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Pompei: Padre Pio nei ricordi di Mario Tartaglia

Inserito da on 6 novembre 2017 – 07:15No Comment

Rita Occidente Lupo

E, in un appuntamento di fede, tanti incontri che vanno indietro nel tempo. Che rimandano ad una memoria incancellabile, quando la Santità ha segnato una vita. E’ Mario Tartaglia, novantenne partenopeo, che ha vissuto gran parte della sua vita tra viaggi di fede, avendo avuto il privilegio di conoscere Padre Pio da Pietrelcina, a porgere dei calchi che dona a Casa Sollievo, effigianti lo Stigmatizzato. Del quale ha intatti ricordi:  l’emozione gli serra frammenti di vita giacchè Padre Pio ha accompagnato diverse fasi della sua vita. “In oltre 400 viaggi a San Giovanni Rotondo, circa 500 incontri con lo Stigmatizzato:al di là delle visite in gruppo, ero solito recarmi da Lui privatamente. Contagiato nella reverenza spirituale da mio cugino Raffaele, audace oso dire rispetto a me, che detenevo sempre un profilo piuttosto timido. Aveva avuto la fortuna di conoscere Padre Pio grazie al colonnello Russo. E così mangiava i kilometri, all’epoca le strade non certamente praticabili come le attuali, per raggiungere il Convento sul Gargano. Iniziai a seguirlo nell’iniziativa, emulandolo anche nell’organizzazione di pellegrinaggi. A carattere spirituale, più che turistico, come poi l’attività che intrapresi nel momento in cui quella commerciale, di tessuti familiari, si prolassò. A circa 28 anni il privilegio di conoscere il Santo e già 3-4 figli scorrazzanti per casa. Padre Pio divenne per me ben presto un punto di riferimento autorevole. Una volta, alla vigilia di un’altra paternità, Gli chiesi suggerimenti sul nome da imporre al pargolo. Ne Suo efficace dialetto: “Mettigli il mio nome!”. All’epoca non era possibile prevedere il sesso del nascituro, per cui con mia moglie non sapevamo ancora la cicogna cosa ci avrebbe regalato. Dalle parole del Padre l’intuizione che avremmo goduto di un altro fiocco celeste: come avvenne per il nostro Francesco Pio. Confesso che la famiglia numerosa mi ha sempre attirato, nel senso che la prole l’ho sempre stimata un dono divino, per cui una volta, mentre con un sacerdote che ci accompagnava in pellegrinaggio, dialogavamo sulla fecondità matrimoniale e sulla figliolanza, avvertii un grande desiderio di poter essere reiteratamente genitore. Precedentemente avevo consultato un esperto dell’occulto per curiosità: il responso di una buona fortuna nella vita e di 3 rampolli! Lì, a San Giovanni Rotondo, dinanzi alla statua di San Michele Arcangelo, in cuore il sogno di poter ancora essere genitore. Rientrato a casa, la lieta notizia: mia moglie, gravida! Gioioso, perplesso sulle parole del mago: avrei ancora potuto esser padre. Inevitabile mandare una staffetta a Padre Pio, per chieder delucidazioni. Il mio amico rientrò con la lieta novella: “Dici a Mario, che passa l’angelo e dice amen”. Padre Pio aveva voluto far intender che a volte, quando abbiamo in cuore certi sani propositi, si realizzano per volere divino. Potrei continuare per ore a narrare su quanto ho ricevuto dal Santo di ogni tempo, al Quale chiesi di poter entrare nel novero dei Suoi figli spirituali. La Sua secca risposta: “Non mi far sfigurar!”

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