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21ª Domenica del tempo ordinario anno A- commento al Vangelo

Inserito da on 27 agosto 2017 – 00:00No Comment

 don Marcello Stanzione

 Come le due precedenti domeniche, noi ritroviamo Gesù lontano dalle folle, con solo i suoi dodici apostoli … e, una volta di più, preoccupandosi di far crescere la loro fede … chiedendo loro maggiormente cosa l’opinione generale può dire di Lui. E’ su questa fede, più forte di ogni imprevisto, che Gesù può fondare la sua Chiesa.

        La Chiesaè, oggi, molto criticata. Molti dei nostri contemporanei sarebbero pronti a dire : “Gesù, sì …la Chiesa, no … “. Ci si accontenterebbe facilmente di piccole comunità viventi e calde, senza avere bisogno della grande istituzione universale. Si relativizzerebbero le norme dottrinali obiettive accontentandosi di alcune convinzioni elementari soggettive. Taluni trovano chela Chiesava molto in fretta, mentre che altri le rimproverano di non modernizzarsi abbastanza. Sela Chiesaprende posizione su dei problemi “umani”, si dice che essa si mischia di ciò che non la riguarda, che fa politica. Se tace, le si rimprovera di non impegnarsi.

         A partire dal Vangelo di questa domenica, ci è suggerito chela Chiesaè, allo stesso tempo, un mistero divino … ed una organizzazione umana …

LA CHIESA COME MISTERO DI FEDE

Dopo un anno e mezzo circa di predicazione e di segni miracolosi, Gesù ha dunque fatto una inchiesta sondaggio : “Che si dice che io sia nell’opinione corrente ?”. Tutte le risposte pongono Cristo al più alto livello : è una personalità religiosa eccezionale. Si citano a suo riguardo i profeti più prestigiosi della storia di Israele. Ma il sondaggio globale non era apertamente che come un inizio per provocare una domanda più personale : “E voi, chi dite che io sia ?”.

La risposta di Pietro non può ridursi ad un senso elementare. L’espressione “Figlio di Dio” – ben Elohim, in ebraico – può, evidentemente, applicarsi ad ogni uomo. Ma, per Pietro, sembra chiaro che Gesù non è solamente un “figlio di Dio” come lo sono tutti gli uomini. Questo sarebbe un parlare senza dire nulla ! La risurrezione e la maturità teologica verranno a precisare ciò. Ma la formula stessa indica che Gesù non è solamente uno degli inviati di Dio in mezzo a tutti quelli che Egli ha inviato prima. La professione di fede di Pietro contiene quattro articoli che rinforzano ognuna delle parole : “Tu sei IL Messia, IL Figlio DI Dio, IL Vivente !” – “O Christos, O Uios TOU Théou TOU Zôntos” -.

D’altronde, Gesù sottolinea immediatamente che vi è una specie di opposizione tra le opinioni che vengono dagli uomini e la certezza di fede che viene da Dio : “Non è né la carne né il sangue che ti hanno rivelato questo !”.

Così la fede pretende di non essere solamente il risultato di una riflessione umana di tipo razionale o filosofica, per legittima che sia questa ricerca. Occorre una “rivelazione” soprannaturale per vedere, nell’uomo Gesù, al di là delle apparenze.

Gesù ha fondato la sua Chiesa sulla fede di Pietro : “Tu sei roccia (Cefa) e su questa roccia costruirò la mia Chiesa”. Ecco ben l’essenziale della Chiesa : è la fede che definisce il campo specifico della Chiesa, il suo ruolo irrimpiazzabile. Nel corso della storia,la Chiesa ha fatto molte supplenze in quantità di campi umani : ospedali, scuole, politica. Essa continua ad illuminare tutti questi campi. Ma il suo ruolo irrimpiazzabile, è di dire la fede, nel cuore stesso delle situazioni umane.

LA CHIESA COME ISTITUZIONE UMANA

 Immediatamente dopo avere riconosciuto la fede di Pietro, Gesù gli assegna una missione : “Tu sei Pietro … su questa pietra io edificherò la mia Chiesa … le porte dell’Inferno non prevarranno … io ti darò le chiavi … ciò che tu avrai legato e slegato … “. Questa missione di Pietro è dunque caratterizzata da cinque parole, cinque immagini concrete fortemente radicate nella cultura semitica antica, pegno di autenticità : 1. La roccia, simbolo della solidità. 2. L’assemblea : la ecclésia – qahal in ebraico -, convocata da Dio. 3. Le porte, simbolo della potenza nelle città fortificate antiche. 4. Le chiavi, simbolo del potere. 5. Legare e slegare, simbolo della totalità.

Vi è capitato di dare le vostre chiavi a qualcuno ? Non solo le chiavi banali  ed i passe-partout, ma tutte e vostre chiavi, il mazzo completo delle vostre chiavi più segrete. Rimettendo le sue chiavi, quelle del Regno dei cieli, ad un uomo, Gesù prende un rischio … ma che è nel pieno diritto di quella fiducia che il Dio Creatore fa all’uomo fin dalle origini. E’ una vera responsabilità. Gesù non dice a Pietro che egli sarà l’esecutore passivo di decisioni superiori prese altrove, come se avesse detto : “Ciò che Dio ha legato nel cielo, tu lo legherai sulla terra”. Gesù dice esattamente l’opposto : “Ciò che tu legherai sulla terra sarà legato in Dio !”. E’ molto serio. E’ una vera responsabilità umana. Non si può pretendere di andare a Dio rifiutandola Chiesa, la sua Chiesa.

 

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