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Mediocrizzazione del giornalismo italiano

Inserito da on 5 ottobre 2017 – 10:01No Comment

Giuseppe Lembo

Un cinquantennio ed oltre di giornalismo è un buon viatico per fare e capire il fine per cui uno scrive, costruendo percorsi che, sempre più spesso vanno oltre la notizia o sono da notizia del tutto inventata. È questo il giornalismo per la gente? È questo il giornalismo del comunicare autentico che, tra l’altro e prima di tutto, deve essere finalizzato, al rispetto del lettore che compera il giornale e lo legge per i soli fini nobili di informarsi e di essere informato sulle cose del mondo, sempre più espressione del legame intimamente forte e parte di un insieme mondo, comprendente in sé, il locale ed il globale. Che il giornalismo abbia in sé un’anima, espressione forte di chi pensa e scrive la notizia, è una giusta ed opportuna caratteristica del buon giornalismo che ha come primo ed importante obiettivo i lettori, considerati da Indro Montanelli, degni del massimo rispetto; un rispetto sacro che nessuno deve pensare di poter mettere da parte scrivendo per proprio conto e con l’indifferenza per il lettore ricevente la notizia. Un saggio esempio di buon giornalismo italiano ci viene da Oriana Fallaci che, rispettosa della notizia, parte intelligente di un comunicare autentico, ha dato un’anima alle cose scritte, mettendo tra le righe quel comunicare partecipato, saggia espressione del buon giornalismo italiano. Il comunicare è il trasmettere al lettore, in modo autentico, notizie perché sappia; perché acquisisca conoscenza e da informato, riesca ad essere un buon cittadino, per una vita di insieme, partecipata e da cittadino attivo. Chi fa informazione e la fa nel rispetto etico del buon comunicare, queste cose le sa e le applica anche scrupolosamente. Tanto, tra l’altro, al fine di rispettare i lettori che hanno una loro personalità che pretende rispetto da chi scrive, affidando il suo pensiero ai giornali e/o ai libri. Non è opportuno né giusto un uso-abusato del ruolo tribunizio del giornalista quale stravagante potere personale; imitando i potenti-prepotenti del mondo, si crede investito di un potere superiore (il quarto potere) per cui, a suo giudizio, può liberamente prendersela con tutti del mondo e così facendo, avvelenare, tra l’altro, il mondo di parole in libertà che spesso producono veri e propri disastri umani tra le persone che, vittime e/o colpevoli (non devono essere i giornali tribunalizi a considerarli tali), vengono a mezzo stampa, giudicati e quindi condannati con sentenza senza appello, prima ancora che la magistratura lo faccia per proprio conto. La Campania che sta morendo, purtroppo, soffocata da illegalità diffusa, deve intelligentemente riemergere dal culo del sacco in cui maledettamente si trova. Deve riemergere rigenerata, dando speranze di futuro ai tanti campani disperati che ormai si sentono abbandonati anche dalla speranza e/o dai miracoli dei Santi protettori (San Matteo per Salerno, San Gennaro per Napoli e la Campania tutta). In Campania, oltre al patrimonio di risorse umane, ci sono e non poche risorse naturali che vengono dal generoso mondo agricolo campano con il suo ricco suolo da cui viene il buono e salutare cibo campano. C’è da essere preoccupati per come vanno le cose italiane! Così facendo, non si salva nessuno e niente. Purtroppo, anche la Campania vive la sua condizione da “disastro annunciato”. Anche la Campania, sempre più dismessa si nega al futuro; così facendo, pur avendo le condizioni di entrare saggiamente a far parte di quel mondo nuovo che tanto serve al futuro; che serve all’insieme umano delle future generazioni. Il mediocre che prende tutto per sé fa male, tanto male al futuro campano che richiede saggi percorsi umani fatti di una possibile genialità campana che, purtroppo, si fa di tutto per cancellarla, cancellandone, attraverso il sempre più diffuso mediocre campano, le sue importanti potenzialità che sono soprattutto e primo di tutto, antropiche. Facendosi male, la Campania si nega alla politica; si nega alla cultura; si nega al protagonismo di insieme; si nega al fare ed ai saperi del fare.  C’è un insieme campano sempre meno insieme; è indifferente a tutto. Alimenta un individualismo divinizzato che è andato ben oltre i confini del familismo amorale che non ha, purtroppo, permesso al Sud di svilupparsi. Il clima della dismissione è, nell’aria campana, in tutte le sue parti; fortemente rovinoso è per il piccolo campano, abbandonato a se stesso e reso assolutamente negato al futuro possibile.

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