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Altavilla Silentina: ricordo olocausto col Teatro del Paradosso

Inserito da on 27 gennaio 2018 – 03:22No Comment

L’ANED – sezione locale, in collaborazione con il Comune di Altavilla Silentina, propone per sabato 27 gennaio, giornata della memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto, lo spettacolo teatrale “No.Storia di un rifiuto”. Opera del teatro del paradosso, scritta ed interpretata da Giacomo Vallozza, con regia di Giancarlo Gentilucci. Lo spettacolo presentato alla cittadinanza e alle Istituzioni locali, si rivolge in particolar modo agli studenti, grazie ad una sinergia territoriale attuata dal Prof. Germano Di Marco, Presidente della sez. locale ANED. Saranno coinvolti diverse Istituti di altrettanti Comuni limitrofi che presenzieranno attraverso una delegazione di studenti provenienti da Capaccio, Eboli, Albanella, Campagna, Battipaglia e chiaramente Altavilla. A loro, nuove generazioni, è difatti diretto maggiormente il messaggio fondamentale del recupero della memoria storica, troppo spesso dimenticata.

NO è il tentativo di dare voce a seicentomila soldati che, senza accordi prestabiliti, hanno, a rischio della loro stessa vita, detto NO al nazifascismo e gettato le basi per una nuova Italia, la cui sintesi è nell’Articolo n. 11 della Costituzione: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali”. È una sfida lanciata alla storia, ripercorrendo le vicende che hanno portato alla seconda guerra mondiale, la catastrofe più grave nel cammino dell’umanità: 55 milioni di morti, 40 milioni in Europa, più di metà civili (stime per difetto). NO è anche un voler chiedere perdono alle innumerevoli vittime provocate dagli italiani nella folle corsa alla conquista di altri territori.

È una storia dimenticata che voglio raccontare vagando sulle tracce di mio padre, militare italiano internato nei lager tedeschi dal 14 settembre del ’43 al 6 aprile del ’45 - racconta l’autore nonché interprete Giacomo Vallozza - È uno spettacolo-cantiere della memoria collettiva, teso più a restituire immagini che sentenze, rivolto in particolar modo agli studenti, perché ripercorre la storia italiana dal fascismo al dopoguerra, narrando fatti spesso ignorati o toccati marginalmente dai libri di testo”.

La conclusione di un viaggio alla ricerca del padre che inizia dalla soffitta di casa per poi interrogarsi sul senso profondo di appartenenza a un popolo, del sentire su di sé un’eredità scomoda con la quale è necessario fare i conti, assumersi quindi la responsabilità di essere italiani. È infine la consapevolezza che l’altra resistenza, la resistenza senz’armi di seicentomila soldati, può indicare agli italiani di oggi un modo per uscire dal buio morale e materiale in cui brancolano.

 

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