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Benevento: “Ti racconto Gesù di Nazareth”, presentato nuovo libro di Don Pietro D’Angelo

Inserito da on 13 maggio 2017 – 07:41No Comment

Michele Gagliarde

Si è tenuta venerdì scorso, nel magnifico scenario del convento “San Francesco” di Benevento sito in piazza Dogana, la presentazione del nuovo libro, edito da Passioneducativa, “Ti racconto Gesù di Nazareth: Introduzione alla teologia narrativa” scritto da Don Pietro D’Angelo, presbitero dell’Arcidiocesi di Benevento, attualmente parroco della parrocchia intitolata a “San Bartolomeo Apostolo” in Monterocchetta, vice-rettore della Basilica di San Bartolomeo in Benevento e assistente ecclesiastico diocesano dell’UCAI (Unione Cattolica Artisti Italiani).  Il volume, come ben espresso dal titolo, intende affidarsi alla strategia del racconto più che ad articolate argomentazioni teologiche per arrivare dritto al cuore della fede cristiana. Si tratta di un vero e proprio recupero del kerygma, l’annuncio della passione, morte, e risurrezione di Gesù che l’autore comunica al lettore/ascoltatore servendosi, come all’epoca dei primi testimoni del Cristo, di quella chiave empatica ed immersiva che soltanto la narrazione col suo fascino intrinseco sa dare. L’incontro è stato moderato dalla dott.ssa Ilenia Angela Adamo, presidente dell’UCAI beneventana, la quale ha sottolineato come la narrazione del racconto evangelico in tenera età da parte della sua bisnonna abbia inciso nella sua vita di fede e di come sia importante recuperare il valore appellativo dell’oralità in un’epoca che, chiusa nella sua realtà virtuale, ha perso in gran parte la capacità di ascoltare e di essere testimone di ciò che dice. In apertura S. E. mons. Felice Accrocca, Arcivescovo di Benevento, ha porto i suoi saluti all’assemblea augurandole di partire dal racconto evangelico scrivere poi lei stessa con la propria vita “Il quinto evangelio”, citando il titolo dell’affascinante romanzo di Mario Pompilio. «Che la nostra vita- ha auspicato mons. Accrocca- possa davvero raccontare Gesù e parlare di Lui a chi non Lo conosce, a chi è lontano». A seguire l’intervento del prefatore dell’opera, Padre Eduardo Scognamiglio, docente di Teologia dogmatica presso la Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale e di Dialogo interreligioso e di Introduzione all’Islam presso la Pontificia Università Urbaniana, Consultore del Santo Padre per il Pontificio Consiglio della Famiglia nonché ministro provinciale dei frati minori conventuali della provincia di  Napoli, la quale occupa geograficamente i territori della Campania e della Basilicata. Partendo dal titolo, egli ha ricordato come il libro presenti i vari metodi utilizzati dalla teologia narrativa, capace di rendere in un linguaggio simbolico e immediato l’esperienza vissuta di Gesù, per poi soffermarsi sull’importanza della memoria senza la quale non soltanto non può esistere il racconto, ma neanche un futuro da costruire e nemmeno il ringraziamento verso Dio e chi ci ha preceduti. «Viviamo in un’epoca d’ingratitudine nella quale non c’è più spazio per la testimonianza e per l’ascolto. La grande crisi del nostro tempo e della stessa Chiesa -sostiene Padre Scognamiglio- deriva dal fatto che non raccontiamo più la nostra esperienza personale di Gesù Cristo. Noi invece siamo la memoria vivente di Dio: se perdiamo la dimensione del racconto perdiamo non solo il nostro futuro ma anche la nostra identità». Il relatore ha utilizzato per esprimere questo concetto l’immagine biblica del tempo, dove il futuro è di spalle perché sconosciuto e l’uomo ha davanti a sé il passato: come un rematore egli, per procedere sicuro verso la meta, deve spingere con forza i remi all’indietro guardando in avanti verso il percorso già compiuto: è nel passato, cioè nella memoria delle meraviglie che Dio ha compiuto nella sua vita, che l’uomo di fede può già scorgere in parte ciò che è a venire, dirigendosi così verso la rotta prefissata. Successivamente l’intervento del postfatore del volume, S. E. mons. Giancarlo Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Boiano famoso per il suo impegno nella lotta contro la ‘ndrangheta, è stato incentrato sulla funzione pastorale che il racconto può e deve assumere nella vita di fede di ogni cristiano, corredando la sua argomentazione con opportuni esempi tratti dalla Sacra Scrittura. La parola può far ravvedere il peccatore mettendolo a nudo senza offenderlo, come fece il profeta Natan con il re Davide, macchiatosi di adulterio e di omicidio, attraverso la parabola dell’unica pecorella posseduta dall’uomo povero sottratta con la forza da un ricco e prepotente proprietario di bestiame. Essa consente di raccogliere i frammenti di tutta una vita per farne un capolavoro come fece la Madonna, che, come testimonia l’evangelista Luca, “serbava tutte queste cose nel suo cuore”,  in un’azione di recupero e riassemblamento dei pezzi della memoria (dal greco symballein “mettere insieme”) che si oppone manifestatamente all’agire del diavolo (dal greco diaballein”separare”), il quale non fa altro che separare e disperdere. La parola può, infine, farsi testimonianza concreta attraverso il vissuto di chi non sa tante cose ma ha un cuore grande, sensibile al racconto, come i pastori alla grotta di Betlemme, primi umili annunciatori della nascita di Cristo. «Raccontare -conclude mons. Bregantini- è saper sentire Dio che narra nella nostra vita e il nostro cuore che ne fa eco. È poter dire: oggi ho sentito la presenza di Dio, il Suo dono, il Suo Spirito» Don Pietro D’Angelo ha concluso infine l’incontro ricordando come l’approccio metodologico  del libro sia scaturito dallo studio della teologia politica di Giovan Battista Metz, «un discorso su Dio che non è sganciato dai problemi dell’uomo stesso ma che si cala in una società con le sue difficoltà». Una “teologia della speranza” mediante la quale «bisogna aderire totalmente all’amore verso Dio e verso il prossimo», ma anche «una teologia della giustizia contro l’ingiustizia, di libertà contro l’oppressione, una teologia concreta che propone un percorso di narrazione per calarci nella storia di un uomo che ha cambiato la storia dell’umanità. Per essere testimoni autentici, non solo credenti ma credibili,-sostiene ancora l’autore- dobbiamo conoscere Gesù attraverso il racconto, inizialmente orale, dei primi testimoni della fede: un racconto che ci permette di superare la crisi che oggi subisce il linguaggio religioso, arrivando al cuore di tutti». Gli interventi dei relatori, inoltre, sono stati  sapientemente intervallati dalla lettura scenica di alcuni brani evangelici ad opera dell’attore Michele Parente con accompagnamento musicale del maestro violinista Michele Visconte.

 

 

 

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