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Risposta di Gesù allo scandalo del male nel mondo

Inserito da on 23 luglio 2017 – 00:00No Comment

don Marcello Stanzione

 La questione del male è la più grave di tutte. Se Dio è buono ed onnipotente, perché vi è un tale scatenarsi di violenza, di ingiustizia, di sofferenza? Nel Vangelo di oggi, Gesù ci dona la sua risposta, molto semplice e meravigliosamente limpida. Gesù riprende, molto semplicemente, l’insegnamento della Genesi, il primo libro della Bibbia. Il male non viene da Dio, che non ha seminato che del buon grano nel campo del mondo. Ma il male non viene nondimeno dal cuore dell’uomo. Il male esiste prima, e più profondo. Per Gesù, è chiaro e netto, lo stesso uomo è vittima di ciò che Egli chiama “il Nemico”, il “Maligno” – il “Ponèros” del Padre Nostro -, il “demonio”. Come è bello apprendere questo dalla rivelazione! Al di là delle nostre debolezze, alla radice dei nostri peccati, vi è una potenza di cui noi non siamo responsabili … e che agisce in noi silenziosamente “mentre che la gente dorme”, dice Gesù. Allorché il grano è stato seminato in pieno chiarore di giorno, il loglio è seminato di nascosto, approfittando vigliaccamente di un momento di incoscienza. Non è una esperienza che facciamo spesso? Il male si infiltra gradualmente nella nostra vita, e frequentemente anche a nostra insaputa: noi non ce ne accorgiamo che dopo. E’ Gesù che lo dice. E così Egli riabilita la nostra profonda dignità: noi non siamo così cattivi di come non ne diamo talvolta, purtroppo, l’immagine. Il peccatore è prima di tutto una vittima. Noi abbiamo in noi una fastidiosa tendenza a ripartire l’umanità in due categorie molto nette – è il manichesimo - : da una parte i buoni, dall’altro i cattivi. E’ il principio un poco semplicistico dei westerns e dei cartoni animati per bambini. Gesù, là ancora, non è d’accordo con questa visione semplicistica del mondo. Per lui, il buon grano e la zizzania sono mischiati, come una matassa impossibile da sbrogliare. Non è anche la nostra propria esperienza personale? Nel nostro proprio cuore, coabitano germi di vita e semi di morte: tale azione iniziata nell’amore si completa nell’egoismo, tale impresa di generosità si trasforma in affare molto interessato … “Io non faccio il bene che vorrei fare e commetto il male che non vorrei fare”, confessa il grande San Paolo (Romani 7,19). Questa ambiguità, questo miscuglio inestricabile di bene e di male in noi stessi dapprima dovrebbe premunirci contro tutti i giudizi troppo intolleranti verso gli altri. Grazie, Gesù, di guarirci dall’intransigenza e dal settarismo. Nella parabola, il dialogo dei servitori col loro padrone pone in rilievo pregnante l’abbondanza della zizzania. Ve ne è talmente che i servi, con una specie di nero umorismo, chiedono al padrone se non avesse, per caso, seminato della zizzania nel campo! Ed il padrone, utilizzando lo stesso linguaggio paradossale, risponde immediatamente: non la strappate … non rimarrebbe niente! Domanda e risposta suppongono una invasione straordinaria, una proliferazione del male nel mondo. Ma questo sottolinea anche che il padrone, vietando così categoricamente di strappare la zizzania, sembra perfettamente sicuro del suo affare: la messe finale non è affatto in dubbio … il bene “alla fine” la spunterà. Per Gesù, nessun dubbio: la cernita, il giudizio si faranno un giorno … il male non arriverà a soffocare il buon grano. Quando il mondo sembra invaso da una zizzania d’inferno, Gesù ci invita alla speranza malgrado tutto. Non cerchiamo di rappresentarci il Regno dei cieli quando sarà completato, alla fine del mondo, come dice Gesù. Noi sappiamo che ogni messe non è che del grano trasformato, ma quale trasformazione! Quale differenza tra uno staio di grano ed un campo verdeggiante che ondeggia sotto il sole estivo! Se, in novembre, il grano si chiedesse cosa sarebbe la messe in luglio, che cosa potrebbe immaginare? Così, noi non possiamo che lontanissimamente immaginare il cielo. “Noi attendiamo solamente nuovi cieli e terra nuova, in cui la giustizia abiterà” (2 Pt.3,13). E, con Gesù, noi sogniamo con gioia a questo Regno in cui il male non esisterà più, in cui non vi sarà che verità, amore, felicità senza fine. E, sicuri di questo risultato finale, noi vi lavoriamo, quaggiù, ogni giorno, del nostro meglio, dando fiducia totale al Padrone del campo, al Dio Creatore e Signore della storia.

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