

Annamaria Maraffa

 

 

 

 

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