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Pagani: “Meditationes” percorsi paralleli tra popolare e colto al Teatro S. Alfonso

Inserito da on 18 aprile 2017 – 03:44No Comment

Grieg, Respighi, Bartòk: viaggio sospeso tra popolare e colto Sabato 22 aprile alle ore 20 presso il Teatro Comunale “S. Alfonso” di Pagani va in scena “Meditationes”, percorsi paralleli tra popolare e colto, quinto appuntamento dell’VIIIa Stagione Conceristica 2016-2017 “State of Mind” dell’Orchestra Filarmonica Campana. In programma musiche di Grieg, Respighi e Bartòk. Sul podio il direttore ospite il Maestro Pietro Semenzato. Diplomatosi brillantemente in pianoforte e direzione d’orchestra presso i Conservatori di Venezia e Milano, si esibisce regolarmente in vari teatri e sale da concerto in Italia e all’estero come solista, in formazioni cameristiche e come direttore d’orchestra. Fra Holbergs tid (Dai tempi di Holberg) del norvegese Edvard Grieg (1843-1907) fu composto per pianoforte nel 1884 e nell’anno successivo fu trascritto per orchestra d’archi; il brano segue il modello della suite barocca, articolandosi in una sequenza di danze. L’opera nasce infatti per celebrare il bicentenario dalla nascita dello scrittore Ludvig Holberg (1684-1754), padre della letteratura danese, del quale Grieg apprezzava in particolare i drammi teatrali. Holberg e Grieg erano tra l’altro entrambi originari della città norvegese di Bergen (Norvegia e Danimarca erano allora unite in un unico regno). Lo stile settecentesco, cui evidentemente l’autore fa riferimento già nella scelta delle danze, è però “filtrato” dalla sensibilità di Grieg. A differenza delle due precedenti (del 1917 e 1923), la terza suite di Antiche danze e arie per liuto (1931) di Ottorino Respighi (1879-1936) fu composta per sola orchestra d’archi. La maggiore omogeneità timbrica meglio si presta a evocare la sonorità intima di un liuto; inoltre il ciclo, come indicato dall’autore in partitura, può anche essere eseguito da un quartetto d’archi, omettendo la parte dei contrabbassi. L’interesse per la musica antica e barocca fu molto profondo negli gli autori italiani della cosiddetta “generazione dell’Ottanta”, di cui Respighi fu uno dei massimi rappresentanti; emblematico è ad esempio il frequente riferimento al canto gregoriano e ai modi ecclesiastici.

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