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Mercato San Severino: incontro su sorti ospedale “Fucito”

Inserito da on 18 febbraio 2017 – 05:29No Comment

Anna Maria Noia

Nutrita partecipazione di pubblico, un incontro molto frequentato – quello, informale, tenutosi giovedì 16 febbraio scorso nella sede dell’associazione “Alfonso Gatto” di Curteri (frazione sanseverinese dove è sito il nosocomio “Gaetano Fucito”). Tema della serata, sempre le sorti del presidio – alla luce dell’approvazione del nuovo atto aziendale (Asl) da parte dei vertici operanti al “Ruggi d’Aragona” (comunemente conosciuto quale “S. Leonardo”). Le condizioni in cui versa, da alcuni anni, l’ex Usl 47 e Dea (Dipartimento emergenza assistenziale) “Fucito” – la “vecchia” Villa Maria (Imperiali, figlia del marchese filantropo Filippo – anticamente adibita a tubercolosario) – sono motivo di costante preoccupazione per l’intero personale: medico, paramedico, infermieristico, Oss, vigilantes). Ed è per tal ragione che, già dal 2008, è attivo il comitato cittadino spontaneo “Pro Fucito” (Gaetano Fucito è stato un medico operante nel Sanseverinese, pare vittima della peste nell’800). A supportarlo, anche nel briefing del 16 febbraio, una decina di associazioni del comprensorio – in sala coi loro rappresentanti ed assieme a un folto uditorio di comuni cittadini e/o pazienti (per non tacere dei dipendenti e dei sindacalisti interni all’ospedale). Tra questi sodalizi ricordiamo: “Il castello” di Pandola, referente: il consigliere comunale di maggioranza Enza Cavaliere (presente con il marito alla riunione); “Amici della terra” con Tonino Napoli; “Cultura e natura” del docente Giovanni Sessa; “La magnifica gente do’ Sud” (Alfonso Ferraioli); “Agosto a S. Angelo” (Giuseppe Saggese); “Alfonso Gatto” – retta da Luca Picarella; “Grazie di cuore”, col cardiologo Carmine Landi e infine la neonata associazione “Martinez” – responsabile il commercialista Gaetano Apostolico. La sintesi dell’interessante serata è versa sulla necessità di approntare – con tutti gli intervenuti – un atto, un documento da sottoporre direttamente al direttore generale aziendale, ovvero Nicola Cantone. Un testo con tutto ciò di cui si è discusso nel corso della riunione, tra proposte e criticità emerse nel colloquio. In vista di chiarimenti. In sostanza, pare che – da quanto affermato da relatori e pubblico (attentissimo, attivo, con tanti giovani universitari pronti a dire la loro e con idee che appaiono molto chiare) – il neonato atto vada bene, sia almeno un buon punto di partenza ma i fautori del “Pro ospedale” di Curteri intendono ricevere rassicurazioni e soprattutto chiarimenti sul proprio e altrui futuro. Importanti personalità, tra mondo “civile” e politico, erano a Curteri il 16 febbraio. Non i commissari di Mercato S. Severino né altri vertici istituzionali – in quanto il rendez-vous era destinato prettamente ai “tecnici” dell’ospedale e alle associazioni sul territorio, senza (ribadiamo) nulla di “formale” o definitivo, amministrativo – però erano lì anche l’on. Gianni Iuliano da Bracigliano (in veste di medico, in quanto oculista ma non a S. Severino); il sindacalista e radiologo Gerardo Liguori e – tra i cittadini – altri noti professionisti del circondario (architetti, docenti e storici… anche compagini politiche). Dopo alcune domande rivolte agli organizzatori di questa manifestazione, in collaborazione con il cameraman autodidatta Raffaele De Chiara, ecco che si è entrati nel vivo della discussione: per primo ha parlato il dipendente del “Fucito” Antonio Rocco, che ha avviato una discussione animata, vivace e partecipata (è stato questo il principale scopo e merito della soirée) nonché utile e proficua. Botta e risposta tra Rocco e Carmine Landi, il cardiologo alla guida di “Grazie di cuore”; disparità di vedute e anche accordi che hanno toccato proprio le negatività – o, piuttosto – i “limiti” dell’atto aziendale che, comunque (pur essendo in se positivo) nulla di concreto apporta alla realtà del nosocomio. Interventi interessanti sotto ogni punto di vista, anche dal lato delle provocazioni lanciate dai relatori e dagli esponenti del presidio, assieme ai sodalizi intervenuti. L’incontro ha coinvolto anche i cittadini – utenti finali e parte di un bacino di 100mila potenziali pazienti (è stato detto), molti dei quali afferenti dal vicinissimo ateneo di Fisciano. Proseguendo con gli interventi, sono stati snocciolati molti dati concreti. In particolare, molto si è espresso sulle cosiddette “eccellenze” che fino a poco tempo fa rendevano il “Gaetano Fucito” tra i migliori centri specialistici della zona in fatto di parti (Ginecologia, reparto ora chiuso nonostante le quasi 400 nascite ogni anno, alcune con tecniche all’avanguardia), di cure per tumori (Oncologia, padiglione al centro di lavori in corso che languono da tempo) e altro. Non sono mancate delle polemiche – opportune o meno – riguardo i veri o presunti “centrismi” dei governatori Bassolino (prima, napolicentrico) e De Luca (subito dopo Bassolino e Caldoro, ma accentratore di Salerno). Ogni intervenuto ha portato il proprio contributo di opinioni, la propria esperienza, il suo bagaglio di attività e di proposte, tante e concrete. C’è chi si è mostrato diplomatico, come Iuliano nella sua brevissima “avversione” contro quelli che ha definito “accentramenti” in campo ospedaliero e sanitario, e chi – per contro – si è “alterato” con veemenza e orgoglio (nel senso non deteriore del termine) al fine di capire le tutele del benedetto atto aziendale ratificato pochi mesi fa: è il caso dell’altrettanto breve discorso di uno dei capi “storici” del civico comitato (cui ha partecipato per un periodo anche il medico Vincenzo Sica, adesso – pare – “lontano” dalla questione): Giuseppe Saggese. Che – attuando una provocazione – ha lasciato intendere che sarebbe meglio, forse, per la realtà sanseverinese lasciare il tanto… “decantato” (sono parole di noi che scriviamo, non di Saggese) “S. Leonardo” – uscendo fuori da tale circuito – per cercare di recuperare una qualche dignità – in questi anni, di fatto, inficiata. Anche Saggese ha fatto le pulci al lato economico dell’Asl, parlando di 18 milioni di euro “stornati” (nel corso del tempo) dal “Fucito” al “Ruggi” (da lui definito “moribondo”). C’è stato chi ha addotto le sue ragioni come appartenente al sindacato (Liguori) e chi invece da semplice “osservatore” esterno. Ed è stato deciso, quindi, di ripetere le riunioni periodicamente, tastando il polso ai cittadini e raccogliendo il parere della pubblica opinione. Frutto di tali convegni, una nota scritta da inoltrare direttamente ai “piani alti” – come abbiamo citato in precedenza. La platea dei comuni cittadini – ripetiamo – è risultata attiva e partecipe, con richieste di chiarimento, curiosità e tanta voglia di sapere. In gioco, gli interessi di tutti e non solo dei soli “lavoratori” che vivono le difficoltà del quotidiano al “Fucito”. A far gli onori di casa, il presidente di “Gatto”, Luca Picarella. Che, all’inizio, ha introdotto – da anfitrione – la serata, voluta per capirne di più in merito alle aspettative prospettate dalle amministrazioni della struttura sanseverinese. Una volta così rinomata, ora mortificata da lavori in corso che si protraggono da mesi e da un silenzio, un disinteresse “colpevole” da parte delle istituzioni – locali e regionali. Nonostante le tante promesse – è stato osservato – anche alla fiaccolata organizzata un anno fa per sensibilizzare la popolazione, la collettività, la comunità irnina si notava l’assenza di alcuni primi cittadini preposti a salvaguardare l’ospedale di Curteri.

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