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Eboli: Legambiente presenta progetto fotografico “Similitudes Without Latitudes” di Armando Di Lorenzo

Inserito da on 15 dicembre 2017 – 03:11No Comment

Chi sono in realtà quei ragazzi che ogni giorno decidono di mettere in pericolo la propria vita per giungere in Italia? Qual è la loro storia, quali sono i loro sogni? I volti e i racconti di questi ragazzi fanno parte oggi di un reportage fotografico che nasce dalla volontà di costruire un differente punto di osservazione sull’immigrazione nei nostri territori e restituire un pizzico di dignità e umanità a queste persone.

Il progetto si chiama “Similitudes Without Latitudes” ed è stato realizzato dal fotografo Armando Di Lorenzo ad Eboli insieme al Circolo Legambiente Silaris e il Centro d’Accoglienza Magyc, gestito dalla Cooperativa CCM, durante le attività del progetto “Un nuovo clima per la pace”, sostenuto da CSV Sodalis nell’ambito dell’azione “Bandi di Idee 2016”, che ha visto i ragazzi impegnati in attività di volontariato – dalla cura degli orti, ad attività di pulizia di strade e spiagge dai rifiuti – curate in questi mesi da Legambiente.

Il reportage fotografico sarà presentato domani, sabato 16 dicembre, alle ore 17.30 a Eboli, presso il Primo Circolo didattico “V. Giudice”, alla presenza di Leda Minchillo, Legambiente Eboli; Massimo Cariello, sindaco di Eboli; Valentina Granito, operatrice legale Ccm centro Magyc Eboli; Armando Di Lorenzo, fotografo; Vittorio Cogliati Dezza, responsabile migranti e interdipendenza di Legambiente.

«Attraverso le immagini si vuole mostrare come tanti di questi ragazzi posseggono delle competenze, delle qualifiche, dei sogni, delle ambizioni, ma anche paure e frustrazioni dovute spesso alla totale immobilità e impotenza di fronte ai lunghi tempi che la burocrazia italiana impiega a fornire loro i documenti – si legge nella presentazione della mostra -. Grazie al Circolo Legambiente e al Centro Magyc hanno oggi la possibilità di dare un senso e un impegno alle loro giornate, svolgendo attività di volontariato e lavorative. L’elemento che in ogni ritratto riconduce alle loro esperienze lavorative passate è necessario per non perdere contatto con le proprie origini, e al tempo stesso diviene simbolo di diversità, che può e deve essere inteso come offerta o scambio che si trasforma in reciprocità. Nei loro occhi, invece, è possibile scorgere lo stato d’animo di chi ha dovuto lasciare la propria terra per motivi che non riguardano necessariamente le guerre, ma che per questo non sono meno significativi. La povertà assoluta, le catastrofi naturali, l’inquinamento, le persecuzioni etniche o religiose, le vessazioni familiari che dovrebbero farci riflettere sulle migrazioni e sulla impossibilità di poterle fermare perché fanno parte della storia dell’umanità e di quel fondamentale principio racchiuso nelle parole di Warson Shire secondo cui “Nessuno mette i suoi figli su una barca, a meno che l’acqua non sia più sicura della terra”».

 

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