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19ª Domenica tempo ordinario anno A- commento al Vangelo

Inserito da on 13 agosto 2017 – 00:00No Comment

 don Marcello Stanzione

La scena della tempesta che segue immediatamente la moltiplicazione dei pani di domenica scorsa, debutta in maniera stupefacente. Gesù aveva fatto una grande assemblea come si dice oggi: 5000 uomini senza contare donne e bambini! Non è corrente, anche oggi! Era un successo. Ora ecco che Gesù obbliga i suoi discepoli a lasciare i luoghi … poi rimanda la folla … e si ritira, solo, da parte, per pregare … Non è strano? Perché Gesù rifiuta il successo apparente dell’assemblea di folle?

         Domenica scorsa, nel miracolo dei pani, noi abbiamo sottolineato la preghiera di benedizione di Dio che Gesù ha fatta. Immediatamente dopo questa scena, noi ritroviamo Gesù in preghiera, ma solo, da parte, nella notte … una notte completa di preghiera, poiché è solamente alla quarta vigilia che Gesù raggiunge i suoi amici. Questa lunga preghiera di Gesù inaugura una svolta decisiva nel metodo pastorale, nel modo di evangelizzare di Gesù. Oramai. Avendo “rinviato” la gente, egli non li predicherà mai più … per consacrarsi esclusivamente alla formazione intensiva del piccolo gruppo dei Dodici. Non è strano? Perché Gesù sembra rinunciare ad un apostolato di massa?

LA MANCANZA DI FEDE

Ciò che si chiama la “crisi galilea”, questa svolta nella vita del profeta Gesù, questa fermata della predicazione alle folle … noi non dobbiamo inventarne le ragioni. Esse ci sono chiaramente indicate dal Vangelo stesso. Si tratta molto semplicemente di mancanza di fede, di incredulità, che Gesù è stato obbligato di constatare nelle folle che correvano fin allora presso di lui. La moltiplicazione dei pani ne è stato il “rivelatore” : “Non è perché voi avete visto dei segni che mi cercate, ma perché avete mangiato dei pani a sazietà. Non cercate dunque questo cibo che perisce, ma il cibo che resta per sempre, quello che vi darà il Figlio dell’Uomo” (Gv.6,26-27).  Gesù si separa da una folla che lo accoglie male, che, malgrado i suoi sforzi, rimane alle sue preoccupazioni temporali, materiali. Egli pensa ad un pane venuto dal cielo, e le fole vogliono “farlo re” (Gv.6,15), rinchiuderlo in un messianismo politico, perché non cercano praticamente che il saziamento dei loro bisogni materiali.

Nel cuore della pagina del Vangelo di oggi, noi troviamo una parola chiave: “uomo di poca fede” – “oligopistos” in greco, che Matteo mette cinque volte nella bocca stessa di Gesù: Mt.6,30 ; 8,26 ; 14,31 ; 16,8 ; 17,20 -. Qui, è Pietro stesso che fa soffrire Gesù con la sua mancanza di fede. Questo rimprovero doloroso ci rivela quali erano i pensieri di Gesù durante il miracolo dei pani, e durante la sua lunga preghiera notturna: egli aspetta la fede dell’uomo … e quando non trova questa fede, egli non può più fare niente, perché rispetta la libertà. Avendo notato il contesto della nostra tempesta di oggi, noi possiamo meglio comprenderne il senso. Pietro, per primo, fa qui l’esperienza del passaggio dalla fede – entusiasmo – facile … alla fede – profonda. Egli fa una esperienza lacerante su quel lago di Tiberiade che egli credeva di conoscere perfettamente, lui il marinaio pescatore competente nel suo mestiere umano : egli deve passare dalla fiducia in se stesso alla fiducia in Dio … un rischio, un salto nell’ignoto, il bel rischio della fede, come diceva un elemosiniere di giovani universitari …

Sì, la fede, è molto precisamente di rinunciare alle nostre sicurezze umane, di non più poggiare sulle nostre certezze razionali, e di avventurarci sulle onde. E’ nel momento in cui il credente risente il più grande imbarazzo, e sperimenta con più violenza l’impossibilità della salvezza umana con le sue proprie forze, è in quel momento che l’uomo può fare il salto di fede : occorre attraversare questo abisso di una specie di morte a se stesso per accogliere la salvezza che viene da Dio … Occorre passare dalla fede sentimentale alla fede pasquale. Ed è il ruolo delle nostre tempeste, delle nostre prove. Per giungere a prosternarci nell’adorazione, dicendo : “Veramente tu sei il Figlio di Dio”… occorre dapprima passare dal grido di confessione supplichevole “Signore, salvami”. Anche noi, in certe ore, rassomigliamo alle folle ed agli apostoli, la sera della moltiplicazione dei pani : è l’entusiasmo facile, e poi, giunge una malattia, un insuccesso, un evento che può far ondeggiare la nostra fede. E’ allora il test per crescere !

 

 

 

 

 

 

 

 

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