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Le certezze italiane e del mondo – al primo posto i trasformismi

Inserito da on 24 gennaio 2017 – 09:01No Comment

Giuseppe Lembo

Le tante certezze di un insieme universale, considerate utili al futuro del mondo, con l’intelligente insieme umano dei popoli protagonisti del mondo, ad una ad una, vanno miseramente crollando. E così, nell’incertezza, l’insieme umano allargato, va manifestando segni di diffusa debolezza. In Europa, l’Inghilterra non più unionista, è decisa di riprendersi la sua libertà di popolo sovrano; tanto, attraverso un referendum che ha determinato la libera volontà inglese della Brexit dall’Europa. Dopo il referendum inglese, altri segnali europei e mondiali, fanno capire che il mondo universalmente inteso vuole essere sempre meno globale; tanto, ad un punto tale da incominciare a parlare di un mondo della deglobalizzazione. Un segnale forte ed assolutamente imprevisto viene in tal senso soprattutto dall’America, dove si pensava fino alla vigilia del voto, di festeggiare una grande vittoria dei democratici, con Hilary Clinton, prima donna presidente dell’America, una donna al comando, aperta al mondo, nel tempo nuovo, globalmente inteso del Terzo Millennio, un tempo che sta dando segnali di voler tornare indietro e così camminare verso un ritorno ad un passato, non più aperto al grande sogno globale, ma, sempre più attento ad un nuovo insieme di Stato-Nazione. L’assolutamente imprevista vittoria americana di Trump ha voluto significare soprattutto questo, dando, tra l’altro, voce ai disperati di una Terra americana non più ricca e con tanta povertà diffusa tra la gente che, stanca di soffrire, grida con forza e ad alta voce che, prima di pensare agli altri del mondo, bisogna saper pensare a se stessi, risolvendo per prima cosa, i problemi in casa e restituendo a tutti i cittadini d’America, quella dignità di vita, purtroppo, ai tanti, disumanamente negata. E così, dopo l’Inghilterra l’America ed altri Paesi d’Europa, Italia compresa, non più disponibili, a vivere da globalizzati della Terra, ad un crescente ritorno di sofferenze e di diritti negati, così come nel passato. Le difficoltà crescenti di questi anni di globalizzazione nel tempo nuovo del terzo Millennio, purtroppo, non hanno giovato alla mondializzazione umana che, in poco tempo, è entrata in crisi, riducendo ovunque gli spazi di umanità condivisa in uno stare insieme, globalmente inteso. Dalla globalizzazione, come esperienza e sogno di cambiamento umano e di sviluppo per tutti gli uomini della Terra, si va silenziosamente facendo dei passi indietro, coltivando nel mondo e soprattutto nel mondo dei potenti della Terra, populisticamente una nuova cultura di governo e di identità territoriale, con il primo, sacro obiettivo, di occuparsi e preoccuparsi, prima di tutto di sé stessi. Questo in Inghilterra, questo in America, questo sempre più in Italia, dove regna sovrana una grande confusione che non porta assolutamente a soluzione i tanti problemi di pura sopravvivenza per gli italiani, sempre più soli ed impoveriti e dove c’è un confuso senso dell’altro che, emergenzialmente viene da noi, come immigrato, senza riuscire a risolvere con grande dignità umana, i gravi problemi di una sopravvivenza sempre più negata e gravata da una condizione di povertà sempre più gravemente diffusa nel mondo. Tanto, per colpa di quegli ostinati protagonisti di un egoismo del tutto per sé (sono quelli dell’1 per cento, padroni della grande ricchezza del mondo, che affamano i tanti del mondo di quel 99 per cento, gravemente protagonisti di povertà da morte sicura). Non è più possibile, né tollerabile, indipendentemente dalla globalizzazione, sempre più a rischio deglobalizzazione che, ancora il mondo possa continuare ad essere così maltrattato, rendendo la fame del mondo, protagonista di disumanità, di sofferenze, di odio e di violenze umane da cancellare, per umanizzare così facendo, il mondo; creando un mondo nuovo; creando, prima di tutto, un mondo di PACE, dove l’uomo sociale diventi prevalente sull’uomo economico e del potere, uno strumento di barbarie, disumanamente usato abusandone, per salvare non l’uomo del mondo, ma un se stesso, fatto di sete  di potere e di privilegi, facendo male agli altri del mondo.

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