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Salerno: Caritas, lettera di don Russo “Tu chi vuoi essere…”

Inserito da on 20 aprile 2017 – 06:02No Comment

Lettera aperta di Marco Russo, sacerdote, direttore Direttore Caritas Diocesana, il giorno dopo lo sbarco a Salerno (del 19 Aprile 2017 ndr) per non cadere nella tentazione dell’indifferenza. Il giorno dopo… accetta il mio augurio, frutto della Pasqua per non rimanere fermi attendendo la prossima Pasqua per creare comunione e vivere la solidarietà e per non ripeterci sento di condividere con voi il giorno dopo Pasqua. vuoi essere la Maddalena, Giovanni Pietro, i discepoli di Emmaus, i dieci apostoli… con Tommaso, scegli tu chi vuoi essere. Tutti ci affanniamo prima e durante la Santa Pasqua a inviare messaggi, messaggini, a fare buoni propositi ma poche volte ho visto continuare, dopo la Pasqua, la riflessione iniziata, promessa. Quale il rischio incorre il cristiano. Quello di ritrovarsi il prossimo anno a rimandare auguri, a inviare e fare promesse e così continuare all’infinito a far scorrere la nostra vita senza avere una crescita, senza una vita costruita mattone su mattone, senza una meta finale. Tutti sappiamo che in questi giorni la Pasqua di Cristo genera la Chiesa: un nuovo popolo. Come l’Esodo è stata la Pasqua degli Ebrei, cosi il Cristo è la Pasqua della Chiesa. Pertanto la logica della storia della salvezza è logica di comunione, di convocazione. La realtà ultima verso la quale tutti noi siamo protesi non è la perfezione individuale, ma la comunione piena di uomini liberi.  Si, siamo “Liberi” perché liberati dal sospetto reciproco, dallo spirito di dominio, dal desiderio di imporre la “propria” verità piuttosto che cercarla assieme, mettendosi al servizio degli altri.  Sì, “Liberi” dalla logica del dominio, possiamo metterci in cammino per attuare una umanità dove la diversità diventi celebrazione dell’unità e non una sua mortificazione. Oggi, anche dopo i tristi avvenimenti, siamo consci che i cristiani sono nel cuore della storia. E per noi, con le mani impastate nella quotidianità dell’uomo “povero”, la novità della Pasqua ci interpella radicalmente sul nostro modo di intendere la vita e la solidarietà. Nella Pasqua, annunciata, celebrata, e vissuta si rivela – ed è questo il primo aspetto, da far nostro e portare come frutto del cammino quaresimale, per noi tempo di conversione e di grazia, – la fedeltà e la solidarietà di Dio all’uomo, a ogni uomo. Cristo, infatti, ha salvato l’uomo e la sua storia non respingendola, né criticandola dall’esterno; l’ha salvata, invece, assumendola fino in fondo, vivendola pienamente, condividendola. La salvezza si pone, a differenza del modo di vedere del mondo, nella linea della condivisione, della solidarietà e non dell’opposizione. C’è, poi, un secondo aspetto: questa solidarietà si fa via di rivelazione. Per il Cristo la solidarietà non è stata solo una dimensione della sua esistenza, ma la costante, la logica, lo stile con cui si è attuata; non una delle sue caratteristiche quindi, ma la struttura profonda. Cristo ha dimostrato con la sua vita che l’unico modo per realizzare se stessi è quello di non possedersi, ma di donarsi, di concepire la propria esistenza in termini di dono e di servizio. Ma che significa tutto questo per noi “oggi”, uomini e donne del 2000 inoltrato, sacerdoti e laici toccati dal Cristo Risorto. Occasione per farci alcune domande, e dare risposte. Certi che desideriamo continuare il cammino intrapreso, di permettere al Risorto che si è fatto Via di non prendere scorciatoie, di non barattare la nostra vita; che non ci ha lasciato soli il Giovedì Santo ma è voluto rimanere tra noi attraverso il dono del suo Corpo e del suo Sangue; e di porci dietro di Lui obbedendo al comando di fare come Lui ha fatto. Chiediamoci:  Sono certo che per me “Solidarietà” è accettare la realtà per quello che è e non per quello che ci piacerebbe che fosse.  Sono certo che per me il nostro tempo va accettato per quello che è: tempo di crisi, di incertezze, di ricerca di verità, di voglia di camminare assieme. Lo sappiamo che “ Fedeltà all’uomo d’oggi ” significa accettare di camminare con ogni uomo che onestamente cerca nuove strade, nuove possibilità di creare spazi più umani. Occorre allora ricominciare a raccontare ciò che di buono e bello c’è attorno a noi. Le tenebre non le sconfiggeremo con le sole parole, con le buone promesse e col faremo domani ma accogliendo, spalancando il nostro cuore alla Luce, accettando di accendere la mia piccola luce, di portare la mia goccia per unirla alle luci e alle gocce del mondo per rischiarare la Terra e alimentare il Mare di Amore. Continuiamo a dire che ovunque c’è male, che il peccato ci assedia, che le forze del male prevalgono non è raccontare la lieta notizia della risurrezione, ma dare spazio ancora all’ “uomo vecchio” che è in noi. Allora la Pasqua è la novità possibile e vivibile per l’uomo d’oggi. Una speranza da annunciare e da “far vedere”, sempre, proprio perché siamo diventati testimoni della Pasqua. Salerno 20 Aprile 2017, il giorno dello sbarco a Salerno per non cadere nella tentazione dell’indifferenza.

A cura di Don Marco Russo Direttore Caritas Diocesana

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