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Mercato San Severino: commercio, saldi favoriscono acquisti?

Inserito da on 22 gennaio 2017 – 05:26No Comment

Anna Maria Noia

Il commercio a Mercato S. Severino segue l’andamento altalenante del trend nazionale: molta crisi, competizione, rivendite che aprono e chiudono. Come pure la realtà cittadina di Salerno, dove le saracinesche si sono abbassate definitivamente anche per negozi “storici” del centro e di Via Dei Mercanti: un esempio è il centralissimo “Testa”, che stoccava coloniali. A causare le maggiori difficoltà, il diffondersi della cosiddetta grande distribuzione e dei centri commerciali come “Le cotoniere” a Fratte. Dunque S. Severino non è in grado di attivare i percorsi del “centro commerciale naturale”, tanto decantato dalla ex amministrazione Romano; oggi come oggi neanche i saldi invernali, in auge da pochi giorni, sembrano indurre la gente a spendere. A S. Severino fanno la parte del leone i numerosi franchising di abbigliamento, che spuntano come funghi e che si fanno concorrenza uno con l’altro. Per poi chiudere di colpo. Si dice che l’economia gira – sempre nella cittadina – ma molti intestatari di rivendite ed esercizi commerciali provengono da fuori Valle Irno, alcuni dal Napoletano. Vi è dunque aria di difficoltà per molteplici attività – soprattutto nelle zone “chic”, nei… cosiddetti “salotti buoni” del Sanseverinese – quale corso Armando Diaz. Come nella parte alta del capoluogo. Problematiche che sembrano insorgere anche per bar e/o esercizi legati alla ristorazione: molti bar – infatti – sono situati a pochi passi tra loro, creando così una maggiore competizione tra essi. L’avvento dei grandi magazzini e della “grande” distribuzione è stata favorita – almeno a S. Severino – dalle “politiche deficitarie locali”, affermano in molti. Di negozi sfitti da anni parla Carlo Casale, ex negoziante della parte alta del centralissimo corso Diaz, con una lunga esperienza nel campo e che adesso collabora con il figlio Alfonso in una rivendita di materiale informatico ed elettronico. Secondo lui: “Le cose non vanno bene, sono stagnanti. Prevedo che entro la fine del 2017 chiuderanno metà dei negozi al corso. Mio figlio si è invece volto all’e-commerce, la vendita on line su siti quali Amazon ed E-Bay. La vera rivoluzione è il digitale, il web. Che consente di spedire prodotti in tutta Italia, pur nel periodo di recessione che viviamo”. Un’altra negatività è costituita dall’intenso traffico di auto e mezzi a due ruote che pervade la cittadina; il dispositivo del traffico – in vigore, sperimentalmente, dal 2006 – è del tutto inadeguato, insufficiente a gestire la mobilità e la logistica del paese. Da stigmatizzare anche l’utilizzo, da parte soprattutto dei negozianti, degli stalli auto. Gli stessi parcometri – che avrebbero dovuto costituire un deterrente all’assembramento e affollamento di auto, favorendo in tal modo gli acquisti – sono inutili, perché alcuni esercenti mettono le proprie vetture in sosta dalla mattina alla sera (si lamenta qualcuno). I giudizi riguardo le numerose “Notti bianche” – organizzate sia dalle amministrazioni degli anni scorsi sia dai proprietari costituitisi in gruppi – sono discordanti: in molti asseriscono che siano o siano state utili, altri parlano invece di un flop. Inoltre vi sono negozi che cambiano genere e/o proprietà; in via Licinella, ad esempio, gli stessi locali hanno ospitato capi di abbigliamento, cornici e adesso vi è un pub. I saldi di gennaio a S. Severino vanno dal 20 al 70%. Gli esercizi più accorsati sono quelli di vestiti e della moda. Sia al femminile, come “Desy-D”, che maschile – “Francione”, quest’ultimo nel centro di S. Severino. I commessi di “Desy-D” sostengono che gli sconti non riempiono i negozi, c’è crisi. Tutto procede bene, invece, per “Positive style” – all’angolo con via Roma. Ha aperto da due anni e la gente acquista. Bene dunque questi prezzi vantaggiosi di livello nazionale e regionale (appunto i saldi), ma occorrono politiche lungimiranti e di lungo corso per risollevare le magnifiche sorti e progressive del commercio a Mercato S. Severino. Il cui nome attesta l’attività economica principalmente rilevante, dalla dominazione romana (Rota, per la omonima tassa di pedaggio) ai Longobardi e oltre. Una zona “felice”, strategicamente al centro dei traffici e dei commerci nella penisola italiana.

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