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Cilento da recuperare

Inserito da on 9 gennaio 2017 – 09:01No Comment

Giuseppe Lembo

Bisogna saper guardare ai territori ed al loro futuro possibile evitando di annullarli con i soliti luoghi comuni che non portano assolutamente a niente e che con la rassegnazione complice si negano così facendo al futuro, evitando di aprirsi al nuovo in un saggio percorso di cultura umanistica e tecnologica insieme; tanto, pensando di innovare tutto quanto c’è da innovare e di usare le tecnologie avanzate, senza cancellare le tracce di quelle radici identitarie che rappresentano il passato che deve aiutare a costruire i nuovi percorsi di futuro, avvalendosi della cultura umanistica e tecnologica insieme, per innovare nel rispetto dell’Uomo e del suolo su cui l’Uomo vive  e di cui vive, amando così come si conviene, la buona Terra. Chi governa i territori del Parco e del Cilento più in generale, deve capire il “che fare”; deve capire l’urgenza di cambiare, coinvolgendo la gente silenziosa in uno stare insieme condiviso e partecipato, fonte di un pensatoio – laboratorio di idee e di idee del fare umanamente possibili e saggiamente utili al futuro che non può morire di presente; non può essere cancellato da un presente, indifferente al futuro. Così, proprio non va! Così non deve essere! Per cambiare, al fine di costruire un nuovo saggio cammino per il Cilento, chi dorme deve svegliarsi e pensare positivamente alle cose da fare; tanto, evitando di far credere alla gente del Parco cose che non sono assolutamente vere e che non essendo vere, proprio non giovano alla qualità della vita in grave sofferenza, al punto da poterla considerare un vero e proprio disvalore della buona governance; di una governance che, purtroppo, concretamente non c’è; che, purtroppo, è istituzionalmente assente e si affida ad un “tutto va bene”, con simboli del buon vivere che tali proprio non sono, soprattutto per la gente che vive silenziosamente i territori e non sa cosa farsene di bollini di riconoscimento di un’eccellenza cilentana (bandiere, vele, patrimonio Unesco, Area MAB, Dieta Mediterranea ed altro, altro ancora); simboli che purtroppo non si traducono concretamente in utili strumenti di qualità della vita per i territori, sempre più, difficili da vivere e che se non hanno il supporto di innesti esterni, soprattutto antropici, rischiano a breve, la completa desertificazione, trasformando così le terre del Parco da terre antropizzate, in terre animalizzate, con la presenza assorbente del cinghiale, specie non autoctona, una prima specie vitale e distruttiva delle buone e sagge Terre cilentane, sempre più negate all’uomo; ai pochi uomini che, sfidando le tante avversità, corrono purtroppo e sempre più il grave rischio di imbattersi in nemici invisibili che si sentono i padroni unici dei territori e non vogliono concorrenze sleali da parte dei pochi ultimi mohicani che si sentono ancora amorevolmente legati alla propria Terra. Alla governance istituzionale c’è da dire e da chiedere e con forza, da subito, di fare il proprio dovere per riportare il territorio a quella umana vivibilità che, purtroppo, non ha e che lo rendono sempre più territorio dal futuro negato; dal futuro assolutamente cancellato. Il territorio cilentano, prima ancora di essere area protetta e/o terra dei sapori antichi, con il suo salutistico riconoscimento Unesco della Dieta Mediterranea, è il territorio universale dei saperi. È il territorio dei saperi dell’ESSERE parmenideo, universalmente intesi che ci portano ad essere l’ombelico del mondo; con l’orgoglio dell’appartenenza, dovremmo saperci garantire la nostra umanità identitaria, purtroppo sconosciuta ed assolutamente indifferente ad un Cilento maledetto che nega se stesso, ricercando una simbologia da mondo globale, con alla base, i soli falsi valori territorialmente condivisi dell’avere e dell’apparire, dimenticando stupidamente, quelli della saggia provenienza. Alla governance istituzionale Parco, Enti Locali, Regione, Stato Centrale, nel rispetto dell’uomo e della conservazione dei luoghi, c’è da chiedere saggezza, vivibilità, servizi e garanzie dei diritti alla persona che, purtroppo e sempre più, diventano diritti negati. Tanto, per il suolo abbandonato a se stesso e gravemente degradato; per le strade insicure e sempre più impraticabili; per l’uso abusato dei veleni, con grave danno per l’uomo, a causa di un avvelenamento diffuso del cibo che si porta a tavola e dell’acqua che si beve e dell’aria che si respira, facendo male, tra l’altro, all’ambiente ed un male da morire all’uomo, sempre più fragile e sempre più abbandonato a se stesso da parte di chi dovrebbe saperne assicurare le garanzie di una buona qualità della vita, purtroppo, negata ai più. Il Cilento territoriale, nonostante le false apparenze, proprio non gode di buona salute; tra l’altro, si fanno venir meno anche i servizi alla persona, primi dei quali i servizi socio-sanitari che, così come sono, oltre alla qualità della vita, compromettono la stessa umana sopravvivenza.Tra l’altro ed anche questo è un grave danno per tutti, mancano i luoghi e le buone opportunità di aggregazione umana che si traducono in gravi condizioni territoriali di diffusa solitudine; di non dialogo e di non confronto delle idee per percorsi d’insieme utili al fare condiviso per un nuovo e più vivibile Cilento che, così facendo, da Terra del mito, diventa sempre più, Terra del mancato buon vivere insieme, soprattutto, in prospettive di futuro, con i giovani che si negano al territorio, perché il territorio, così com’è, è assolutamente privo di un futuro possibile, mancando e prima di tutto, il lavoro che è necessario per garantire anche l’umanità futura che, così facendo, diventa purtroppo, umanità negata; umanità di un futuro cilentano assolutamente cancellato e territorialmente “sgarrupato”. Tanto, con un danno antropicamente irreversibile e con i territori sempre più cancellati alla vita, dove un tempo ormai lontano, grazie alla saggezza dell’antica civiltà contadina, era viva e virilmente funzionante, una società d’insieme con il ruolo di veri e propri guardiani dei territori, in tutti i momenti e per tutte le necessità umane e territoriali; creavano, così facendo, le condizioni di una vita d’insieme, assolutamente bella da vivere.

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