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Salerno: “Cronache di un cambiamento” di Gravagnuolo, la crisi della politica

Inserito da on 7 febbraio 2017 – 09:01No Comment

di Rita Occidente Lupo

Un cambiamento di mentalità nella società contemporanea, che corre troppo in fretta per identificarsi con chiarezza nelle vecchie nomenclature partitiche: il crollo valoriale, di quelli che un tempo erano temi caldi, sui quali s’interrogava la società, cercando di tenere in piedi cifre non accessoriali all’esistenza, oggi lascia spazio alla confusione, nella quale annaspa chi cerca di orientarsi nell’identificazione di quelli che un tempo erano i due assi portanti correntizi: Destra e Sinistra. Un insieme di appunti di viaggio, tratti dal vissuto di un uomo che al timone della città metelliana, non esitò ad assegnare le sue dimissioni, optando per il consenso popolare, a cui riaffidare la fascia tricolore. Un lustro, dal 2010 al 2015, quello sotto la lente d’ingrandimento del politico-giornalista, perchè Luigi Gravagnuolo, anche se pare aver appeso le scarpette al chiodo, di fatto, lo scalpitante amore civico, non lo relega alla panchina dello spettatore a vita. Qualora si creassero quelle condizioni atte a rilanciare la politica di servizio, che accenta il dovere civico, anteponendolo al proprio tornaconto. Quello che di fatto non si respira più in giro, lasciando in soffitta lo stesso Pericle, col suo discorso agli Ateniesi. Presentato alla Camera di Commercio accanto ad un parterre qualificato, sotto l’abile conduzione del giornalista Aniello Palumbo, il sindaco di Salerno Vincenzo Napoli, il presidente della Camera di Commercio Andrea Prete, l’assessore comunale salernitano al bilancio Roberto De Luca, l’onorevole Gennaro Malgieri, il testo di Gravagnuolo “Cronache di un cambiamento” ancora una volta ha offerto il fianco alla riflessione corale ed alle opportune considerazioni, “giacchè il percorso politico dell’autore- ha commentato Malgieri-  eredita la lezione del sociologo Bauman, recentemente scomparso, in merito allo stesso concetto di cambiamento, che sta ad indicare improvvisa  accelerazione di ciò stimato permanente, d’identità cristallizzate; la rivendicazione, da parte di piccole comunità dell’identità localistica, nell’ambito di una globalizzazione sempre più marcata, un tempo creduta inimmaginabile”. Il locale può coesistere col globale bypassando gli steccati partitici: il bene comune, non ha etichette.Pertanto, puntare sulla religione, secondo Gravagnuolo, ch’è appannaggio europeo, al di là del fideismo, insieme ad altre grosse tematiche, quali quella legata al clima, può accomunare i singoli. Se il benessere capitalistico sembra ostentare agio, mai come in questo spaccato epocale insistono sacche d’estrema indigenza. Il cittadino, il popolo, deve pertanto essere trionfante, malgrado l’agonìa della democrazia, di cui parla l’autore. Poichè i partiti hanno perso la propria identità, occorre portare avanti i diritti: la fede, motore generale. “Ma nonostante la crisi- ha aggiunto De Luca- andare avanti e stimare superate pregresse categorie”. “Con degl’ideali che probabilmente oggi hanno i pentastellati- ha concluso Gravagnuolo- gli ultras, categorie che cercano di guardare al futuro inseguendo un proprio progetto. Questo occorre oggi alla sana politica: recuperare la motivazione alla base del suo esistere, in un impegno sociale che la rende ancora credibile. Nel marasma attuale non mi sento di scendere in campo non individuando una collocazione chiara…ma questo non significa che pensioni la politica!”

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