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Mercato San Severino: San Rocco e la Madonna Addolorata (delle lacrime) a confronto- le “Fontanelle”- antico rito

Inserito da on 14 settembre 2017 – 05:07No Comment

 Anna Maria Noia

 

Dopo il successo per i festeggiamenti in onore di S. Rocco, ecco che Mercato S. Severino si prepara a vivere un altro intenso e speciale momento di giubilo: le iniziative dedicate a S. Maria Addolorata (patrona delle donne che si chiamano – anche – Dolores), il cui dies natalis ricorre ogni 15 settembre. In particolare è coinvolta la collettività e/o comunità di Lombardi – frazioncina dell’hinterland. Ricordiamo che S. Severino consta di 22 frazioni, casali, quartieri di lignaggio (“li Carraturi”, la torre Marcella…). Ognuna di queste realtà presenta una peculiare attività artigianale. Ad esempio, a Spiano vi è la tradizione – tramandata di anziano in giovane – della lavorazione del legno, della realizzazione di scale (dagli “scalari”) e delle ceste dette: “sportelle” (dai cosiddetti “sportellari”); a S. Angelo (“ad maceratam”) il prodotto fiorente era (secoli fa) la canapa; in Costa risiedevano scalpellini, pipernieri e operai della pietra locale: la “pietra serena”. Oltretutto, la sunnominata frazione era nota per le cave di tufo grigio e giallo. Invece a Pandola, vicina al Montorese, si coltivava (e ancora adesso è rinomata) la cipolla ramata. Donde l’appellativo di “cipollari” o “cepari” ai suoi abitanti. In altre località, quali Piazza del Galdo, si producevano selle e finimenti per cavalli – oppure guanti. Tornando a noi, la festa dell’Addolorata – la vergine del dolore – rientra in quegli appuntamenti “devozionali” (ma in realtà scaramantici e apotropaici, esoterici, “superstiziosamente” pagani – come le stesse processioni in origine) più seguiti e vissuti dai Sanseverinesi doc. Come accade per Rocco, patrono dell’antico (intero) Stato di Sanseverino [sic!]; il cui culto giunge anche a Castel S. Giorgio, a Siano (soprattutto) e a Penta di Fisciano. Il suo nome deriva dal germanico “Hrock” (corvo, uccello sacro). Principe di Montpellier, era uno jacopeo – pellegrino alla volta di Santiago (Giacomo o Jacopo maggiore). Lo contraddistinguevano la conchiglia cappasanta e il bordone: il bastone per appoggiarsi. Oltre agli jacopei, diretti in galizia, vi erano i romei – alla volta di Roma – e i palmieri (per Gerusalemme). Anche il poeta Francesco Petrarca scrisse una lirica su un anziano viaggiatore verso la capitale della cristianità (Roma): “Movesi vecchierel…” – sono i primi versi. S. Rocco venne infettato dalla febbre; irriconoscibile, si capì che era nobile solo dai suoi anelli. Un cane, che derubava la mensa del padrone Gottardo, fu la sua unica compagnia negli ultimi anni della sua esistenza. Da anni, è consuetudine celebrare liturgie eucaristiche e processioni verso Rocco a settembre. E non, invece, il 16 agosto (giorno della canicola). Sembra che ciò sia dovuto a motivi “pratici”, anche tenendo conto dei fedeli che accorrono in frotta (soprattutto però in passato), ad omaggiare il santo. Invece la Madonna delle lacrime è il rito antropologico ed etnografico speculare (ma non opposto) al “Ciuccio di fuoco” di Acigliano (altra zona di S. Severino). Proprio durante il periodo del rinnovo degli antichi contratti agrari, tra agosto e settembre (indizione bizantina), il fuoco e l’acqua sono entrambi simboli di purificazione – violento l’uno e lustrale, dolce, l’altro. Mentre il fuoco consuma gagliardamente, l’acqua lenisce. È un rito dell’acqua anche la celebre “chiena” (o piena) della cittadina di Campagna – dove si devia il corso del fiume Tenza, per gettarsi addosso gavettoni freschi. In occasione di Maria sofferente – che nella frazione Spiano è ricordata, maggiormente, il venerdì prima della domenica delle Palme (nel corso del “Fistone” – la “grande festa”) e si preparano polpette di baccalà – a Lombardi si organizzano le “Fontanelle”. Un’usanza dei nostri avi o patres, ripresa da un quindicennio da alcuni volenterosi responsabili (Andrea Coppola e Donato Gentile, con molti altri dei circoli di tale località). Un rito che prevede l’uscita (per capillarità) dell’acqua entro degli ugelli, con sostanze coloranti (tinte non tossiche) – dalle botti (“nascoste” da fratte, foglie e da un poderoso apparato con prodotti agricoli, simboleggianti la fertilità della terra – pannocchie, grappoli d’uva…) in superficie. Tutto in relazione, metaforicamente, alle lacrime piante da Maria. Come ogni anno, dapprima c’è la processione; poi la santa Messa. Solo dopo aver adempiuto ai “doveri” ecclesiastici, si entra nel vivo – il momento clou. Per il 2017, dunque, ancora una volta sussisterà tale retaggio. Che coinvolge anche i più giovani, sempre entusiasti di collaborare alla buona riuscita della manifestazione. Dopo la novena di questi giorni, domenica 17 settembre 2017 si vivranno il corteo (dalle 18 in poi) e poi la liturgia. Ed infine, ecco le preghiere a Maria. La statua è molto simile a quella della già citata Spiano. In merito emerge una piccola curiosità: pare che in principio il simulacro fosse addirittura lo stesso, in prestito tra le due comunità (rivali – per giunta; S. Severino ha visto nei secoli una sorta di battibecchi tra frazioni antagoniste come S. Vincenzo e S. Martino, Pandola e Acigliano… Sebbene adesso questa vera o presunta competizione è relegata, giustamente, alla leggenda…). Sembra che la Madonna volesse rimanere alla comunità di fedeli a cui era stata data in prestito – diventando progressivamente più pesante, nell’avvicinarsi al luogo dov’era conservata in precedenza. Ma questa è – appunto – leggenda. E passiamo, ora, all’aspetto tecnico: come ogni anno, la “torre” da dove zampillano i fiotti d’acqua – colorata con tinte cromatiche arcobaleno disposte in apposite cannule – è alta circa sette metri. Al di sotto dell’apparato – ricchissimo – vi sono le botti. Con i colori. I “principali” sono i tre della bandiera italiana (bianco, rosso e verde). Ai lati, i coloranti gialli. Vi è anche il blu. La torre con le fronde, verdi a significare la fertilità della terra e della donna, è rivestita e ammantata di elementi arborei. In mezzo a tutto questo spiccano, reali o in plastica, i frutti e gli ortaggi tipici dell’autunno: zucca, uva, melenzane, pannocchie a volontà, pomodori, zucchine, cachi o loti (detti anche “legnasanti”, in quanto il periodo di maturazione avviene generalmente a novembre – mese di Ognissanti). Ed anche melograni (granati). Donde la Madonna del Granato. Il melograno è simbolo di vita e di morte: ricorda il trucco con cui il dio greco Plutone o Ade porta con sé negli Inferi Proserpina – mentre la madre Cerere la piange sulla terra. E così si giunge a un “compromesso”: per sei mesi Proserpina vive sulla terra (periodo estivo) e per i restanti altri mesi è regina del Tartaro – cioè l’Inferno classico, l’oltretomba. Altra pianta “magica”, oltre al melograno e anche al vischio (augurale a Natale) è il mirto. Che si trova anche sulla collina del castello medievale. È – quella delle Fontanelle – una tradizione etnografica, retaggio di tempi ancestrali, che nessuno vuol perdere. Così, dall’impegno dei residenti nelle frazioni che la ospitano, vengono fatti giungere da zone limitrofe moltissimi curiosi. In fondo, Lombardi e S. Martino sono borghi di 300-400 anime, legate al passato – un periodo in cui la saggezza contadina imperava sul costume e sulle virtù popolari. E insieme allo spettacolo, di per sé molto suggestivo, delle Fontanelle – che veicolano per una decina di minuti zampilli di acqua colorata che sale dagli ugelli per capillarità (una legge, un principio della fisica) – concorre al prestigio della manifestazione lo spettacolo di fuochi pirotecnici. Come sempre. Da ricordare che la location (o cornice) delle Fontanelle da qualche anno è in piazza, il largo principale delle frazioni; dapprima, con l’ausilio di canne di bambù, si teneva più vicino al circolo frequentato dai residenti di Lombardi e S. Martino. Un momento tutto da vivere, quindi: in conclusione ricordiamo che l’acqua, metafora iconografica e iconologica del pianto e delle lacrime, purifica le azioni e i raccolti (indizione bizantina per il rinnovo dei contratti agrari) della collettività; il mito pagano, però, è stato assimilato dall’agire religioso che fa capo all’Addolorata. Quella di Lombardi, speculare al simulacro della Madonna celebrata a Spiano a Pasqua.

 

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