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Salerno: Sappe, tensione nelle carceri, salvata vita detenuto

Inserito da on 5 aprile 2017 – 06:24No Comment

Permangono, costanti ed evidenti, le criticità nelle carceri della Campania, regione d’Italia  tra le più affollate in Italia con oltre 7.120 detenuti presenti negli Istituti penitenziari della Regione. Nelle ultime ore due nuovi, gravi, eventi critici si sono infatti verificati nelle Case circondariali di Salerno ed Avellino. Ricostruisce i fatti Emilio Fattorello, segretario nazionale per la Campania del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria SAPPE: “Questa mattina verso le ore 7.00, ancora una volta gli uomini della Polizia Penitenziaria sono tempestivamente intervenuti ed hanno salvato l’ennesima vita umana in un cella. Nel carcere di Salerno, infatti, un giovane detenuto venticinquenne, giudicabile per reati comuni, ha tentato il suicidio in cella, usando delle lenzuola. L’insano gesto – posto in essere mediante impiccamento – non è stato consumato per il tempestivo intervento del poliziotto penitenziario di servizio, subito intervenuto ed entrato in cella. Soltanto grazie al suo provvidenziale intervento si è evitato che l’estremo gesto avesse conseguenze. Il detenuto è stato immediatamente portato in Ospedale”.  Il SAPPE ricorda che “negli ultimi 20 anni le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria hanno sventato, nelle carceri del Paese, più di 21mila tentati suicidi ed impedito che quasi 168mila atti di autolesionismo potessero avere nefaste conseguenze”, sottolinea Donato Capece, segretario generale del SAPPEAltro episodio critico ad Avellino, dove un detenuto ammesso al lavoro all’esterno (articolo 21), che scontava una pena definitiva per truffa ed altro fino al 2018, non ha fatto rientro, in serata, nella sua cella in carcere. “Tecnicamente si tratta di evasione, e questo non può che avere per lui gravi ripercussioni se non si costituisce al più presto”, spiega Fattorello che iudica la condotta del detenuto “irresponsabile e gravissima. Sono già in corso le operazioni di polizia dei nostri Agenti della Penitenziaria finalizzare a catturare l’evaso. Questo non deve però inficiare l’istituto della concessione del lavoro all’esterno dei detenuti. Servirebbe, piuttosto, un potenziamento dell’impiego di personale di Polizia Penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna. A nostro avviso è fondamentale potenziare i presidi di polizia sul territorio – anche negli Uffici per l’Esecuzione Penale esterna -, potenziamento assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull’esecuzione proprio dei permessi premio, delle misure alternative alla detenzione, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale. E per farlo, servono nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, istituzione invece pesantemente penalizzata anche dall’ultima manovra finanziaria: la sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli indiscriminati e ingiustificati e non può essere messa in condizione di difficoltà se non si assumono gli Agenti di Polizia Penitenziaria”. Sferzante il commento di Donato Capece, segretario generale del SAPPE: “In tutto questo contesto, il Capo dell’Amministrazione penitenziaria Consolo si preoccupa di cambiare taluni vocaboli ad uso interno nelle carceri e non a mettere in campo adeguate strategie per fronteggiare questi gravi eventi. La preoccupazione del DAP è che non si debba più dire cella ma camera di pernottamento, la domandina lascia il posto al modulo di richiesta, lo spesino diventa addetto alla spesa dei detenuti, non ci sarà più ildetenuto lavorante ma quello lavoratore e così via. Questo aiuta a capire quali evidentemente siano le priorità per il Capo dell’Amministrazione Penitenziaria. Non il fatto che contiamo ogni giorno gravi eventi critici nelle carceri italiane, episodi che vengono incomprensibilmente sottovalutati proprio dal DAP. Che ogni 9 giorni un detenuto si uccide in cella e che ogni 24 ore ci sono in media 23 atti di autolesionismo e 3 suicidi in cella sventati dalle donne e dagli uomini del Corpo di Polizia Penitenziaria.  Non, insomma, soluzioni concrete alle aggressioni, risse, rivolte e incendi che sono all’ordine del giorno, visto anche il costante aumento dei detenuti in carcere, o all’endemica carenza di 7.000 unità nei ruoli della Polizia Penitenziaria. No. La priorità, per il Capo DAP, è la ridenominazione corretta delle parole in uso in carcere”.

 

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