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Italia, un Paese alle deriva, dal futuro sempre più cancellato

Inserito da on 5 febbraio 2017 – 09:01No Comment

Giuseppe Lembo

Con profonda amarezza c’è da registrare, senza possibilità alcuna di salvezza umanamente possibile, un profondo malessere italiano. Un malessere sofferto che si annida nel mondo politico e delle burocrazie italiane; tanto, sia a livello centrale che a livello territoriale, dove l’intreccio politici/burocrazia è causa di patologie gravi, diffuse in lungo ed in largo per l’Italia, sempre più ammalata e quindi, sempre più, dal futuro negato. L’intreccio mortale tra il potere politico che dirige e  la macchina amministrativa che esegue è soprattutto presente nelle amministrazioni locali dove la contiguità diventa cammin facendo, complicità, in percorsi di un fare sempre meno trasparenti. Tanto, con la gente costretta a subire le decisioni e le scelte che di utilità pubblica hanno sempre meno. La causa di questa grande tragedia italiana, negata ad ogni soluzione possibile è, prima di tutto e soprattutto, nella diffusa politicizzazione della burocrazia comunale. Le cause di tale grave malessere italiano vengono dall’infelice riforma del Ministro Bassanini (Primo Governo Prodi 1996-97); tanto, per effetto della richiamata riforma che svuotava di autonomia i vertici della burocrazia amministrativa, mettendola nelle mani del potere politico. Nella richiamata legge il politico aveva il potere di fiducia; gente affidabile disposta a fare tutto quello che chiedeva la politica, con un intreccio politica/burocrazia, una grave patologia alla base dei gravi mali d’Italia, con inefficienze e danni al cittadino utente, reso “re nudo”, destinatario di soli diritti negati. Siamo ad un’odissea senza fine, con in sé gravi e crescenti aspetti patologici dei mali italiani nel governo dei territori, purtroppo, sempre più irrisolvibili. Per questo intreccio di potere, il povero cittadino italiano doveva e deve obbedire senza fiatare, diventandone parte. Diventandone il braccio armato e senza più tutori. Era un potere dinamicamente in movimento; un potere pronto a passare armi e bagagli da un politico all’altro, nel cambio della governance. Le garanzie per chi all’interno dell’amministrazione esercitava il proprio ruolo condiviso con quello politico, erano quelle dell’intoccabilità; del non licenziamento. Una condizione di garanzia che li rendevano assolutamente intoccabili. Tanto, tra l’altro, con una diffusa complicità sindacale che raccoglieva per sé benefici a piene mani. Nel sistema sempre meno efficiente, si faceva strada un diffuso ed invadente familismo; tanto, con gravi danni per i diritti dei cittadini, sempre più negati; sempre più cancellati. Grandi e gravi le sofferenze per il buon governo del territorio, in uno con la gente, sempre più abbandonato a se stesso. Bisogna cambiare! Per non morire, bisogna assolutamente cambiare! Il primo fattore saggio di cambiamento italiano va visto nell’assolutamente necessario interesse per i GIOVANI; per i giovani a cui si nega e sempre più, perfino la speranza di un futuro possibile. Il nostro non è un Paese per giovani. Si fa di tutto per negarli al futuro e poi con la santa benedizione di chi ci governa c’è la gratitudine italiana nel momento in cui se ne vanno via (Poletti docet), esportando braccia e cervelli italiani nel mondo, per recuperare quelle opportunità di vita assolutamente negate dalle politiche sciagurate del nostro Paese che, ormai senza bussola, si nega al futuro, continuando ad intessere inciuci di potere che non giovano se non al solo potere che rigenerandosi, è tardi a morire, cancellando e facendo morire di potere il futuro italiano e quel mondo giovane che maledice di essere italiano; che maledice la propria appartenenza all’Italia, un Paese dal futuro negato. C’è una grande confusione italiana, manca e sempre più, il giusto rapporto tra elettore ed eletto. Il tutto, perché manca la politica ed unitamente alla politica, mancano i partiti, il sangue della democrazia basata sul diritto della gente a vivere da protagonisti le decisioni di chi li governa in nome e per conto del popolo sovrano ma che di fatto, sovrano non è e che, come dai segnali del voto referendario, non vuole più sentirsi escluso dai meccanismi decisionali che interessano la società tutta e non solo la politica che la rappresenta. Siamo in una situazione stagnante; l’Italia che naviga a vista non giova a nessuno. È assolutamente urgente, uscire dal guado. Tutto questo succede in Italia ed agli italiani alle prese con una grave crisi umana, sociale, economica, culturale e soprattutto politica; una crisi che determina, tra l’altro, un grave vuoto di democrazia, con situazioni drammaticamente allarmanti di sofferenze economico-sociali per il lavoro che non c’è, per l’economia che sta morendo e per una coesione sociale ormai al limite e con grave rischio per la stessa tenuta democratica del Paese Italia, ammalato di un potere dei forti sui deboli, dei ricchi sui poveri, dei privilegiati sociali sui dannati della Terra, sempre più abbandonati a se stessi.

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