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Esaltare la croce di Cristo

Inserito da on 14 settembre 2017 – 00:00Un commento

 don Marcello Stanzione

 Nella festa di oggi la croce non è presentata ai cristiani nella sua dimensione di sofferenza cruenta, di inevitabile necessità per divenire santi, ma nel suo aspetto glorioso, come motivo di vanto non di pianto. L’antifona d’ingresso della festa odierna ci invitano ad un sacrosanto orgoglio: “ Di null’altro mai ci glorieremo se non della croce di Cristo, nostro Signore”(Gal. 6, 14). La devozione ed il culto per la santa Croce, dove Cristo immolò la propria vita per noi risale agli inizi del cristianesimo. Nella liturgia se ne ritrova testimonianza fin dal IV secolo. Nei testi della Messa e della liturgia delle Ore la Chiesa loda con giubilo la santa Croce, che fu strumento della nostra salvezza. L’esaltazione della Santa Croce è la festa della scoperta della vera Croce, rubata  da  re  dei  Persiani  nel  corso  d’una  guerra,  riconquistata nel 629 ed autentificata da una guarigione miracolosa e poi riportata a Gerusalemme.La Chiesa ha istituito una festa liturgica in onore di questo  avvenimento. Essa la ha dato il nome di Esaltazione della Santa Croce per ricordare la sua uscita dalla terra in cui era stata rubata, il  suo  riconoscimento  autentico fatta dall’autorità del suo Magistero, una lezione  opportuna per i cristiani di esaltare nella   loro   propria   vita  questa  croce  redentrice,  segno  di  tanti  guadagni spirituali, fonte di tante speranze e di così grande bene. Sì, esaltiamo la Croce, la croce del nostro Divin Salvatore, perché essa è portatrice di salvezza e di gioia. Nella nostra vita la Croce si presenta spesso in modalità assai diversificate: malattia, povertà, stanchezza, dolore, disprezzo, solitudine. Nella festa di oggi possiamo esaminare com’è il nostro abituale atteggiamento dinnanzi alla croce, che talvolta appare difficile e dura, ma che, se la portiamo con amore, si trasforma in fonte di purificazione e di vita, e persino di serenità.  Il primo segno religioso insegnato al bambino è il  segno  della  croce. La prima spiegazione di catechismo dà di questa  croce  il suo  senso  di assemblea: essa è il segno del cristiano. Quanti segni di croce, nella giornata d’un vero cristiano!  Quanti segni  di croce   nelle  formule   liturgiche   delle   benedizioni,  dell’amministrazione dei Sacramenti, degli Uffici liturgici! Prima di Cristo, la croce esisteva come strumento di tortura e di punizione dei colpevoli.  L’umiltà  di  Gesù  gli  ha  fatto  scegliere la croce,  riservata agli schiavi  condannati  alla  pena  di morte,  al  fine di salvare il mondo su questo legno di penitenza, divenuto albero di redenzione. Dopo il giorno del Venerdì Santo, la croce è stata esaltata: essa è divenuta il  segno  della  liberazione  umana,  contro il male,  il peccato, la disgrazia eterna, la disperazione e la sconfitta definitiva e totale. Esaltiamo la croce, noi cristiani del XXI secolo. L’attacco del materialismo senza fede e senz’anima non riconosce alcun senso alla croce e non gli fa alcun posto.  La croce di Cristo non è destinata ad essere fissata solo su delle tombe, dove  essa ha un senso di  speranza e di eternità.   Essa deve, al di sopra degli uomini in piena vita,  drizzarsi come un simbolo di sforzo e di sacrificio e come simbolo di vittoria e di liberazione umana.  E’ essa che ha salvato il mondo sul piano soprannaturale e propriamente divino. Probabilmente anche noi fin da bambini abbiamo imparato a fare il segno di croce sulla fronte, sulle labbra e sul cuore, come simbolo esteriore della nostra fede. Nella liturgia, la Chiesa utilizza il segno della croce sugli altari, nel culto, sugli edifici sacri. E’  essa che ha fatto sorgere un mondo nuovo  sul piano umano.  Mondo pesante  ancora  delle  ingiustizie,  delle  miserie  di cui  il cuore dell’uomo è la sorgente incessantemente zampillante, ma mondo,  malgrado tutto,  arricchito di valori  spirituali,  umani,  sociali,  sconosciuti  fin allora;  mondo dove la coscienza,  diventata cristiana,  condanna tutto quello che non è né giusto,  né buono, né umano.  Ed  è  ancora    una esaltazione del premio del linguaggio della croce. La forza ed il suo effimero successo non potranno mai farla tacere. La croce abbracciata da Gesù, patibolo infamante riservato agli schiavi, è segno d’onore.

Un commento »

  • laura gallo scrive:

    grazie, quest’articolo è bellissimo. solo abbracciando la croce ed amandola ho sentito che avrei avuto sempre un amico che mantiene le promesse, e allevia la fatica e il dolore. son credente veramente da quando sento che lui è lì sempre e vorrei che tornasse nelle case e nelle scuole, nelle famiglie al centro degli sguardi edei cuori. ciao

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