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San Giovanni Rotondo: la pittura senza tempo di Francesco Paolo Fiorentino

Inserito da on 17 luglio 2017 – 00:00No Comment

Nasce a San Giovanni Rotondo  il 12 marzo del 1935, dove ha vissuto e lavorato per tutta la vita. Molte sono le mostre (personali e collettive) dal 1957 fino al 1985, in Italia e all’estero. Si cimentò anche nell’arte sacra eseguendo una pala dell’altare di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni Rotondo, la vetrata d’ingresso e gli altari per la chiesa di San Giuseppe, le opere di misericordia per la chiesa di Santa Maria delle Grazie di San Giovanni Rotondo tra cui l’ascesa al cielo di San Felice nella chiesa piccola di fronte al confessionale di Padre Pio. Eseguì nel 1962 “La Virgen de las penas” per la cattedrale di Arica (Cile), il fonte battesimale per la chiesa di sant’Onofrio a San Giovanni Rotondo (1962)e la Via Crucis con l’ovale per la resurrezione per la chiesa madre di Santa Maria delle Grazie  (opera incompiuta 1986). Altre sue opere pittoriche sono sparse in Italia, nel mondo, in possesso di collezioni private e di qualche museo. Di Francesco Paolo Fiorentino così scrive uno dei più grandi critici d’arte degli anni 70, Gualtiero da Via’: “Procede al limite tra realtà ed astrazione la pittura di Fiorentino in cui scopriamo una viva ansia di trascendere la concretezza animandola attraverso una notevole tensione stilistica così che in questo modo egli ha potuto impegnarsi con successo anche nell’arte sacra. In lui si trova uno stato di ambivalenza: da un lato l’impulso al superamento dei dati empirici,dall’altro la permanenza nel campo del figurativo riconoscibile, cui da’ forza infondendogli una carica espressionistica. Fiorentino è comunque un’artista che presenta varie componenti e tutte lo attraggono con il risultato del passaggio fra di esse. Questo Travaglio e’ frutto della pressione esistenziale, del pungolo della coscienza che sa di vivere in un tempo drammatico. Al fondo c’è perfino quella geometrico-costruttiva una reliquia di razionalità ed oggettività che è strumento dell’invenzione compositiva. La scorge l’occhio dello spettatore avveduto dopo un’accurata analisi, sembrando affiorare il momento logico tuttavia subordinato allo slancio intuitivo. Nell’osservare la nettezza di certi suoi quadri, lo diresti intento ad adoperare la riga e il compasso non per ripetere figure note, ma per offrirci frammenti di esse ricomposte come puri frammenti di oggetti. La sua espressione rivela una notevole disponibilità di ricerca. E forse la chiave che apre alla comprensione e quindi non consente sorprese una volta valutata la molteplice casistica delle opere entro però uno stile coerente ed unitario”. Non dobbiamo cercare in lui distinzioni tra figurativo e parafigurativo posto al di là dell’apparenza fisica concependo forme che stanno solo nella sua mente e si pongono agli antipodi della vaghezza dell’informale. Tutta la produzione ha però un fattore in comune: quello di una sottile angoscia come un assillo, che fa gemere l’immagine o addirittura la rende in preda alla disperazione anche se essa è artificiale, emergendo il manufatto da cosa fabbricata persino il manichino o la figura umana non realistica ne’ metafisica, ma modellata liscia come se fosse una scultura a volumi glabri e schematizzata . Si verifica allora nell’impianto un armonioso contrasto tra parti di realtà come schermi vetrate e fenomeni fisici …trasparenze e riflessi e prodotti intellettuali come cose indefinibili e pure dalla costituzione armoniosa. Ecco una musica di pieni e vuoti e perciò di scansioni spaziali permeate di mistero, con allusioni a ciò che sta al di là della soglia onirica ed è logico e illogico insieme . Piacevolezze contraddette dall’oscurità di questo mistero e che tuttavia bene legano con esso rimanendovi quel fascino dì irresolutezza d’inspiegabilità e, ammettiamolo pure, di ermetismo , di allegoria non decifrata o che lascia adito soltanto ad ipotesi . Perciò FPFIORENTINO pone effettivamente degli enigmi e fa leva su questa suggestione: il dipinto è fine a se stesso, può non voler dire un’altra cosa e allora entra silenziosamente nel reame del surreale cui pero fiorentino non si abbandona senza freni. Se è escluso l’assurdo ha luogo la struttura nulla significante tranne che sviluppo di piani e di spazi. Non sono tuttavia estranei elementi del mondo sensibile ma le forme, le trame formali, le oggettivazioni restano irrecuperabili rispetto al significato. Dunque il surrealismo di Fiorentino è sempre in rapporto ad avanzi, a residuo di realtà che sotto la sua mano diventano architetture avventizie, improvvisate ma in un equilibrio di intuizioni derivanti dalla libertà dell’artista che conosce il valore emotivo del valore appropriato di forma e materia in ciò che esso può dettare alla sensibilità dello spettatore . Ora rappresenta con delle zone di vaga incertezza ora invece si affida alle morfologie autonome non rappresentative, testimonianze di una continua sperimentazione che però presuppone un adeguato possesso del disegno da lui sfoggiato con orgoglio e che è senza dubbio la sua carta vincente, il mezzo per mantenersi in bilico tra l’io e il non io, tra il soggetto e l’oggetto, tra la persona e il mondo con lucidità e chiarezza”

Lio Lucia e Tina Fiorentino figli dell’artista.

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