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Baronissi: FederCepi Costruzioni, 4^ Assemblea Nazionale CEPI

Inserito da on 28 settembre 2017 – 05:35No Comment
Domani e dopodomani, 29 e 30 settembre prossimi Salerno ospiterà la 4^ Assemblea Nazionale di CEPI, centrata sul tema: “Micro, piccole e medie imprese: il cuore pulsante del Paese”. In quella sede FederCepi Costruzioni, che mi onoro di presiedere, proporrà una piattaforma di rivendicazioni frutto di una lunga e articolata analisi che ha investito il proprio Centro Studi, supportato, per l’occasione, dal Prof. Avv. Sabato Vinci, Ph.D. Researcher dell’Università degli Studi Roma Tre e Adjunct Professor of Management alla MBA Link Campus University. Occorre – e lo chiederemo con forza – un “Nuovo Patto Sociale” per l’edilizia che investa e coinvolga tutti gli attori affinché innanzitutto il Mezzogiorno recuperi lena e orgoglio e sfrutti al meglio le opportunità dei fondi europei con la valorizzazione del proprio patrimonio turistico e culturale. È necessario uno scatto d’orgoglio anche e soprattutto della politica, che deve recuperare ad ogni livello istituzionale e decisionale credibilità, incisività, efficacia. Il “Nuovo Patto Sociale” deve rimettere tutti i soggetti – politici, imprenditori, sindacati, lavoratori – gli uni accanto agli altri, accomunati dall’orgoglio dell’appartenenza e dalla necessità di rilanciare sviluppo, economia, occupazione. Alle varie autorità politiche ed ai rappresentanti istituzionali presenti proporremo un pacchetto di misure che riteniamo necessarie a garantire crescita economica ed occupazionale: interventi concreti a sostegno dello sviluppo partendo dalla rivalutazione del ruolo degli investimenti pubblici e dalla riforma del sistema fiscale. Dal 2009 le politiche economiche del nostro Paese sono quasi esclusivamente imperniate sulla riduzione della spesa pubblica, tornata ormai ai livelli del 2005 e, al netto degli interessi sul debito, ormai ampiamente al di sotto della media UE. Negli ultimi 5 anni gli investimenti pubblici si sono ridotti di 18,5 miliardi mentre negli altri Paesi UE sono cresciuti; la spesa corrente è rimasta sempre molto alta, nonostante vari tentativi di spending review. Bassi investimenti e maggiore spesa corrente non hanno consentito la messa in campo di una effettiva politica economica anticiclica, con il risultato che abbiamo sotto i nostri occhi e le difficoltà che ancora scontiamo ad uscire dalla crisi. A ciò si aggiungono politiche fiscali fortemente vessatorie e repressive ben distanti dagli standard medi europei. I problemi più gravi del sistema fiscale sono sostanzialmente due:

1.         l’elevata pressione fiscale su famiglie e imprese;

2.         l’incertezza del diritto.

I dati dimostrano come i profitti aziendali, in Italia, vengano tassati in media al 64,8% (contro il 48% della Germania e il 37% dell’Inghilterra) mentre sul reddito lordo delle famiglie il fisco pesa in misura del 28,28%. Questo stato di cose incide negativamente sulla propensione agli investimenti privati (ed è aggravato dal fatto che le entrate fiscali dello Stato vengono impiegate, come detto, soprattutto per spese correnti invece che per una politica di investimenti pubblici nei settori strategici).

Quanto al secondo punto, la certezza del diritto è una condizione indispensabile affinchè le imprese possano programmare i loro investimenti. “Certezza” significa essenzialmente chiarezza e conoscibilità delle leggi, sia per i contribuenti che devono seguirle, sia per funzionari e giudici tributari che devono applicarle e farle rispettare.

La situazione odierna risulta, al contrario, dominata dall’incertezza: il susseguirsi affannoso di nuove norme modificatrici o abrogatrici delle norme precedenti, una scarsa considerazione dei principi sanciti nello Statuto dei diritti del contribuente e l’abuso di circolari interpretative creano difficoltà che disincentivano gli investimenti e costituiscono motivo di contenzioso tra contribuenti e amministrazione finanziaria.

Si calcola (dati World Bank, 2012) che in Italia esistano in media 15 adempimenti, 282 ore all’anno necessarie e 720 potenziali agevolazioni da controllare. In Gran Bretagna invece, il tutto si riduce ad 8 adempimenti, 110 ore all’anno necessarie ed un numero trascurabile di agevolazioni. Una differenza non da poco ponendosi nell’ottica di un investitore che deve scegliere dove fare impresa.

FederCepi Costruzioni, nel corso dell’Assemblea nazionale CEPI, rivendicherà con forza l’inserimento dei principi fondamentali dello Statuto dei diritti del contribuente all’interno della Costituzione Italiana per frenare l’incresciosa consuetudine del legislatore fiscale a emanare norme di fatto confliggenti con lo spirito dello Statuto e dei sui principi fondamentali: non-retroattività della norma tributaria; possibilità di ampliare i tributi esistenti o crearne di nuovi soltanto mediante lo strumento della legge ordinaria; termini perentori a pena di nullità per la notifica, prescrizione e produzione di documenti (minimo 30 giorni); nullità di ogni norma che obbliga il contribuente a tenere prova dei pagamenti per un periodo superiore a 10 anni; impossibilità per l’Amministrazione finanziaria di richiedere al cittadino la produzione di documenti o informazioni già in possesso della P.A. e obbligo di concedere al contribuente un termine di almeno 30 giorni per produrre qualsiasi documentazione.

Lo Statuto del contribuente (legge 212/2000), pur essendo di rilevanza costituzionale in quanto emanato in attuazione degli artt. 3, 23, 53 e 97 della Costituzione, non è una legge di rango costituzionale in senso stretto. Rivendicheremo pertanto l’inserimento all’interno della Carta Costituzionale di una norma che recepisca nella legge fondamentale dello Stato i principi fondamentali in materia di tutela dei diritti del contribuente, per rasserenare i rapporti tra cittadino e amministrazione finanziaria.

A questo dovrebbe accompagnarsi una rigorosa rivisitazione di tutta la normativa fiscale, con l’abrogazione delle centinaia di norme fiscali che regolamentano (e confondono) le diverse fasi e i diversi istituti tributari (dichiarazione, avviso, gli atti della riscossione, potere di sospendere, legittimazione al rimborso, responsabilità degli eredi) recependo le regole più importanti in una nuova legge generale tributaria. Un’unica legge fiscale faciliterebbe sia i contribuenti di fronte agli adempimenti fiscali sia la stessa amministrazione finanziaria nella fase di accertamento, riducendo gli spazi di evasione, abuso del diritto e contenzioso.

Nell’ottica di abbassamento della pressione fiscale, della certezza del diritto e della semplicità, proporremo infine una Flat Tax tra il 20 e il 25%: una misura fiscale a nostro avviso idonea a contemperare tutte e tre le esigenze.

Si tratta di un modello di tassazione che consente al contribuente – indipendentemente dal fatto che si tratti di una persona fisica o di una persona giuridica – di concorrere al mantenimento dello Stato mediante una imposta unica, determinata per legge a prescindere dal livello (e dalla fonte) del reddito. La flat tax si configura come un sistema fiscale diametralmente opposto rispetto al sistema di aliquote progressive, in cui i contribuenti (persone fisiche e giuridiche) devono pagare le imposte in misura crescente col crescere del reddito imponibile.

Scopo della “flat tax” è aumentare la libertà individuale permettendo a ciascun individuo di conservare una quantità maggiore del denaro che riesce a guadagnare con il suo lavoro.

La “flat tax”, dove realizzata, ha sortito vantaggi positivi sotto il profilo della crescita del Prodotto interno lordo:

o          in Estonia il PIL è cresciuto in un decennio dell’80% circa;

o          in Lettonia e Lituania il PIL è cresciuto di oltre il 70%;

o          in Serbia il PIL è cresciuto nell’anno successivo all’introduzione della flat tax dell’8,5% (3,3% e dell’1,5% nei due anni che hanno preceduto l’introduzione);

o          in Ucraina il tasso di crescita è arrivato al 7% a seguito dell’introduzione della flat tax, mentre prima era poco superiore al 4%;

o          in Russia, rispetto a un tasso medio di crescita dell’1,1% nei cinque anni che hanno preceduto l’introduzione della “flat tax”, l’economia è passata a un tasso medio del 4,7% negli anni successivi. L’obiettivo di avviare il Paese verso un nuovo percorso di sviluppo economico-industriale potrà dunque essere raggiunto soltanto se vi sarà comunanza di intenti tra Istituzioni e imprese intorno a questo “Nuovo Patto Sociale”, con una nuova politica economica orientata su questi tre interventi:

-           efficiente utilizzo della spesa pubblica (più investimenti e meno spesa corrente);

-           abbassamento della pressione fiscale;

-           semplificazione del sistema fiscale (inserimento in Costituzione dei principi fondamentali dello Statuto dei diritti del contribuente, unica legge generale tributaria, flat tax). Senza azioni concrete su questi fronti, la ripresa economica continuerà ad annaspare e continueremo a crogiolarsi su indicatori dello zero virgola che poco o nulla incidono sull’effettivo benessere e sviluppo del Paese. Il “Nuovo Patto sociale” che lancerà FederCepi Costruzioni dall’Assemblea Nazionale CEPI, ne siamo assolutamente convinti, può invertire la rotta per riformare e rilanciare davvero questo Paese.

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