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La corda della saggezza lega (tribù del Congo Rd). Canna da zucchero

Inserito da on 20 settembre 2017 – 00:00No Comment

Oliviero Ferro*

La canna da zucchero è il simbolo di ciò che può attirare, benedire, liberare, fare felici. Si sospende alla corda un pezzo di canna da zucchero. Proverbio “La parentela è come le canne da zucchero, nate dal medesimo ceppo: si disputano tra di loro, ma non si lasciano mai”. Ti capiterà di litigare con i tuoi fratelli e la tua parentela; non lasciarli mai, resta loro unito. Il clan è come un campo di canne da zucchero: una riserva inestinguibile di gioia e di sapore, di forza e di sostegno. Quando il vento soffia, le canne da zucchero possono scontrarsi l’una con l’altra con grande fracasso, ma non si distruggono mai. Al contrario, quando arriva la tempesta, tutte le canne si avvicinano e si sostengono l’una con l’altra. Delle querele possono scuotere la famiglia e il clan, ma i loro membri devono sempre essere solidali. C’erano una volta due ragazzi: uno si chiamava Maseke e l’altro Kibela. Maseke disse al suo compagno: ”Amico, io constato che noi non possiamo restare senza lavoro tutta la vita. Siamo giovani e forti. Coltiviamo un campo; ciò ci permetterà di vivere”. “No”, rispose Kibela “io non vedo perché mi devo stancare per un guadagno così scarso”. Il giorno dopo, Maseke se ne andò da solo a dissodare un grande campo; vi piantò della canna da zucchero che crebbe molto bene, al punto che Kibela fu meravigliato. Si disse tra di sé: “Questa notte, verrò a servirmene qui”. E così fece. Tagliò una buona scorta di canne e rientrò a casa sua per rosicchiarle. Il giorno dopo, quando Maseke venne a lavorare nella piantagione, si accorse del furto, senza sapere chi accusare. Qualche giorno dopo, avendo terminata la scorta e avendo preso gusto al sapore delle canne, Kibela venne ad aggirarsi intorno al campo del suo amico. Non vide nessuno, entrò dentro e cominciò a lavorare con il machete. Ma Maseke era là, curvo, occupato a sarchiare, nascosto dalle foglie. Si impadronì del ladro e lo portò davanti al tribunale degli anziani che lo condannarono alla prigione. Invece del guadagno che avrebbe avuto associandosi lealmente al suo amico, Kibela raccolse, a causa del suo egoismo, solo vergogna e prigionia.

*missionario saveriano

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